Lo stretto di Hormuz verrà aperto molto presto, oppure l’Iran subirà un colpo durissimo. È da qualche tempo che Donald Trump assicura che la sua mano “può essere ferro o può essere piuma”. L’importante è che lo stretto venga riaperto in tempi brevi. Qualche giorno fa le discussioni erano incentrate sulle modalità di riapertura; adesso il punto focale è il tempo. Di quest’ultimo, a pari passo con la pazienza del tycoon, ne è rimasto poco. “Eravamo ormai prossimi a un attacco enorme, il più grande dalla Seconda Guerra mondiale. Poi mi hanno chiamato e hanno detto, molto cortesemente: possiamo parlarne? Possiamo parlarne? E io ho risposto: sì, possiamo parlarne. Chiudiamo la questione. Finalmente, chiudiamola”, ha proseguito The Donald, per il quale si tratta di una cosa che altri presidenti “avrebbero dovuto fare nell’arco di 50 anni”.
Prima di imbarcarsi sull’Air force one da Los Angeles verso Las Vegas, Trump ha lasciato intendere che un’intesa potrebbe essere ormai vicina. “Sono stati fatti molti progressi” e un accordo “è possibile domani o dopodomani”, ha affermato rispondendo a una domanda sulle indiscrezioni rilanciate da Axios, secondo cui la svolta sul dossier Hormuz potrebbe arrivare proprio oggi. “Mi hanno chiamato e hanno detto: Per favore, parliamone. Vogliono parlare. La cosa buffa è che non l’avevano mai detto; dicono sempre: Non trattiamo. Ma poi chiamano, vogliono parlare, stiamo parlando”, ha aggiunto. Da Teheran, tuttavia, la lettura degli eventi è diametralmente opposta. Secondo un funzionario citato da Sepah News, agenzia vicina alle Guardie rivoluzionarie, “La ragione principale del ritardo nell’accordo tra Iran e Oman sulla gestione dello stretto di Hormuz è l’ingerenza degli Stati Uniti e le minacce del presidente Donald Trump”. La stessa fonte sostiene che “Finché continueranno queste manovre da parte degli Stati Uniti, l’accordo subirà dei ritardi”, ribadendo che “Teheran non concluderà alcun accordo sotto la minaccia di tali azioni”.
Parallelamente, Press Tv riferisce che un alto funzionario iraniano avrebbe confermato l’ingresso dei negoziati tra Teheran e Muscat in “una nuova fase, grazie a una reciproca intesa”. Sul tavolo vi sarebbe la creazione di un corridoio intermedio attraverso Hormuz, destinato a garantire la sicurezza della navigazione senza compromettere i diritti dell’Iran come Stato rivierasco. Il nuovo passaggio sostituirebbe le attuali rotte settentrionali e meridionali. L’Iran continua inoltre a contestare apertamente la narrazione americana. “Trump ha affermato per 75 volte che lo stretto di Hormuz era aperto, mentre in realtà non lo era”, ha detto Esmaeil Kosari, citato dalla televisione di Stato iraniana. Lo stesso esponente ha aggiunto che il presidente americano “ha anche parlato per 106 volte della sconfitta dell’Iran e per 88 volte di un imminente accordo tra il suo Paese e l’Iran”.
Intanto, secondo quanto riportato da Al Jazeera, anche un eventuale accordo tra Iran e Oman sulle future modalità di navigazione non comporterebbe la riapertura immediata dello stretto. Il negoziato coinvolge esclusivamente Teheran e Muscat e “non hanno nulla a che fare con gli Stati Uniti”. La posizione iraniana resta dunque immutata: anche in presenza di un’intesa tecnica con l’Oman, lo Stretto rimarrà chiuso finché Washington non modificherà il proprio atteggiamento. “La riapertura dello Stretto di Hormuz dipende da un cambiamento nel comportamento degli Stati Uniti e dalla correzione delle loro violazioni”, ha affermato la stessa fonte. Un’impostazione che si inserisce nelle indiscrezioni diffuse dai media iraniani, secondo cui Teheran sarebbe pronta a definire un nuovo corridoio di navigazione con Muscat soltanto se gli Stati Uniti interromperanno quelle che la Repubblica islamica considera continue interferenze nei negoziati e pressioni di natura militare.
Aggiornato il 05 agosto 2026 alle ore 16:03
