Una battaglia coraggiosa

Mi risulta particolarmente apprezzabile l’iniziativa de “L’Opinione” e del suo direttore di promuovere, così come ha scritto l’amico Arturo Diaconale, una “battaglia  dentro il centrodestra e dentro Forza Italia per contribuire a vincere le prossime elezioni all’insegna della libertà, del merito, della competenza, cioè degli unici fattori che la storia ha dimostrato essere capaci di produrre benessere e sviluppo per tutti”.

Tuttavia queste apprezzabili intenzioni debbono poi essere confrontate con una società reale la quale, occorre sottolineare con energia, nel corso degli ultimi decenni ha prodotto una classe politica che complessivamente si è mossa nella direzione opposta a quella auspicata dall’ottimo Diaconale. E se ciò è accaduto non sarà stato certamente per un capriccio della sorte. Se la spinta di un Paese giunto da tempo sull’orlo del fallimento continua ad andare verso una sorta di collettivismo strisciante, premiando elettoralmente forze politiche che si fanno la concorrenza  proponendo di dilatare ulteriormente il perimetro pubblico e la conseguente redistribuzione – eclatante è sotto questo profilo l’esplosione del Movimento Cinque Stelle – appare quanto mai improbo il tentativo di prendere la maggioranza dei consensi su una linea diametralmente opposta.

Soprattutto all’interno di un dibattito mediatico-nazionale che, come ha giustamente sottolineato su “Il Foglio” Lorenzo Infantino, appare lontano anni luce dalla reale sostanza dei problemi del Paese, una sacrosanta battaglia per affermare i valori di una democrazia liberale, tanto nel campo economico che in quello dei diritti civili, rischia di assumere un valore di mera testimonianza.

Da questo punto vista bisogna avere il coraggio di riconoscere che il ritardo accumulato dal centrodestra nel prospettare agli italiani una visione realistica dei nostri tutti interni problemi sistemici, indugiando in una rincorsa al consenso del tutto simile a quella dei suoi avversari, oggi si fa sentire con particolare evidenza. Anziché raccontare per anni la favoletta del bicchiere mezzo pieno, sarebbe stato più produttivo in prospettiva futura perdere qualche voto in più, dicendo però al popolo la verità nuda e cruda. Una verità la quale, a grandi linee, si basasse sui due veri pilastri comunicativi di una politica autenticamente liberale: sostenibilità e ragionevolezza.

In questo senso, onde far recepire il messaggio a vasti strati della popolazione, prima che un’azione politica occorreva e occorre ancora partire da una propedeutica iniziativa culturale. Una iniziativa, al pari di quella promossa da “L’Opinione”, alla quale sono sempre pronto a dare il mio modesto contributo.

Aggiornato il 04 maggio 2017 alle ore 17:53