Nel Lazio c’è una emergenza democratica e c’è una risorsa per la Regione, così è stata presentata la candidatura di Nicola Zingaretti a governatore della amministrazione regionale del Lazio. Ma con tutto quello che i cittadini subiscono, con tutti i danni creati dagli eletti dei vari partiti nelle cariche regionali, provinciali e comunali, è possibile proferire simili idiozie? Cosa vuol dire emergenza democratica? Che non c’è democrazia? Che la democrazia è in pericolo? Che le espressioni di libertà sono conculcate? Basterebbe solo aver pronunciato una tale fesseria per essere bocciato senza esami di riparazione. La democrazia, la libertà economica, la ricchezza dei cittadini è ostacolata, falcidiata proprio perché esistono le Regioni. Con la nascita delle Regioni, anni ‘70, i cittadini non hanno avuto alcun vantaggio in democrazia, ma solo ulteriori ostacoli burocratici, maggiori esborsi, impedimenti all’esercizio di attività economiche.
Roma brucia, il Lazio affonda ed i tamburi della propaganda progressista di sinistra ci inondano con cumuli di inquinanti scemenze: “cambiare tutto”; “voltare pagina”; “c’è bisogno di una svolta”; “necessità di uno scatto”; “non accadrà mai più”; “solidarietà, legalità per il bene del paese”; “serve una rivoluzione”; “deriva autoritaria”; “non facciamoci rubare il futuro”; “se non ora quando”; “non chiediamo nulla per noi, ma chiediamo per tutti (Zagrebelsky)”. In pole position nella corsa allo stupidario nazionale si è collocato il candidato dei progressisti per la Regione Lazio, Nicola Zingaretti. «Rivolterò la Regione come un pedalino» ha annunciato il pretendente alla carica di governatore del Lazio. Forse non ricorda che già 20 anni fa la stessa frase, formulata in un italiano migliore, “calzino” al posto di “pedalino”, fu calata nel vivo di tangentopoli da un protagonista del terremoto politico-giudiziario molto più potente ed attrezzato, Piercamillo Davigo, che nei primi anni ‘90, fece parte del pool Mani Pulite, insieme ai colleghi Antonio Di Pietro, Francesco Saverio Borrelli, Gerardo D’Ambrosio, Ilda Boccassini, Gherardo Colombo, Francesco Greco, Tiziana Parenti e Armando Spataro. D’altronde Zingaretti non brilla di cultura, confonde insegnare con imparare.
L’illustre Magistrato tuonò dalla procura del tribunale di Milano che avrebbe rivoltato l’Italia come un calzino, indagando in ogni dove e condannando quel variopinto esercito di truffatori e manigoldi, di corrotti e corruttori che avevano infangato la bella Italia per decenni. Tutti gli abbiamo creduto ed abbiamo sperato che finisse il grande mercato delle corruttele, dei ricorrenti furti a danno dei cittadini onesti, taglieggiati dalle tasse e dai prezzi alti fuori mercato. Certo, se al tempo le aspettative poggiavano su una base solida, quella di un alto Magistrato capace e forte, per storia personale e posizione istituzionale, oggi sentire una affermazione di tal genere pronunciata da un modesto funzionario di partito non possiamo che accoglierla come una impresentabile coattata. Segnaliamo allo Zingaretti di turno, come agli altri che si affacceranno alla ribalta per rifondare la Regione Lazio che la corruzione e le truffe a danno dei cives risalgono già al tempo dall’antica Roma, fenomeno diffuso e quasi accettato dal popolo, come scrisse Cicerone nella reprimenda contro il Governatore della Sicilia Verre. Ed allora? Occorre modificare la struttura del sistema organizzativo ed operativo degli enti pubblici, perché le colpe e le debolezze degli uomini possono diminuire quelle del sistema, ma non le escludono né le riducono a misura trascurabile. Colui che si candida per governare la Regione Lazio ci deve informare su come modificare la struttura organizzativa istituzionale e le leggi sull’ordinamento degli enti regionali: la carica di consigliere regionale gratuita; una cabina di comando al posto della pletorica giunta, un presidente e 6 assessori; abolizione di tutte le consulenze esterne e valorizzazione del personale dipendente (valutare i curricula dei dipendenti e collocarli negli uffici dove possono dare il meglio); un organigramma di aree, settori ed uffici basato su ruoli e funzioni reali; se dovessero risultare degli esuberi collocarli nei comuni del Lazio dove serve personale o nelle cancellerie dei tribunali e molto altro ancora che non pare sia nel sapere del candidato Zingaretti, che ripete stancamente quel fraseggio penoso degli uomini di partito che hanno fatto il loro tempo, umiliando gli elettori ritenuti a torto dei cretini. Anche l’invito al “voto subito” del candidato che “va dove c’è bisogno di lui” è un’altra di quelle idiozie con le quali si spera di continuare ad ingannare il popolo sovrano, facendo finta di preoccuparsi del bene della comunità, mentre è un atout per migliorare le proprie possibilità di elezione. Al voto subito, perché nel clamore degli scandali Zingaretti spera di vincere. Votare un mese prima o due mesi dopo ai cittadini del Lazio non cambia nulla, visto che la classe politica ci ha ridotto alla fame. Se dovessimo pensare che l’uomo migliore dei progressisti al livello locale sia Zingaretti, allora non siamo al capolinea, ma non siamo proprio partiti. Se poi viene collocato il giornalista David Sassoli al comune di Roma, il capolavoro è compiuto. La supervalutazione dell’usato, viva il cambiamento.
Alla Regione Lazio i consiglieri del Pd hanno ordinato 730.000 manifesti per centinaia di migliaia di euro. Dove li hanno attaccati non è dato sapere. Quanti attacchini siano stati impiegati per tappezzare le città del Lazio non è un dato acquisibile. Il capo gruppo della federazione delle sinistre alla Regione Lazio, Ivano Peduzzi 65 anni, da 50 in politica, ha candidamente ammesso che al gruppo nel 2011 sono stati assegnati 322.000 euro, il 50% per manifesti e volantini, l’altro 50% per eventi, convegni e cene a base di pizza a taglio e non di ostriche.</> <>Vi ostinate, per interesse personale, a non ammettere che l’azienda pubblica non può funzionare, anche se ad amministrarla andranno le suorine delle carmelitane scalze. È il sistema dell’ente pubblico che contiene il germe dell’inefficienza. In 40 anni l’unico intervento di parziale modifica del sacco del denaro pubblico è stato effettuato dal governo Monti, perché al magna magna non rinuncia nessuno, indipendentemente dal partito di riferimento.</>
Zingaretti ha già consegnato agli elettori la propria pochezza e se venisse eletto sarebbe l’ennesima truffa a danno della comunità laziale.
Aggiornato il 04 aprile 2017 alle ore 16:13
