I cattolici in politica: dalla difesa dei simboli alla solitudine del voto

Posta la presunzione di innocenza del leader del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, agli arresti domiciliari su richiesta della Procura di Roma con l’accusa di truffa ed evasione fiscale, non posso evitare una riflessione, probabilmente banale.

Non c’è, attualmente, una vera rappresentanza politica dei cattolici.

Al contrario, ci sono alcuni singoli politici che si riconoscono nella fede cattolica, la quale, il più delle volte, non trova spazio o conferma nell’attività politica di partito e/o individuale.

Addirittura, i cattolici non si riconoscono tra loro e un motivo, di fondo, quantomeno a livello popolare senza entrare in questioni dottrinali, è la mancanza di coerenza, poiché non basta “professarsi” cattolici, occorre testimoniare il proprio essere cattolici. Una sfida estrema, continua, radicale e, proprio per questo, irrinunciabile.

L’incoerenza è l’accusa più diffusa ai cattolici, più che a qualunque altro, e il motivo lo spiega benissimo Fulton Sheen: “I cattolici possono essere cattivi, ma questo non prova che il Cattolicesimo sia malvagio, tanto quanto tre o quattro ipocriti non fanno dell’America un paese di farisei. Se i cattolici sono cattivi non è perché sono cattolici; piuttosto è perché non lo sono abbastanza. La fede aumenta la loro responsabilità, ma non li costringe all’obbedienza; aumenta il biasimo, ma non evita il peccato. Perché il mondo si scandalizza così tanto davanti alle mancanze dei cattolici? Perché è così pronto a criticare un cattivo cattolico, più di quanto non faccia con un cattivo islamico? Non è forse perché le aspettative nei riguardi dei cattolici sono maggiori? Ogni cattolico che sbaglia viene spesso additato come una specie di sinonimo del peccato: la sua caduta è considerata un argomento contro la Chiesa, quando in realtà è una sua credenziale. La gravità di ogni caduta dipende dall’altezza da cui uno cade. E se uno cade da un’altezza pari niente meno che all’unione con Cristo nel Corpo Mistico, la caduta sarà di conseguenza ancor più grande. Non c’è niente che renda il male più evidente che il paragone ravvicinato con l’ideale. L’orrore del mondo davanti alle mancanze in un cattolico dà la misura di quanto alte siano le virtù che ci si aspetta da lui. Anche per questo i più grandi nemici della Chiesa non sono i suoi persecutori che brandiscono la frusta e la spada, e neanche gli ipocriti benpensanti con i loro pamphlet pieni di bugie e mezze verità. I più grandi nemici sono i suoi stessi figli, allevati nelle sue associazioni, commossi davanti agli scambi della pace, che si cibano al banchetto Eucaristico. Solo chi conosce meglio i segreti più sacri può tradire con più efficacia. Era Giuda che sapeva dove trovare Gesù quella sera: tra gli ulivi del giardino. Solo lui e i suoi posteri, che sono stati col Maestro, possono guidare i soldati e i briganti a colpire la fede cristiana dove è più vulnerabile. Solo loro possono mirare con il proprio odio dritti al punto, senza sbagliare né esitare, mormorando quel “salve Maestro”, mentre nelle loro tasche tintinnano i trenta pezzi d’argento che testimoniano come la Verità viene sempre venduta a poco prezzo, rispetto al suo valore. Il tradimento poi avviene sempre con un segno di affetto, come il bacio di Giuda. Si direbbe che Cristo e la sua Chiesa siano così sublimi che l’opinione pubblica non può che nascondere il suo tradimento dietro un bacio. È talmente vero tutto questo, che i suoi figli traviati, grandi o piccoli che siano, introducono sempre i loro attacchi contro la verità, con qualche espressione preoccupata per lei. Ma non si fanno scrupoli a tradirla lo stesso, e la portata della loro influenza è davvero grande”.

Ovunque ci giriamo notiamo singoli rappresentanti politici che tentano di porsi come portavoce dell’identità e messaggio cristiano, spesso mancando alle pur nobili intenzioni. Vediamo gruppi politici e leader che ostentano identità cristiane con orgoglio, rosari, simboli sacri, professioni pubbliche di impegno nella difesa dei principi non negoziabili: tutto rigorosamente tradito nella pratica.

I cattolici sbagliano, più degli altri e peggio degli altri. Non per questo il Cattolicesimo è ipocrita. Lo è chi usa il Cattolicesimo e senza pretendere da se stesso più di quanto vorrebbe dagli altri.

Non so pressoché nulla delle vicende del Popolo della Famiglia, salvo qualche “sentito dire”. Non sto a sindacare sul passato, tantomeno sulla notizia dell’arresto del suo leader.

Guardo, però, allo scandalo. Senza dubbio − ripeto, almeno nel sentire comune e per la maggior parte di coloro ai quali del Cristianesimo non gliene frega nulla − una foto che ritrae un leader politico con la Croce o un simbolo sacro, a sua difesa e rappresentanza, e dà notizia di un comportamento − in questo caso secondo l’inchiesta della GdF − disonesto, oppure una foto che ritragga un politico che firma manifesti per la vita, che dal palco rivendica con forza la sacralità della vita e contemporaneamente promuove, supporta, pratica, non agisce in contrasto ad aborto, Pma, eutanasia, suicidio assistito, gender, distruzione della famiglia, ecc. è un macigno non addosso al singolo politico, ma alle cause che in esso trovavano un, seppur vago, riferimento al mondo cattolico. Il danno è enorme. Dunque, “O Dio o mammona”.

Il caso in questione, posta, lo ripeto, la doverosa presunzione di innocenza, è emblematico per la gravità delle accuse e lo sarebbe ancor più se venissero poi confermate, ma resta un fatto doloroso e dannoso che apre a riflessioni più ampie e sostanziali sull’identità cristiana e la missione politica, le quali coinvolgono realtà partitiche variegate nell’appartenenza e nel tempo. La perdita di fiducia, di partecipazione, interesse e rappresentanza che il popolo cattolico (non solo), tutt’altro che minoritario, vive nei confronti della politica, sono una richiesta di coerenza. Qualcuno che creda in ciò che difende e difenda ciò in cui crede. La fede non è roba da bigotti. Sicuramente resta “sconveniente” in termini di consenso, se l’analisi viene condotta mediante logiche puramente statistiche. È senza tempo. Non è cosa vana, ma lo spirito di civiltà, popoli, culture, della storia e dell’essere umano. Tocca la natura dell’uomo nella sua dimensione trascendentale. Tocca la vita che conduciamo e nessuno di noi, da solo, è in grado di controllare. Offendi Dio, offendi l’uomo.

Abbiamo bisogno di alternative politiche credibili, prima di tutto, però, del coraggio della fede, e di credere davvero.

Aggiornato il 09 luglio 2026 alle ore 12:49