Giocare con l’Ai: la domanda è il segreto
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Come si possono recuperare i milioni di posti di lavoro che andranno in futuro perduti a causa dell’Ai (Artificial Intelligence)? Semplice: sfruttando le risorse dell’Ai stessa! Sembra una presa in giro, ma non lo è. Pensateci bene: già ora il mondo è diviso nelle due categorie inconciliabili dei nativi digitali (nd), da un lato, e coloro che non lo sono (non-nd), dall’altro. E proprio in riferimento a questi ultimi, data la piramide rovesciata d’età (per cui oggi, e ancora di più nel futuro, la base delle età anziane è molto più ampia, rispetto alla cuspide di quelle più giovani), che occorrerà prevedere un gran numero di interfacce professionali, che dovranno aiutare le classi demografiche svantaggiate a “porre le domande giuste” alle piattaforme che utilizzano Ai evolute. Soprattutto per quanto riguarda la compilazione di istanze e la consultazione di documentazione tecnica, al momento in cui i non-nd interagiscono con le Pubbliche amministrazioni e con le aziende pubblico-private. Un primissimo campo di applicazione dell’intermediazione umana tra utente-base e Ai evoluta è offerta dallo scenario (catastrofico) della “Tragedia dei beni comuni”, citata da The Economist, in cui grazie all’Ai anche i più sprovveduti dei contribuenti possono instaurare contenziosi con il fisco “sicuramente” vincenti. Tuttavia, l’uso di massa di strumenti legali basati sull’intelligenza artificiale rischia di paralizzare le istituzioni pubbliche con un diluvio di ricorsi automatici. E questo perché i modelli linguistici permettono a chiunque di generare ricorsi complessi, per esempio contro le tasse o le multe, in pochi secondi e a costo zero.

Come conseguenza immediata si ha la creazione di un gigantesco sovraccarico burocratico: nell’ipotesi in cui tutti usino l’Ai per contestare ogni singola decisione amministrativa o fiscale sfavorevole, si giunge ben presto al collasso degli uffici pubblici e dei tribunali competenti per eccesso di richieste. Scenario catastrofico quest’ultimo, che conduce all’esaurimento della risorsa “bene comune”, che consiste nella capacità della giustizia di funzionare e dare risposte in tempi rapidi al cittadino. Le ricadute sul “sistema-Pa” sono ovvie: i tempi di attesa si dilatano a dismisura, a causa dell’accumulo di contenziosi, mentre le decisioni sulle pratiche, da parte delle istituzioni competenti, vengono ritardate oltre ogni limite normativo consentito. Questo eccesso di libertà si traduce pertanto in una “ingiustizia collettiva”: il cittadino, che abbia un contenzioso reale e fondato, finisce per subire la stessa penalizzazione nei tempi di risposta di chi presenta ricorsi automatici o pretestuosi. Mentre, in parallelo, si assiste all’aumento progressivo dei costi di Pubbliche amministrazioni e aziende, costrette a spendere sempre di più, per evadere una mole immensa di pratiche. La “Tragedia dei beni comuni in versione Ai”, descritta da The Economist, evidenzia come l’accesso gratuito e massivo a modelli di intelligenza artificiale (esempio: ChatGpt) permetta ai cittadini di generare ricorsi e controversie legali a costo zero, che poi inondano i tribunali e saturano la burocrazia pubblica (il “bene comune” esauribile). Nel contesto italiano, questo fenomeno si applica in modo particolare al contenzioso tributario e ai ricorsi contro il fisco.

La Pubblica amministrazione (Pa) italiana e il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) affrontano questo rischio attraverso una strategia basata sui seguenti tre pilastri principali. In primo luogo, attrezzarsi per stabilire una parità sulle armi tecnologiche, per cui l’Ai risponde all’Ai, per non farsi travolgere dalla “alluvione cognitiva” (o agentic flooding) dei ricorsi generati in automatico e in pochissimi istanti. In questo campo, attraverso il progetto Prodigit, lo Stato italiano sta implementando sistemi speculari basati sull’intelligenza artificiale, per automatizzare la gestione e l’analisi della difesa. Il Mef e la giustizia tributaria hanno sviluppato e testato sistemi di Llm (Large Language Modelling) applicati al processo tributario. Questi strumenti servono a creare sommari intelligenti delle sentenze, a mappare i filoni di liti fiscali seriali e assistere i giudici nella catalogazione dei ricorsi. In tal senso, l’amministrazione finanziaria sta provvedendo al potenziamento dell’Agenzia delle Entrate, sfruttando l’Ai e l’interoperabilità delle banche dati per rendere gli avvisi di accertamento blindati a monte, riducendo così i margini di errore che alimentano i ricorsi facili.

In secondo luogo, si sta puntando sulla prevenzione del contenzioso e sull’adempimento collaborativo, in base alla strategia primaria di impedire il collasso dei tribunali: in tal senso, il principio non è quello di respingere i ricorsi, ma evitare che nascano. Di grande utilità sono pertanto strumenti come il Concordato preventivo biennale e l’adempimento collaborativo, per cui si incentivano accordi ex-ante tra fisco e contribuenti (soprattutto di minori dimensioni) per stabilire le tasse dovute in anticipo. In particolare, si opera attraverso il “Filtro degli avvisi bonari”, in cui viene utilizzata l’Ai per emettere comunicazioni di anomalia “morbide”, che permettano al contribuente di regolarizzare la propria posizione prima che si formi un atto impositivo impugnabile. In terzo luogo, si mettono a punto limiti normativi e garanzie (Ai Act e Privacy), in cui si adotta un approccio strettamente regolamentato, per evitare che l’uso dell’Ai nel contenzioso sfoci in decisioni automatizzate ingiuste, o “falsi positivi”, generati da allucinazioni degli algoritmi. E qui prevale il Principio dell’intervento umano (Human-in-the-loop), in linea con le direttive del Garante della Privacy e della Banca d’Italia, per cui l’Ai può solo supportare l’analisi del rischio o la stesura di bozze, ma l’ultima parola sull’accertamento e sulla sentenza spetta sempre a una persona fisica.

In questo quadro, pesa in primo luogo la trasparenza degli algoritmi: i rappresentanti dei contribuenti (come l’Ordine dei commercialisti) e le istituzioni chiedono con insistenza una forte “parità delle armi”, pretendendo che i criteri e gli algoritmi usati dal fisco per selezionare i contribuenti a rischio siano trasparenti e verificabili, per evitare contenziosi di massa basati su presupposti errati dell’algoritmo. Ma ancora più interessante è la risposta che l’Ai dà a proposito della tutela da riservare alle classi d’età più giovani per proteggerli dagli effetti devastanti (con ricadute di tipo neurologico) del doomscrolling. Dice l’Ai: “la colpa è vostra, di voi umani. Basta riprogettarmi: se oggi l’Ai viene spesso usata dagli algoritmi dei social per catturare la loro attenzione, la stessa tecnologia può essere capovolta e riprogrammata per tutelare la salute mentale e cognitiva dei più giovani”. Ipse (?) dixit!

Aggiornato il 31 agosto 2026 alle ore 10:55