L’energia dà vita alla materia

Il vuoto non è vuoto. Il vuoto, come intendiamo noi il concetto, non esiste. Il vuoto è pienissimo, è fatto di “etere” − parola che viene dal greco e significa “splendore” − energia cosmica, potentissima forza latente. Oggi anche chiamata “energia di punto zero” perché è registrabile in una camera schermata in cui sia stato fatto il vuoto completo alla temperatura dello zero assoluto. In questa situazione non dovrebbe esserci nessuna vibrazione od emissione di calore, invece c’è una energia e non di tipo elettromagnetico.

L’energia si organizza – intuitivamente − in campi che noi diciamo informati, nel senso che sono quanto di più vicino noi intendiamo per coscienti. C’è una fitta rete universale di campi dentro cui questi stessi comunicano incessantemente attraverso finissimi e fittissimi segnali − i microtuboli dei nostri corpi emettono segnali generati nell’infrarosso −. Tutto nell’universo appartiene a questa rete. Giamblico, dal lontano III-IV secolo dopo Cristo, nel suo De Mysteriis spiegava: “I nostri corpi non contengono l’anima, ne sono contenuti”. Molecole, cellule, organismi vegetali e animali si “stanno vicini”, desiderano stare insieme e comunicano. Alla base di questo desiderio c’è quello che si avvicina più di tutti per noi al concetto “emozione” e al sentimento dell’“amore”, non fisico o sessuale, ma tipo armonia e benessere: un insieme di compassione, empatia, gioia.

Tutto è regolato da tali campi informati. Che risuonano e grazie alla loro vibrazione − tutto vibra − e risonanza − tutto risuona − attraverso frequenze esprimono determinate geometrie del reticolo e hanno proprietà differenti. Non è la materia a esprimere un campo, ma il campo appare − anche − come materia e produce l’illusione della realtà. L’informazione del campo è l’energia. Tutte le cellule vegetali e animali, il Dna, tutti gli oggetti, tutto ciò che è nell’universo è informato di energia. L’ energia si esprime con la luce nelle cellule animali − nelle nostre umane − e vegetali. Nei minerali. Che tipo di luce? Ultravioletta. La materia vivente emette raggi ultravioletti.

Come ci ha spiegato Isaac Newton, la luce solare, attraversando un prisma di vetro, si scompone nei sette colori, come l’arcobaleno. In questa scomposizione ci sono due spettri che l’occhio umano non è in grado di cogliere: quello che viene prima del rosso − l’infrarosso − e quello che si trova dopo il viola − l’ultravioletto −. Si tratta di luci scure con proprietà termiche e chimiche. L’infrarosso è calore, in grado di dilatare i corpi come fa con il termometro. L’ultravioletto invece è freddo e produce effetti chimici − come impressionare una lastra fotografica − e biologici, potendo uccidere in pochi minuti i germi e sterilizzare qualunque strumento. Gli ultravioletti accelerano la vitalità dei tessuti. Tutto emette luce. E comunica tramite questa, ad esempio nel caso dei nostri microtuboli, con onde elettromagnetiche che funzionano come una corda musicale di ottava. La rete dei microtuboli consente ai neuroni di trasmettere in maniera wireless saltando le sinapsi. Le nostre cellule possono quindi ricevere segnali elettromagnetici dall’esterno che in tempo reale decodificano, rispondono e archiviano in memoria − memoria cellulare −.

La cellula non è soltanto una radio, è un sofisticato microprocessore. Tutto è fatto di vuoto, la cui energia fa nascere, penetra e alimenta l’universo − il grande Vuoto, il Dao cinese −. Come si muove l’energia cosmica o del grande Vuoto? A forma toroidale creando campi torsionali che possono essere di tipo elettrico, di spin e gravitazionali. I campi torsionali sono generati dalla rotazione o dal momento angolare e possono essere destrogiri o levogiri, a seconda dell’orientamento dello spin. Possono viaggiare a velocità almeno pari a centonove volte quella della luce. Riescono a propagarsi non solo nel futuro ma anche nel passato. Trasmettono informazioni senza trasferire energia. Attraversano i corpi fisici alterando il loro stato di spin. Ogni sostanza possiede il suo caratteristico campo di torsione. Che può essere modificato dall’influenza di un campo di torsione esterno. I campi elettrostatici ed elettromagnetici possiedono sempre campi di torsione. La velocità di trasmissione del segnale torsionale supera miliardi di volte la velocità della luce. Un segnale radio raggiunge la Luna in dieci minuti, un segnale torsionale ci arriva all’istante.

Noi possiamo generare campi torsionali in tre modi almeno: con trasmettitori parabolici tipo Eiscat; con bobine di Tesla; con specifiche antenne Haarp e Dynasonde. I campi di torsione sono in grado di accumulare infinita energia per implosione delle onde in lunghezze d’onda sempre più piccole, inoltre gli spin accumulano inerzia; pertanto, si comprende così perché energia e massa siano intercambiabili.

La materia come una forma densa di energia accumulata. È l’inerzia che fornisce l’illusione della massa. La massa come una illusione sostenuta dall’inerzia accumulata nelle onde torsionali. Data la velocità super luminale non c’è spostamento ma solo manifestazione contemporanea e ovunque: materia pura che vortica come una cosa sola che comprende chi emette e chi riceve. Per cui l’universo è interconnesso attraverso l’entanglement. Trasmettendo informazioni da un punto all’altro dello spazio in tempo reale. Tramite le onde torsionali ogni organismo lascia ovunque impronta di sé e condiziona qualsiasi parte dell’universo, qualsiasi altro corpo fisico in qualunque spazio-tempo − i campi torsionali possono così spiegare anche i fenomeni extrasensoriali −. Oggetti animati o inanimati, tutti irradiano, assorbono, emettono. Legno, ferro, pietra irradiano le proprie radiazioni e assorbono il magnetismo umano emettendolo di nuovo.

Quello che consideriamo “realtà” è materia, massa. Ma la realtà non è la materia − la massa −, è il suo campo informato. È il campo informato che si manifesta come massa, pervadendo l’universo e regolandolo. Si lascia percepire come massa, riempie i vuoti, mette tutto in comunicazione con tutto. Il campo fluttua, le informazioni dettano la forma, il peso, le dimensioni, il colore, le proprietà, le funzioni dei nostri corpi fisici, l’anatomia, la fisiologia, persino la potenziale patologia. È l’energia nascosta nelle cose che gli alchimisti chiamavano la “luce nera”. Una radiazione di luce invisibile, luminescente, perturbazione che genera vibrazione, senza colore.

Ovunque c’è vita ci sono proprietà elettriche. Il campo elettrodinamico − misurabile in voltmetri − è complesso, costituito in parte dai suoi componenti molecolari ed in parte dal loro comportamento e orientamento. È il campo elettrodinamico che controlla la biologia, non viceversa. Nella sua teoria elettrodinamica dello sviluppo della prima metà del Novecento, Harold Saxton Burr ha scoperto che nell’uovo non fecondato c’è un asse elettrico corrispondente al futuro orientamento del cervello dell’adulto, una guida per collocare le cellule al posto giusto. Questi campi sono in tutte le forme di vita − uova e semi compresi − e influenzano lo sviluppo del protoplasma le cui proprietà elettriche subiscono effetti anche da variazioni ambientali. C’è una relazione molto stretta tra costituzione genetica e andamento elettrico. Le condizioni mentali ed emozionali si ripercuotono cioè sul campo. In questo senso le parole di Buddha: “Quel che siamo è conseguenza di quel che abbiamo pensato”.

I campi vitali subiscono molte influenze come è facile immaginare, trattandosi di una complessa immensa rete cosmica di energia (Eraclito ha scritto duemila anni fa: “È saggio convenire che tutto è uno”). Dunque, subiscono l’influenza dei bioritmi e degli stati psicologici, ed anche della luce, delle fasi lunari, delle tempeste magnetiche, delle macchie solari. Così i campi si modificano potendo essere modificati a loro volta con mezzi elettrici, modificando conseguentemente lo stato di salute.

Come scritto da Giordano Bruno nel De magia: “Le cose sono unite da uno spirito universale, presente tutto in tutto e in ogni parte del mondo “.

Aggiornato il 13 maggio 2026 alle ore 12:47