Successivamente all’incontro tra Cina e Usa, desideriamo con la presente breve riflessione analizzare il pensiero strategico del presidente cinese Xi Jinping concernente la gestione delle relazioni sino-americane nel contesto geopolitico contemporaneo e, con particolare attenzione, l’evocazione della “Trappola di Tucidide”, quale categoria interpretativa delle dinamiche fra superpotenze nel XXI secolo.
Intendiamo infatti riferirci al recente incontro tra Xi Jinping e Donald Trump, considerato come rappresentativo di una posizione unilaterale cinese che evidenzia diplomaticamente l’esistenza di un bivio strategico fondamentale: l’accettazione di un conflitto armato oppure l’avvio di un dialogo caratterizzato dal reciproco riconoscimento con livello di pari rango fra le due superpotenze.
La “Trappola di Tucidide”, originariamente formulata dallo storico greco Tucidide nel V secolo a.C. mediante l’analisi della Guerra del Peloponneso, è stata successivamente rielaborata dal politologo di Harvard Graham Allison quale metafora del rischio strutturale insito nella coesistenza fra una potenza egemone dominante e una potenza in notevole ascesa.
Xi Jinping ha adottato ed elevato questo concetto antico a categoria interpretativa delle relazioni internazionali contemporanee, interrogandosi esplicitamente: “La Cina e gli Stati Uniti avranno la capacità di superare la trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma di relazioni fra grandi Paesi?”.
Tale interrogativo non rappresenta un esercizio accademico, ma piuttosto un chiaro avvertimento politico rivolto alla comunità internazionale nel suo insieme.
FONDAMENTI IDEOLOGICI E STRUTTURA CONCETTUALE
Analizzando il pensiero strategico di Xi Jinping è naturale chiedersi preliminarmente quali siano i fondamenti ideologici che lo sottendono. Il “Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era”, ufficialmente incorporato nello statuto del Partito Comunista Cinese nel 2017 durante il XIX Congresso nazionale, rappresenta oggi la terza grande elaborazione ideologica successiva a quella di Mao Zedong e Deng Xiaoping. Questo corpus dottrinale costituisce il fondamento concettuale della visione strategica cinese contemporanea e si articola in 14 punti chiave che includono in sintesi: la leadership totale del Partito Comunista Cinese su tutte le forme di lavoro; il perseguimento di una comunità con futuro condiviso per l’umanità; la conferma del principio “Una Cina, due sistemi” per la riunificazione nazionale ed un approccio olistico alla sicurezza nazionale intesa in senso lato.
La sintesi ermeneutica di questa ideologia è costituita dal “sogno cinese” di ringiovanimento nazionale, esplicitamente definito come “inarrestabile”. Tale caratterizzazione non rappresenta una mera aspirazione programmatica, ma piuttosto una dichiarazione di intento sulla irreversibilità della traiettoria ascendente cinese. La dimensione teleologica di questa visione conferisce al pensiero di Xi Jinping una struttura narrativa che interpreta l’ascesa della Cina non come contingenza storica, ma come processo inesorabile radicato nella logica profonda della storia mondiale.
L’INCONTRO XI JINPING-TRUMP E LA POSIZIONE STRATEGICA CINESE
Il primo incontro dopo tanti anni fra un presidente americano e il leader cinese, concretizzatosi nel volo di Donald Trump in Cina per visitare il paese asiatico, rappresenta un momento significativo nel contesto delle relazioni bilaterali. Durante questo faccia a faccia ad alta tensione geopolitica, Xi Jinping ha evocato esplicitamente la Trappola di Tucidide, invitando gli Stati Uniti a evitare un conflitto fra superpotenze. Tuttavia, tale invito è accompagnato da una dichiarazione programmatica che configura un bivio strategico senza ambiguità: “Pace o guerra? Dialogo o scontro? Cooperazione o rivalità a somma zero?”.
La conclusione di questa domanda retorica è perentoria: “Il grande rinnovamento della Cina è inarrestabile”. Tale messaggio, sebbene formulato in ambito diplomatico, non era rivolto esclusivamente ai presenti in Piazza Tienanmen, ma al mondo intero, e con particolare riferimento a Washington. Tale strategia comunicativa, come è intuitivo, segnala che la Cina intende posizionarsi come potenza capace di agire unilateralmente sulla scena mondiale, indipendentemente dalle reazioni occidentali. Il bivio strategico presentato da Xi configura essenzialmente un ultimatum mascherato da invito al dialogo: la comunità internazionale, e segnatamente gli Stati Uniti, sono chiamati a scegliere fra l’accettazione della nuova gerarchia geopolitica oppure la previsione di conseguenze potenzialmente catastrofiche.
LA REINTERPRETAZIONE CINESE DELLA TRAPPOLA DI TUCIDIDE
La posizione cinese riguardante la Trappola di Tucidide rappresenta una sofisticata rielaborazione ed attualizzazione della teoria di Graham Allison che aveva utilizzato la chiave di lettura tucididea per legare il rapporto Usa-Cina alla tesi dell’inevitabilità del conflitto, derivante dalla crescita economica, tecnologica e militare cinese ed oggi costituente la posizione cinese che contesta esattamente questo aspetto. Xi Jinping non concepisce il conflitto come inevitabile, ma piuttosto come il risultato di scelte politiche consapevoli.
Lo stesso Allison, nel suo lavoro, non si è fermato all’“inevitabilità” del conflitto, sottolineando che entrambi i contendenti possono riconoscere la natura strutturale della sfida per governarla politicamente. La Cina ha fatto riferimento a un mondo giunto a un “nuovo crocevia”, condizionato da trasformazioni “mai viste in un secolo”. Tale visione geopolitica suggerisce che l’attuale transizione internazionale contemporanea rappresenta un momento di discontinuità storica radicale, nel quale le vecchie modalità di gestione delle relazioni fra grandi potenze risultano inadeguate o obsolete.
Questa rielaborazione della Trappola di Tucidide comporta una sottile ma decisiva e nuova articolazione del discorso geopolitico: non si verte in tema di accettare pedissequamente la constatazione che la guerra sia inevitabile, bensì di affermare che il conflitto potrebbe essere evitato unicamente attraverso il riconoscimento reciproco di pari dignità fra le superpotenze e l’accettazione di una governance mondiale multipolare.
LA PROPOSTA DEL G2 E IL RICONOSCIMENTO PARITARIO
Il G2, di cui si è fatto cenno durante l’incontro, rappresenta un accordo informale fra Stati Uniti e Cina essendo rispettivamente la prima e, dal 2010, la seconda da essere annoverate quali potenze economiche mondiale in termini di Pil. Detta analisi si affermerebbe essere basata sul rapporto bilaterale privilegiato fra questi due Stati. La proposta cinese di superare la Trappola di Tucidide è indissolubilmente legata alla richiesta di un riconoscimento paritario in ambito globale.
Quando Xi ha chiesto di superare la trappola tucididea, ha fatto riferimento alla Cina come potenza responsabile, interessata a collaborare sui dossier globali. L’obiettivo primario è chiedere, in maniera indiretta agli Stati Uniti, di non considerare l’ascesa cinese come minaccia da contenere attraverso le strategie di contenimento tradizionali. Secondo la prospettiva cinese, “superare la Trappola di Tucidide” significa tessere ed intrattenere una relazione fra pari caratterizzata da: minore competizione ideologica; minore pressione militare nel Pacifico e maggiore riconoscimento degli interessi cinesi sui temi sensibili quali Taiwan, commercio, tecnologia e sicurezza regionale.
Xi Jinping ha riassunto sette esperienze apprese dallo sviluppo delle relazioni bilaterali, includendo il principio fondamentale che “entrambi i Paesi dovrebbero trattarsi alla pari”. Fra le “quattro invariabilità” cinesi si annoverano: l’impegno per una relazione stabile, sana e sostenibile con gli Usa; il principio di gestire le relazioni secondo rispetto reciproco, coesistenza pacifica e cooperazione win-win e la posizione di salvaguardare fermamente sovranità, sicurezza e interessi di sviluppo nazionale.
Questi principi rappresentano i pilastri su cui la Cina intende edificare il nuovo paradigma G2.
TAIWAN E LE LINEE ROSSE STRATEGICHE
Un elemento cruciale della proposta strategica cinese riguarda la controversa questione inerente Taiwan, definita esplicitamente come “parte inseparabile della patria”.
Xi Jinping ha ribadito che l’Esercito Popolare di Liberazione dovrà diventare “una forza di classe mondiale” capace di salvaguardare la sovranità nazionale. Tale dichiarazione non è priva di significato: rappresenta un avvertimento esplicito al resto del mondo, e segnatamente agli Stati Uniti, riguardante i limiti invalicabili della tolleranza cinese.
La dimostrazione di mezzi militari − dai vettori a lungo raggio alla triade nucleare − possiede un valore politico più che tecnico. “Nessuna potenza straniera potrà impedire il rinnovamento della nazione cinese”, ha affermato Xi Jinping indicando chiaramente che la linea rossa strategica passa per lo Stretto di Taiwan. Questa posizione configura uno dei punti di potenziale rottura irreversibile fra il modello G2 proposto dalla Cina e gli interessi geostrategici degli Stati Uniti.
LA VISIONE GEOPOLITICA
Xi Jinping come “Leader del Sud Globale” nel corso del 2025, ha dimostrato di essere l’unico vero rivale degli Stati Uniti nel panorama geopolitico mondiale, presentandosi come leader del Sud globale in contrapposizione con l’egemonia statunitense e con l’Occidente in generale. Questa postura rappresenta una rielaborazione strategica della competizione sino-americana su scala planetaria, estendendo il conflitto ben oltre il tradizionale asse sino-americano.
Xi Jinping ha scelto un lessico binario che intercetta efficacemente le inquietudini del cosiddetto Sud globale, proponendo un modello di governance mondiale “più equa e stabile” che capitalizza sulla frattura aperta dalle politiche commerciali di Trump. Non è casuale la presenza simbolica di Vladimir Putin e Kim Jong-un come emblemi di un blocco eterogeneo unito dall’obiettivo comune di erodere l’egemonia americana. Questa configurazione geopolitica suggerisce che la competizione sino-americana si sta trasformando in una competizione sistemica fra due modelli di ordine mondiale antitetici.
Per il 2026 Xi Jinping ha delineato un doppio programma, con la seconda priorità che è garantire l’indipendenza della Cina rispetto alle tecnologie occidentali. Da questo desiderio nascono investimenti massicci in intelligenza artificiale, semiconduttori, robotica e biotecnologie. Tale strategia di autonomia tecnologica rappresenta un tentativo di ridurre la dipendenza cinese da catene di approvvigionamento globali controllate da attori occidentali, consolidando così l’autonomia strategica.
ANALISI FILOSOFICO-POLITICA DEL PENSIERO STRATEGICO CINESE
Il pensiero di Xi Jinping incorpora elementi significativi di realismo politico classico, riconoscendo che nelle relazioni internazionali la potenza costituisce il criterio ultimo di valutazione. La citazione di Tucidide non è un esercizio accademico, ma un avvertimento politico fondato su una lettura realistica delle dinamiche internazionali. Simultaneamente, il punto 13 del pensiero di Xi promuove l’edificazione di una “comunità con futuro condiviso per l’umanità”, dove il sogno cinese è strettamente collegato ai sogni dei popoli di altre nazioni e realizzabile unicamente in un ambiente internazionale pacifico.
Da tale futura visione di politica internazionale emergerebbe una dialettica affascinante fra potenza pacifica e deterrenza armata: la Cina si presenta come potenza “pacifica”, e allo stesso tempo invita gli altri ad adattarsi alla sua ascesa, configurando un bivio fra dialogo e scontro.
Xi Jinping, in buona sostanza, ha metaforicamente messo in chiara evidenza pubblica le linee concrete della sua politica estera sostanziale: la domanda non è più se la Cina avanzerà, ma come e a quale prezzo il resto del mondo sceglierà di rispondere.
CONCLUSIONI E IMPLICAZIONI GEOPOLITICHE FUTURE
L’incontro recente rappresenta una chiara posizione unilaterale cinese che non può prescindere dallo scontro armato se non si avvia un dialogo definibile come G2, ove Cina e Stati Uniti reciprocamente si trattino da soggetti mondiali di pari rango.
La giornata segnala un nuovo spartiacque geopolitico: da un lato l’asse Pechino-Mosca-Pyongyang che si offre al Sud del mondo come alternativa all’egemonia occidentale e dall’altro un Occidente più diviso e un’America percepita come imprevedibile.
Le tragedie della storia non devono ripetersi, secondo la prospettiva cinese.
Xi Jinping ha posto la domanda fondamentale che definirà il corso del XXI secolo: le due superpotenze possono creare un nuovo paradigma di coesistenza paritaria, oppure condanneranno il mondo a un conflitto evitabile?
La risposta determinerà se il XXI secolo sarà il “secolo cinese” pacifico, caratterizzato da una governance multipolare e collaborativa, o il secolo della Grande Guerra del Pacifico, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per l’intera comunità internazionale.
Ovviamente confidiamo e propendiamo per una soluzione pacifica e duratura in cui i protagonisti diano corso ad un “un secolo pacifico”.
Aggiornato il 21 maggio 2026 alle ore 11:30
