Aggiornato il bilancio del terremoto che ha colpito il Venezuela nella notte tra mercoledì e giovedì. Secondo il sito web dedicato alle persone scomparse, messo in rete dal governo, sarebbero almeno 50mila i dispersi. La piattaforma consente ai cittadini di segnalare dati e ultima posizione conosciuta dei propri familiari, nel tentativo di agevolare le operazioni di ricerca e soccorso che proseguono senza sosta nelle aree più colpite. Sarebbero almeno 235 le vittime. Nelle ultime ore, inoltre, il governo venezuelano avrebbe rimosso le restrizioni all’utilizzo dei social media introdotte negli anni scorsi. Diversi cittadini sono infatti riusciti ad accedere nuovamente alla piattaforma X, rimasta bloccata per quasi due anni dopo il decreto firmato dall’allora presidente Nicolás Maduro nell’agosto 2024.
Tra i centri maggiormente devastati figurano Catia La Mar e La Guaira, dove il sisma ha provocato il crollo di interi quartieri. A descrivere la gravità della situazione è Anarelys Ugas della Caritas diocesana: “La maggior parte delle case e dei negozi sono crollati”. Il quadro è, se possibile, peggiore di così: “Ho voluto vedere con i miei occhi, ho percorso la avenida del Ejército verso Catia La Mar, il quartiere Hugo Rafael Chávez Frías, l’avenida La Atlántida. Praticamente, la città non esiste più. Nel quartiere Hugo Chávez, quasi tutti gli edifici sono crollati. Ci sono ancora persone intrappolate tra le macerie e bisogna davvero rendere omaggio con un applauso in piedi a tutto il lavoro che stanno svolgendo le forze dell’ordine dello Stato, e a tutti i volontari che si sono fatti avanti e si sono uniti a questo sforzo”. Alcuni venezuelani, disperati, cercano cibo tra le macerie e saccheggiano i negozi rimasti in piedi. “Dobbiamo davvero continuare a pregare, perché non è affatto facile assistere a questo scenario, vedere così tante persone conosciute che hanno perso assolutamente tutto e, soprattutto, sapere che ci sono ancora persone sotto le macerie”. Un dramma che continua a consumarsi sotto gli occhi dei soccorritori: “Persone che, sepolte sotto le macerie, chiedono aiuto, fanno rumore per far capire che lì ci sono ancora persone vive e, in questa zona, non si vedono ancora macchinari pesanti”. Anche gli spostamenti risultano estremamente complicati. “Qui a Catia La Mar tutte le pompe di benzina sono fuori uso, l’effetto frullatore che ha avuto il terreno ha reso inutilizzabili i serbatoi di benzina”, ha aggiunto Ugas, evidenziando le ulteriori difficoltà logistiche che stanno rallentando gli interventi nelle località limitrofe.
Nel frattempo si è attivato il sistema della Cooperazione italiana per sostenere la popolazione venezuelana. Su disposizione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, come rende noto la Farnesina, è stata avviata la procedura per la dichiarazione dello stato di emergenza per gli interventi all’estero. Sarebbero 65mila gli italiani che vivono nell’area colpita dal sisma, e sono molte le persone che non rispondono alle chiamate. Parallelamente è in fase di definizione un pacchetto di iniziative umanitarie, sia sul piano bilaterale sia multilaterale, che potrà coinvolgere anche le organizzazioni della società civile italiana già presenti nel Paese. È in partenza un volo dell’Aeronautica Militare, coordinato dal Dipartimento della Protezione civile, con personale sanitario, squadre dei Vigili del fuoco specializzate nelle attività di ricerca e soccorso e operatori destinati al coordinamento logistico, nell’ambito del Meccanismo di Protezione civile dell’Unione europea già attivato su richiesta delle autorità venezuelane. Il Ministero, attraverso l’Unità di crisi, l’ambasciata e il consolato generale, continua infatti a seguire costantemente l’evoluzione dell’emergenza, mantenendo il raccordo operativo con il Dipartimento della Protezione civile e con le autorità venezuelane fin dalle prime ore successive al sisma.
Aggiornato il 26 giugno 2026 alle ore 14:02
