Usa, Scott Bessent: controlliamo Hormuz

Gli Stati Uniti starebbero “aprendo” lo stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent: “Abbiamo il pieno controllo” dello stretto, ha detto il segretario in un’intervista a Fox. Due petroliere battenti bandiera Usa avrebbero già attraversato Hormuz. “Le forze americane stanno assistendo attivamente gli sforzi volti a ripristinare il transito per la navigazione commerciale. Come primo passo, due navi mercantili battenti bandiera statunitense hanno attraversato con successo lo stretto di Hormuz e stanno proseguendo il loro viaggio in sicurezza”, ha scritto il Centcom su X. Gli Emirati Arabi Uniti, quasi simultaneamente, hanno denunciato un attacco iraniano con droni contro una petroliera della Adnoc nello stesso tratto di mare. “Prendere di mira il traffico marittimo commerciale e utilizzare lo stretto di Hormuz come strumento di coercizione economica o ricatto rappresenta un atto di pirateria da parte del Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane” ha affermato il Ministero degli Esteri degli Emirati, aggiungendo che non ci sono stati feriti.

Donald Trump non sembra più disposto a tollerare l’equilibrio precario fatto di “nessun accordo, nessuna guerra”. Per forzare i tempi, il tycoon ha svelato l’operazione Project Freedom. “Il presidente vuole agire. Non vuole restare con le mani in mano. Vuole fare pressione. Vuole un accordo” ha dichiarato ad Axios un alto funzionario statunitense. Ma i negoziati restano impantanati, rallentati da diffidenze reciproche e da una catena decisionale iraniana opaca. “Ci sono colloqui. Ci sono offerte. Le loro non ci piacciono. Le nostre non piacciono a loro. Non conosciamo ancora la situazione del leader supremo. E stanno portando messaggi a mano nelle grotte o ovunque lui o chiunque altro si nasconda. Questo rallenta il processo” ha dichiarato una fonte vicina al presidente Donald Trump. All’interno dell’amministrazione americana emergono visioni divergenti. Da un lato chi, come Steve Witkoff, invita a proseguire sulla via diplomatica con una lettura più ottimista. Dall’altro, chi teme che l’intero impianto negoziale possa saltare da un momento all’altro. “Stiamo esaminando i contorni concreti di un accordo realizzabile a breve, oppure li farà saltare in aria completamente” ha affermato l’alto funzionario.

Il portavoce degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, conferma che una controproposta americana è sul tavolo, ma senza sbilanciarsi. “Il messaggio americano è stato ricevuto tramite il Pakistan e non discuterò i dettagli delle questioni sollevate in questo momento, poiché sono ancora oggetto di valutazione”, ha detto Baghaei ai giornalisti. Il megafono ha affermato che la prassi americana di avanzare “richieste eccessive e irragionevoli” rendeva la proposta “difficile da prendere in considerazione”. Le informazioni che circolano sui media riguardo ai negoziati sul programma nucleare iraniano sono “in gran parte speculative”, ha aggiunto. “Le questioni sollevate in merito all’arricchimento o ai materiali nucleari sono puramente speculative e, in questa fase, non stiamo discutendo altro che la fine della guerra. La direzione che prenderemo in futuro sarà decisa in seguito”, ha concluso.

MELONI A EREVAN: PREVENIRE È MEGLIO CHE REAGIRE

Nel frattempo è in corso a Erevan l’ottava riunione della Comunità politica europea. Dopo la plenaria, il confronto si è spostato su un tema chiave: come mantenere unità e coerenza in un tempo segnato da shock multipli. Sul tavolo, due direttrici principali: da una parte la resilienza e le minacce ibride, dall’altra la sicurezza economica nella transizione verde. Tra i protagonisti del summit è emersa la presidente del consiglio Giorgia Meloni, coinvolta anche nel confronto sull’Ucraina insieme a Volodymyr Zelensky. “La migrazione è parte integrante della poli-crisi, nessuno può affrontarla da solo. La cooperazione è quindi fondamentale. Negli ultimi anni abbiamo compiuto passi avanti molto importanti a livello dell’Unione europea”, ha detto la premier prendendo parte al panel Maintaining European unity and coherence in times of polycrisis. Meloni ha poi indicato il passaggio che, secondo Roma, l’Europa deve compiere: “Al livello Ue negli ultimi anni abbiamo dimostrato la nostra capacità di rispondere alle emergenze, con la crisi pandemica, con l’Ucraina. Ma penso anche che ora dobbiamo fare un salto di qualità. Ciò significa passare dalla nostra capacità di reagire alla nostra capacità di anticipare”.

Resta sullo sfondo anche il dossier dei rapporti transatlantici. Da tempo negli Stati Uniti si discute di un possibile ridimensionamento della presenza militare in Europa. “Noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella capacità di risposta. È una scelta che non dipende da me, personalmente non la condivido, l’Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto sempre in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq. Alcune cose dette nei nostri confronti non le considero corrette”. Infine, la premier ha confermato il viaggio di Marco Rubio a Roma, in programma questa settimana. “Penso di sì”, ha risposto Giorgia meloni alla domanda se vedrà il segretario di Stato Usa.

Aggiornato il 04 maggio 2026 alle ore 16:38