I disastri della politica economica Ue in Cina alla vigilia di una importante missione a Pechino
In caso di crisi (anche solo politica) con la Cina, la chiusura dell’export cinese di materie prime e prodotti essenziali (Terre Rare, batterie etc.) provocherebbe il blocco delle nostre industrie in 48 ore. Del resto al momento dell’invasione russa in Ucraina, col conseguente blocco al gas e al petrolio russi, l’Europa restò in bambola.
Eppure, scrive Fabio Lugano su Scenari Economici, solo il 10 per cento delle grandi aziende europee ha pronto un piano di emergenza nel caso di uno scontro nello Stretto di Formosa. Lo hanno certificato quattro centri di ricerca europei, grazie a una indagine cui hanno collaborato 228 grandi industrie.
Il 60 per cento delle nostre industrie non ha ‒ né intende avere ‒ un piano di emergenza sulle forniture cinesi.
Aggiungo che la Ue ha una bilancia commerciale orribile, con un passivo tra import ed export di quasi un miliardo al giorno nei confronti di Pechino! Lo ha dichiarato di recente a Parigi la stessa presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Dal 2021 a oggi l’import da Cina a Europa è aumentato del 45 per cento, mentre il nostro export verso il Dragone è diminuito. Per risolvere questi problemi è previsto a inizio ottobre una missione a Pechino del Commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič (speriamo che l’incaricato non sia l’autore di un reato incaricato di condurre le indagini). Vedremo se la montagna partorirà almeno un topolino… Oggi il 76 per cento delle nostre industrie dipende in toto da Pechino e il 67 per cento non fa scorte preventive di materie prime strategiche (!). Accantonare materie prime significa immobilizzare miliardi.
A questo punto servono alcune osservazioni. La prima è questa: forse non è del tutto vero che fare scorte di litio sia un immobilizzo di capitale. I minerali strategici sono come l’oro o il petrolio: tendono a salire di prezzo. In un certo senso quindi si tratta di scorte che possono essere considerate capitali che si valorizzano, anche molto, nel tempo.
Inoltre, sappiamo che uno dei motivi per il sostegno europeo dell’Ucraina e per l’invasione russa sono le Terre rare di Kyiv (parliamo del 5 per cento delle riserve mondiali!). Non si capisce però perché in Europa non si fanno ricerche serie sui metalli strategici come il tantalio, presente anche in Italia. Sappiamo anche che lungo il corso del fiume Reno vi sono grandi quantità di litio, e che in Scandinavia vi è un’importante presenza di terre Rare (REE).
Notizie di cui si parlò qualche anno fa ma che non hanno dato luogo a nessuna pianificazione o strategia. Il che è una colpa molto grave per le dirigenze europee, che sono rimaste in gran parte legate al vecchio e pessimo duopolio franco-tedesco. Scavare e carotare può essere una risposta in grado di renderci più autonomi e forti. Si può forse scavare miniere senza con ciò distruggere il territorio, perché la tecnologia è migliorata. Ma chi amministra nelle nazioni Ue come a Bruxelles è schiavo delle reazioni popolari (sempre più manovrate da propaganda esterna e interessata), cioè lavora in primis per il proprio partito. Ma così facendo produrremo tanti piccoli Romolo Augustolo, e lasceremo via libera ai nuovi Unni e Vandali, presenti già in nazioni da dove arriva l'immigrazione (parliamo di jihad).
Lasceremo anche via libera al tentativo russo-cinese di sostituirsi all’Occidente? No, e non per motivi di antipatia o di razzismo, ma perché sappiamo bene quanto i popoli siano sempre pronti a saltare in groppa al primo cinghiale che passa. Al momento della proclamazione dell’Impero italiano dopo la conquista dell’Etiopia (1936), una folla entusiasta e immensa glorificò Mussolini. Dopo cinque anni, l’Impero svanì, e nel 1945 gli stessi ‒ o quasi ‒ che prima avevano glorificato Mussolini accolsero a braccia aperte i liberatori angloamericani contro i quali eravamo entrati in guerra.
Quindi, quando giornalisti dal cervello lillipuziano o cacasennico vi dicono che siamo alla frutta, che l’Occidente è in crisi e moribondo, rispondete che può essere ma lo si dice dai tempi di Edward Gibbon (1737–1794) che scrisse un’opera immortale e attuale, la Storia della decadenza e caduta dell’Impero Romano. Dopo il Gibbon fu Arnold Toynbee, tra fine ‘800 e inizio ‘900, a vedere con saggezza i punti critici del dominio euro-americano. Per non parlare del filosofo tedesco Oswald Spengler, autore del celebre Il tramonto dell'Occidente del 1918.
Ritornando alla Ue, il problema consiste nel fatto che anche a Bruxelles e a Strasburgo la Ue è ostaggio dei partiti. Ciò non vuol dire affatto eleggere anche noi un dittatore made in Europe. Uscire dalla gabbia dei partiti vuol dire ridare forza alla democrazia, mettere in gabbia non le libertà e la libera impresa, ma il connubio politica-economia e la iperburocrazia.
Se non si lavora a una seria rifondazione della democrazia, si ripetono i disastri avvenuti quando la Russia invase l’Ucraina: tutti lo sapevano e gli americani ce lo dissero mesi prima, ma comunque sia andata la classe politica europea arrivò in piena Fase Rem alla seconda guerra in Europa dopo il 1945 (dopo quelle del post Jugoslavia). Allo stesso modo non siamo in grado di decidere sul futuro delle nostre industrie e sulla necessità di trovare i minerali rari che oggi sono decisivi quanto e più del petrolio per restare indipendenti e mantenere un alto standard di vita e libertà.
Il problema è che questi passaggi prevedono la partecipazione delle masse popolari, dopo che queste hanno vissuto per anni una fase di peronismo autarchico (che ora riproduce il neomarxismo e una socialdemocrazia stantia) e negli ultimi anni anche una fase di filodiffusione di putinismo e puticretinismi di massa. Siamo cioè tra lo scoglio Scilla del Campo Largo mondiale e il Cariddi di una destra merkeliana ‒ cioé incapace di azzeccarne una.
È vero che Giorgia Meloni rappresenta in Europa un’idea moderna di leadership, per quanto sia impastoiata come lo fu Prometeo, condannato da Zeus a essere incatenato con un’aquila che ogni giorno gli mangiava il fegato, che ricresceva di notte, perché Prometeo ‒ che aveva rubato agli Dei il fuoco ‒ era immortale. Alla fine, Prometeo fu liberato da Ercole.
C’è per caso da qualche parte almeno un Ercolino?
Aggiornato il 15 settembre 2026 alle ore 14:05
