Perché il quantum sta diventando il nuovo terreno della competizione geopolitica globale
Per molto tempo il dibattito sulle tecnologie quantistiche è rimasto confinato nei laboratori universitari e nei centri di ricerca avanzata. Oggi non è più così. Il quantum sta rapidamente uscendo dalla dimensione accademica per trasformarsi in uno dei principali fattori di competizione strategica tra Stati, blocchi economici e grandi potenze tecnologiche.
La partecipazione dell’Egitto al primo forum Brics dedicato alle tecnologie quantistiche, ospitato a Mosca, rappresenta un segnale significativo di questa trasformazione. Non perché il Cairo sia già una potenza quantistica, ma perché dimostra come anche i Paesi emergenti abbiano compreso che il controllo delle tecnologie del futuro coinciderà sempre più con il controllo del potere economico, della sicurezza nazionale e della sovranità digitale.
Il quantum non è una singola innovazione. Comprende sistemi di calcolo avanzato, comunicazioni ultra-sicure, sensoristica di precisione e nuove architetture crittografiche. In prospettiva, queste tecnologie potranno incidere sulla finanza, sull’energia, sulla difesa, sulla logistica e persino sulla capacità degli Stati di proteggere dati sensibili e infrastrutture critiche. È per questo motivo che il tema non riguarda soltanto scienziati e ingegneri. Riguarda governi, ministeri della Difesa, banche centrali e organizzazioni internazionali.
L’Egitto sembra aver colto questa evoluzione. Negli ultimi anni il Paese ha cercato di costruire una propria agenda sulla trasformazione digitale, sull’intelligenza artificiale e sulle tecnologie emergenti. La presenza al forum dei Brics appare coerente con questa strategia: acquisire competenze, sviluppare relazioni scientifiche e partecipare fin dall’inizio ai processi che definiranno standard e regole del settore. La partita, infatti, non si giocherà soltanto sulla capacità di costruire computer quantistici. Si giocherà soprattutto sulla definizione delle norme, dei protocolli di sicurezza e delle infrastrutture che renderanno possibile il loro utilizzo. In altre parole, chi scriverà gli standard controllerà una parte rilevante dell’economia digitale del futuro.
Da questo punto di vista, il forum di Mosca assume una valenza geopolitica più ampia. I Brics stanno tentando di ampliare il proprio raggio d’azione oltre la cooperazione economica tradizionale, proponendosi come piattaforma di coordinamento anche nel settore tecnologico. Russia e Cina vedono nelle tecnologie emergenti uno strumento per ridurre la dipendenza dall’ecosistema occidentale e per costruire filiere alternative nei settori strategici. Per il Cairo, tuttavia, la scelta non appare ideologica. L’Egitto continua a mantenere rapporti significativi con Stati Uniti, Europa e partner del Golfo. Più che un allineamento antioccidentale, emerge una logica di diversificazione. In un mondo caratterizzato da crescente competizione tecnologica, dipendere da un unico ecosistema può diventare un fattore di vulnerabilità.
Esiste poi un altro elemento spesso sottovalutato: la sicurezza informatica. L’avvento delle capacità quantistiche potrebbe mettere in discussione molti degli attuali sistemi di crittografia utilizzati per proteggere dati governativi, transazioni finanziarie e comunicazioni sensibili. Per questo motivo Stati Uniti ed Europa stanno già lavorando alla cosiddetta sicurezza post-quantistica, destinata a diventare uno dei pilastri della resilienza digitale nei prossimi decenni.
Anche per i Paesi del Sud globale la questione è ormai strategica. Restare esclusi da questa evoluzione significherebbe accettare una nuova forma di dipendenza tecnologica. Partecipare ai tavoli internazionali, invece, consente di acquisire conoscenze, formare capitale umano e rafforzare la propria autonomia decisionale.
Naturalmente esiste una differenza sostanziale tra annunci politici e capacità effettive. Costruire un ecosistema quantistico richiede investimenti enormi, università competitive, ricerca avanzata e continuità istituzionale. Nessun forum può sostituire questi elementi. Tuttavia, la diplomazia tecnologica sta diventando una componente essenziale della politica estera contemporanea.
La vera lezione che arriva dal Cairo è proprio questa: nel XXI secolo la sovranità non si misura soltanto attraverso confini, eserciti o risorse energetiche. Si misura anche attraverso la capacità di partecipare alla definizione delle tecnologie che plasmeranno l’economia e la sicurezza globale. Chi resterà fuori da questa corsa rischia di essere semplice consumatore di innovazione prodotta altrove. Chi saprà costruire competenze e alleanze potrà invece diventare protagonista del nuovo ordine digitale.
Aggiornato il 23 giugno 2026 alle ore 11:12
