“Il boato è stato terrificante”. Le testimonianze di chi è sopravvissuto al forte terremoto di stanotte in Venezuela fanno presagire il peggio. Al momento le autorità contano almeno 164 morti e mille feriti, ma i dispersi segnalati sarebbero almeno 25mila. Due scosse violentissime, a breve distanza una dall’altra, hanno messo in ginocchio Caracas e una vasta zona a ovest del Paese sudamericano. La prima scossa è stata di magnitudo 7.1, la seconda addirittura del 7.5. “La casa ci stava cadendo addosso, sembrava un film horror”, ha raccontato una signora riuscita a salvarsi fuggendo dalla propria abitazione a Caracas, oggi trasformata in un cumulo di detriti. La solidarietà, concreta, sta arrivando da tutti i Paesi del Sud America. Gli Stati Uniti hanno inviato squadre di ricerca e soccorso, risorse mediche e aiuti umanitari. Anche il Messico ha mandato in Venezuela personale specializzato in ricerca e assistenza sanitaria. Il “piccolo” El Salvador ha inviato 300 soccorritori e paramedici con 50 tonnellate di attrezzature e medicinali, mentre la Repubblica dominicana ha mobilitato squadre specializzate delle forze armate per le operazioni di emergenza. Anche Ecuador e Brasile hanno inviato aiuti e soccorsi. Le Nazioni unite, infine, hanno avviato il coordinamento per sostenere le operazioni di assistenza nelle aree più colpite.
L’ambasciata italiana sta seguendo con attenzione l’evolversi della situazione. “Al momento non risultano vittime italiane in Venezuela”. Lo ha dichiarato l’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito durante un collegamento telefonico con RaiNews24, precisando che l’unità di crisi è operativa fin dalle prime ore successive al terremoto. “Insieme con il consolato generale a Caracas e il consolato a Maracaibo stiamo verificando le condizioni dei nostri connazionali” ha spiegato De Vito. “Sono in contatto con il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, che ha subito proposto all’Unione europea di attivare il meccanismo della protezione civile. Al momento non ci risultano vittime tra i nostri connazionali, ma abbiamo notizia di diversi connazionali le cui abitazioni sono risultate danneggiate o addirittura distrutte”.
Tra le infrastrutture più colpite figura l’aeroporto internazionale, dove i danni hanno costretto le autorità a sospendere tutti i voli. In diverse aree dello scalo il crollo di porzioni del tetto ha provocato scene di panico tra i passeggeri. Anche la rete telefonica nazionale è andata in forte sofferenza a causa dell’enorme volume di chiamate provenienti dall’estero, con milioni di venezuelani residenti fuori dal Paese impegnati a cercare notizie dei propri familiari. Per ragioni di sicurezza è stata inoltre interrotta la distribuzione del gas. Migliaia di persone si sono riversate nelle strade in stato di shock. Soltanto tre ore dopo il disastro la presidente ad interim Delcy Rodriguez è intervenuta alla televisione pubblica per rivolgersi alla nazione. Visibilmente provata, ha annunciato lo stato di emergenza e invitato la popolazione alla calma. “Dopo le due prime scosse abbiamo avuto 20 repliche. La situazione è grave, molte zone sono state colpite gravemente. Il mio messaggio ora è mantenere l’unione e la calma per salvare vite: tutte le organizzazioni si sono messe al lavoro”.
Già nelle ore immediatamente successive al terremoto, i social network e le piattaforme online hanno diffuso immagini dei soccorritori impegnati a scavare tra le macerie nel tentativo di estrarre persone ancora in vita. A rendere particolarmente devastanti gli effetti del terremoto è stata la limitata profondità dell’epicentro, localizzato a circa 10 chilometri sotto la superficie terrestre. A ciò si aggiunge la vulnerabilità di numerosi edifici costruiti senza adeguati criteri antisismici. Oltre a Caracas, è stata colpita fortemente la provincia rurale di Yumarè, centro abitato di circa 20mila residenti che risulta ancora completamente isolato. Le comunicazioni telefoniche restano interrotte e gli abitanti riescono a scambiare informazioni esclusivamente attraverso WhatsApp, come riferito dalla giornalista locale Patricia Torres. Gli esperti sottolineano come si tratti del terremoto più potente registrato in Venezuela negli ultimi 126 anni. Le scosse sono state avvertite fino a oltre 160 chilometri dall’epicentro, raggiungendo anche le aree al confine con la Colombia.
Aggiornato il 26 giugno 2026 alle ore 10:20
