“D-Day economico”: come gli Usa vogliono isolare l’Iran
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Scott Bessent ha promesso di isolare l’Iran dal resto del mondo. Una delle più gradi strette economiche della storia sta per abbattersi su Teheran. Gli Stati Uniti hanno battezzato l’operazione Economic outcast, la strategia pensata per “soffocare” economicamente il regime e accelerare verso la resa dei pasdaran. La reazione dei principali partner commerciali della Repubblica islamica, Cina e Russia in primis, sarà di vitale importanza per la riuscita del piano redatto “a quattro mani” da Donald Trump e il segretario al Tesoro a stelle e strisce.

Le sanzioni secondarie, che colpiranno appunto i Paesiamici” dell’Iran, metteranno “fine all’accesso al sistema del dollaro per chi ricicla denaro iraniano”, ha minacciato Bessent, rivolgendosi poi a coloro che agevolano Teheran: “Non mettete alla prova la nostra determinazione”. Il segretario al Tesoro ha spiegato che il tycoon, dopo aver scritto su Truth che l’Iran “sta completamente collassando”, avrebbe contattato personalmente i leader mondiali con “richieste specifiche di cessare le interazioni con il regime”. Si sa che Trump può essere persuasivo, ha aggiunto Bessent con un sorriso ironico, prima di consegnare agli alleati un aut-aut. I leader mondiali “devono prendere una decisione: o l’America o l’Iran”. Ai Paesi coinvolti verrà concessa una finestra temporale per interrompere la cooperazione economica con Teheran, ma il “conto alla rovescia è appena iniziato”. Per chi sceglierà di non tagliare i ponti, resta sul tavolo il “cappio” delle misure unilaterali del Dipartimento del Tesoro. Chi invece si schiererà con Washington, ha assicurato Bessent, “raccoglierà i frutti della nostra partnership”.

L’operazione Outcast economico, almeno nelle dichiarazioni di facciata, non sembra intimorire Teheran. Per il governo iraniano l’offensiva americana rappresenta piuttosto un’ammissione di debolezza. “Useremo tutte le nostre risorse per contrastare le sanzioni economiche”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei. Teheran non intende piegarsi, sostiene il portavoce, e a pagare il prezzo più alto della stretta saranno soprattutto i civili iraniani. Le sanzioni occidentali hanno già pesato duramente sull’economia del Paese: inflazione alle stelle, mercato del lavoro in affanno e un malcontento crescente che all’inizio dell’anno ha alimentato proteste di massa contro il governo. Il regime non ha però ceduto e ha risposto alle manifestazioni con una repressione sanguinosa, costata la vita a migliaia di dimostranti.

Da Teheran arriva anche la minaccia di possibili ritorsioni contro gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo. Mohsen Rezaei, numero uno del consiglio supremo per la sicurezza nazionale, ha avvertito: “Considereremo la partecipazione e il sostegno alla guerra economica americana contro il popolo iraniano come un atto di guerra”.

A poco più di due mesi dalle elezioni di midterm, Trump ha scelto di non spingersi verso un’azione militare aggressiva, ben consapevole delle resistenze dell’opinione pubblica americana e di una parte del Congresso. Resta ora da capire quanto questa nuova stretta inciderà su un’economia iraniana già sotto pressione, con il rial precipitato ai minimi storici contro il dollaro.

Aggiornato il 25 agosto 2026 alle ore 14:48