Niente hashtag. Per ora non “ha stato” Putin. Vessati dal caro carburante, sempre più francesi rinunciano ad andare al lavoro in macchina. E si organizzano non solo con gli orari di metro e bus, ma anche per tornare in piazza. Hanno cominciato il 29 settembre i lavoratori pubblici. Il premier Lecornu ha messo tutte le carte in tavola sulla strategia di risanamento dei conti pubblici, in particolare per quanto concerne i prossimi tagli alla spesa sociale. La notizia è che non saranno solo i pensionati a essere colpiti, con l’abbassamento del limite da 4439 a 3mila euro per la detrazione fiscale del 10 per cento. Anche le famiglie saranno chiamate a contribuire, e la spinosa questione dei congedi per malattia è tornata alla ribalta.
Lecornu prevede circa 2 miliardi di risparmi sulle indennità di malattia. Si prevede che la riforma dei licenziamenti negoziati genererà 100 milioni già nel 2027, e successivamente 800 milioni all’anno. Il governo prevede inoltre un ulteriore miliardo di euro dalla lotta contro le frodi fiscali e previdenziali. “Considerato il nuovo impegno per la spesa militare − rileva il primo ministro − l’obiettivo di deficit per il 2027 si attesta al 5 per cento”. E per raggiungerlo “continuiamo a stringere la cinghia”.
Nel progetto di bilancio presentato giovedì al Consiglio dei ministri, Lecornu prevede, infatti, per il 2027 un risparmio di 43 miliardi, per abbassare il deficit al 5 per cento l’anno prossimo. A cui si aggiungono “l’intensificazione delle misure correttive adottate nel 2026” e “in precedenza”, che porterà “lo sforzo totale” nel 2027 a 54 miliardi di euro”. I socialisti non vedono alcuna “mano tesa”, anzi parlano di “provocazione” che, come tale, impedirà di “trovare un compromesso”. Lecornu assicura che il budget non causerà un aumento delle tasse. Intanto, però, si moltiplicano gli appelli per un ritorno dei gilet gialli.
Su Instagram, TikTok e Facebook, numerosi post invocano da un mese una rinascita del movimento del 2018. La prima mobilitazione contro il caro carburante è programmata per sabato 17 ottobre. Uno dei primi video che esortava i francesi a tornare in piazza proveniva da un account TikTok. Sette giorni dopo la sua pubblicazione, l’8 settembre, aveva già raccolto quasi 300mila like e 30mila condivisioni. Lo stesso giorno, un altro utente di internet, filmandosi da un’auto, ha condiviso un video, aggiungendo ulteriori lamentele generali sui prezzi dei generi alimentari. Alcuni, racconta FranceInfo, si sono filmati davanti alle stazioni di servizio, spesso indossando giubbotti fluorescenti, ed esprimendo la loro indignazione per i prezzi della benzina, che in alcune stazioni si avvicinano ai 3 euro al litro. La Gen Z sembra essere particolarmente coinvolta.
La domanda, quasi automatica, in tempi di degenerazione tecnologica, ovviamente non può che essere: chi c’è dietro questi appelli, alcuni certamente prodotti con l’AI, a 6 mesi dalle elezioni presidenziali?
Contattato da Le Nouvel Obs, Jérome Rodrigues, figura di spicco del movimento dei gilet gialli del 2018, minimizza: “Ho fatto qualche telefonata, nessuno sa da dove venga. Nessun rumore, nessun suono, nessuna luce. Penso sia solo una tendenza di TikTok lanciata in modo piuttosto casuale da un tipo arrabbiato, che è diventata virale, ma non c’è nulla di strutturato dietro”. Qualcuno della vecchia guardia riconosce la situazione economica attuale è peggiore del 2018. “Siamo tassati da ogni parte e ci chiedono di fare ancora più sacrifici, quando i risparmi dovrebbero essere fatti ai vertici. Non ne possiamo più, abbiamo raschiato il fondo del barile, siamo al punto di rottura”, dice un’ex militante a FranceInfo. Che però non ha per niente voglia di rimettersi il gilet e presidiare i ronds-points. “Se domani ci ritroveremo con gli stessi leader che ci hanno messo in questa situazione, allora non ne vale la pena − dice − la scadenza che tutti aspettano è quella delle elezioni presidenziali. I francesi avranno la volontà di ribaltare la situazione, di dire basta?”.
Non possono mancare sospetti e attenzioni su possibili ingerenze russe sul voto per l’Eliseo. Tuttavia, secondo le verifiche di FranceInfo, “finora non si è osservata alcuna amplificazione significativa da parte di noti attori stranieri” e “solo pochi post opportunistici, con una portata molto limitata, invitano a partecipare”. Secondo gli analisti gli appelli ricordano piuttosto il movimento “blocchiamo tutto” (Bloquons tout), che il 10 settembre 2025 aveva portato nelle piazze francesi circa 250mila persone, alla quale però non sono seguiti annunci politici specifici.
A sinistra i nuovi appelli a manifestare sono sostenuti, per esempio, dal segretario nazionale del partito comunista, Fabien Roussel, che invita i francesi “a mobilitarsi, come abbiamo fatto nel 2018 con i gilet gialli, affinché questo governo agisca”. Anche il presidente del gruppo La France Insoumise all’Assemblea nazionale, Mathilde Panot, esprime il suo sostegno alle manifestazioni contro il caro carburante. “Non voglio pensare che cosa accadrebbe ai cittadini se la benzina arrivasse a 2,30-2,40 euro. C’è uno speculatore in questa guerra − osserva − che si chiama Total, che ha fatto 11,2 miliardi di profitti in 6 mesi”. La cautela prevale in ambito sindacale, soprattutto nella Cgt. La segretaria generale, Sophie Binet, sottolinea la natura “recente” di un fenomeno emerso in poco più di 20 giorni. La tendenza, dunque, è oggettivamente “difficile da caratterizzare e si evolve nel tempo”, afferma Binet, senza quindi impegnare il suo sindacato come possibile sostenitore delle iniziative. “In ogni caso − dice − quel che è certo è che condividiamo le richieste relative alla necessità di congelare i prezzi e aumentare i salari”.
Aggiornato il 02 ottobre 2026 alle ore 10:37
