Gli Houthi utilizzano da anni le montagne dello Yemen per sostenere gli attacchi contro le navi commerciali. Ciò che è cambiato è il luogo in cui si sta spostando il conflitto.
Mokha, antica città portuale affacciata sullo Stretto di Bab el-Mandeb, fino a oggi era il quartier generale delle forze della Guardia Repubblicana guidate da Tareq Saleh, nipote dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh e attuale comandante delle forze della Resistenza Nazionale. Saleh operava in stretto coordinamento con le Forze separatiste del Sud, guidate da Aidarous al-Zubaidi, per contrastare gli Houthi. La rimozione forzata di Al-Zubaidi da parte dell’Arabia Saudita, dovuta ai suoi più stretti legami con gli Emirati Arabi Uniti e alla sua posizione favorevole all’autonomia del Sud, se non addirittura all’indipendenza, ha però lasciato Saleh e Mokha più isolati. Oggi i sauditi hanno pagato il prezzo delle loro scelte, che hanno innescato una serie di eventi culminata nella conquista di Mokha.
Se gli Houthi consolidassero le nuove posizioni sulle alture di Mokha, potrebbero spingere in avanti le proprie postazioni e le linee di tiro, portandole dalle montagne dell’entroterra a ridosso degli accessi marittimi allo Stretto.
Da anni gli Houthi sono in grado di lanciare missili e droni dalle aree più interne dello Yemen. Ma il controllo di posizioni più vicine alla costa cambia radicalmente lo scenario operativo. Le alture a ridosso del mare offrono una visuale diretta sugli accessi costieri, sui porti e sulle acque circostanti, consentendo alle forze Houthi di monitorare più efficacemente i movimenti lungo la costa e di proteggere meglio le risorse militari dislocate sul litorale.
Questo aspetto è particolarmente rilevante nello Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali snodi strategici del traffico marittimo mondiale. Lo Stretto collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e costeggia la pianura costiera della Tihama. Una forza militare in grado di consolidare una presenza stabile nell’area degli accessi allo Stretto può trasformare il controllo del territorio in una leva diretta per esercitare pressione sul traffico marittimo.
Il 9 agosto sorso, gli Houthi hanno lanciato un massiccio attacco contro il porto di Mokha, impiegando missili balistici, droni e un’imbarcazione carica di esplosivi. Due giorni dopo, un attacco Houthi contro la nave cargo Tihamah, di proprietà egiziana, nelle acque vicine all’isola di Perim, nello Stretto di Bab el-Mandeb, ha provocato la morte di quattro membri dell’equipaggio e di due soccorritori yemeniti. Se la coalizione araba e i Paesi occidentali dovessero temporeggiare, consentendo agli Houthi di consolidare il proprio controllo, attacchi come quello alla Tihamah potrebbero diventare una minaccia quotidiana per la navigazione nel Mar Rosso.
Teheran ha impiegato anni a trasformare gli Houthi in un partner regionale capace di agire nel teatro mediorientale, senza dover schierare una propria forza navale per controllare lo Stretto di Bab el-Mandeb. Il sostegno iraniano agli Houthi ha incluso forniture di armi, addestramento e assistenza d’intelligence. Un rafforzamento della presenza Houthi nei pressi dello Stretto aumenterebbe la capacità di Teheran di esercitare pressione su un’altra rotta commerciale strategica e, in prospettiva, di interromperne il traffico senza dover dispiegare direttamente le proprie forze nell’area.
Gli Stati Uniti hanno segnalato che la minaccia degli Houthi alla navigazione commerciale continua a essere concreta. L’attuale avviso della Maritime Administration statunitense registra più di 100 attacchi Houthi contro navi commerciali tra novembre 2023 e ottobre 2025, che hanno coinvolto oltre 60 Paesi. Le compagnie di navigazione devono, quindi, prepararsi a nuove interruzioni del traffico, potenzialmente paragonabili per portata a quelle già registrate nello Stretto di Hormuz.
Il controllo da parte degli Houthi di posizioni elevate più vicine alla costa potrebbe aggravare la minaccia alla navigazione, portando le navi nel raggio d’azione di sciami di droni a corto raggio e a vista, oltre a consentire la posa di mine, replicando di fatto la strategia adottata dall’Iran nello Stretto di Hormuz. Per fermare gli Houthi servirà un’azione coordinata a livello internazionale.
Gli Stati Uniti dovrebbero avviare una partnership diretta per la sicurezza con le forze Tihami e le comunità locali lungo la costa della Tihama, fornendo supporto aereo per consentire alle forze locali di riconquistare e difendere il proprio territorio. Il sostegno potrebbe poi estendersi all’addestramento, al rafforzamento delle capacità operative e alla condivisione di informazioni d’intelligence.
L’Arabia Saudita dovrebbe vincolare il mantenimento del sostegno finanziario al governo yemenita a un programma di riforme, che includa il rientro in Yemen del Consiglio di Leadership Presidenziale e delle istituzioni governative, la riduzione delle nomine clientelari nel settore pubblico e la definizione di obiettivi chiari per le riforme istituzionali ed economiche. Riad deve anteporre l’efficacia delle forze yemenite alle proprie preoccupazioni per il ridimensionamento dell’influenza degli Emirati.
Infine, Tareq Saleh non dovrebbe limitare la sua controffensiva a Mokha. Se vuole davvero mettere in discussione il controllo degli Houthi, dovrebbe concentrare maggiormente l’attenzione politica e militare sulle aree più vicine a Sana’a, dove può contare su consolidate relazioni tribali. Queste reti potrebbero favorire la mobilitazione del sostegno locale e indebolire il bacino di reclutamento degli Houthi, che fa ampio affidamento sulle comunità tribali e locali per alimentare le proprie forze.
Aumentare la pressione su aree come Sirwah, nei pressi di Khawlan, costringerebbe gli Houthi a distogliere risorse dalla costa della Tihama e ad affrontare una minaccia più vicina alle loro principali roccaforti.
(*) Tratto dal Middle East Forum Observer
(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada
Aggiornato il 14 settembre 2026 alle ore 09:50
