In termini di crescita economica, domina nel Paese un orientamento politico molto confuso e legato a tutta una serie di dogmi keynesiani che, visti i risultati, avrebbero dovuto essere accantonati da un bel pezzo. In sostanza, l'idea di fondo sarebbe quella di riprendere la strada dello sviluppo attraverso forti iniezioni di liquidità per sostenere la domanda di consumi e gli investimenti. E l'ultima frontiera per ragranellare tale liquidità, dopo aver drenato immense risorse con la leva tributaria, è costituita dagli organi sovranazionali dell'Europa unita, con in testa la Bce. L'auspicio è, infatti, quello che il fronte del rigore monetario guidato dalla Merkel molli la presa, consentendo la nascita dei tanto decantati eurobond ed, eventualmente, una maggior elasticità nell'azione della stessa Banca centrale europea, attraverso un ulteriore amento della massa circolante espressa in euro.
Ora, a parte le ragioni della Germania - la quale non intende farsi carico della irresponsabilità politica di chi ha dilatato oltre ogni misura la spesa pubblica e l'indebitamento - è proprio l'idea stessa di continuare a trovare nuove risorse finanziarie attraverso i titoli pubblici, seppur europei, e la stampa di nuova moneta che va rigettata in buona parte, soprattutto dal lato di una genuina visione liberale.
Come tutti dovrebbero sapere, il sistema capitalistico in cui viviamo ha consentito un rapido e generale sviluppo, generando un diffuso benessere in tutte le fasce della popolazione, grazie al tanto bistrattato, accumulo di liquidità, normalmente raccolto dalle banche. Queste ultime, in estrema sintesi, operano una continua osmosi finanziaria tra il risparmio e il mondo delle imprese, consentendo a queste ultime di trovare i necessari capitali per le loro esigenze di sviluppo e di innovazione.
Ebbene, troppo spesso si fa una colpevole confusione sulla fonte primaria della stessa accumulazione capitalistica, inducendo per l'appunto i più a pensare che quest'ultima derivi da una decisione burocratica di un governo e/o di una banca centrale. In realtà è solo attraverso la produzione che si possono liberare risorse per i consumi e per gli investimenti. In altri termini, dovrebbe essere l'organizzazione produttiva nel suo complesso, ovvero il lavoro, il motore fondamentale per generare qualunque forma di risparmio, mantenendo il necessario equilibrio tra economia e finanza. Mentre invece, soprattutto in Italia, chi vorrebbe continuare a distribuire all'infinito "caramelle" al popolo in cambio di consenso tende ad invertire il nesso logico tra la produzione e la conseguente liquidità finanziaria, inducendo la massa dei cittadini a pensare che la ricchezza vera siano i soldi. Si tratterebbe, pertanto, di convincere la componente più riottosa dell'Ue a far sì che i cittadini dei Paesi più in difficoltà possano contare su una ulteriore riserva di crediti internazionali e di banconote nuove di zecca con cui appensantire ulteriormente i già dissestati bilanci dei relativi Stati.
Non è questa la strada giusta per riprendere a crescere. La via maestra per liberare le risorse finanziarie per far ripartire l'economia passa obbligatoriamente per un drastico taglio della spesa pubblica e dell'insostenibile pressione fiscale allargata. Solo in questo modo, e non in una versione aggiornata del famigerato metodo Ponzi, è possibile sperare una ripresa.
Aggiornato il 04 aprile 2017 alle ore 16:01
