Piano del Centcom in Iran: attacchi “brevi e potenti”

The storm is coming, sta arrivando la tempesta. È questo il messaggio che Donald Trump ha affidato, ancora una volta, al suo social Truth. “Niente può fermare ciò che sta arrivando”, ha aggiunto il presidente Usa, riguardo al blocco dell’Iran e dello stretto di Hormuz. È lecito aspettarsi degli svolgimenti imminenti nel Golfo persico, con Teheran che starebbe soffrendo e Trump pronto a chiudere un accordo sul nucleare iraniano. Il presidente ha richiamato i risultati di un sondaggio Harvard Harris, secondo cui una solida maggioranza dell’opinione pubblica americana appoggerebbe la sua linea dura sull’interruzione del programma nucleare iraniano. Sul piano diplomatico, gli Stati Uniti restano in attesa di una proposta di pace aggiornata da Teheran, che – secondo fonti vicine alla mediazione citate da Cnn – potrebbe arrivare entro 24 ore. Il negoziato, ha spiegato lo stesso Trump, prosegue ora “telefonicamente”, complice l’interruzione dei voli di lunga percorrenza verso Islamabad. Una modalità imposta dopo il fallimento del primo round in presenza e la cancellazione del secondo incontro. Sul fronte opposto, il comandante delle forze aerospaziali dei pasdaran, Majid Mousavi, ha avvertito che Teheran risponderebbe con “attacchi lunghi e su vasta scala” a eventuali operazioni militari statunitensi. “Abbiamo visto la sorte delle vostre basi nella regione; vedremo anche quella delle vostre navi”, ha dichiarato.

Secondo indiscrezioni, il presidente americano dovrebbe ricevere nelle prossime ore un aggiornamento operativo dai vertici militari, a partire dall’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom. Un briefing che conferma come l’opzione militare resti sul tavolo per superare l’attuale stallo negoziale. Tra gli scenari valutati – riporta Axios – figurano operazioni mirate: dalla presa parziale dello stretto di Hormuz per garantirne la riapertura al traffico commerciale, fino a raid mirati per mettere in sicurezza le scorte di uranio altamente arricchito. Al briefing dovrebbe partecipare anche il capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Dan Caine. Non è un precedente irrilevante: un incontro analogo, tenuto il 26 febbraio, precedette di due giorni l’avvio delle operazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Israele. Secondo una fonte vicina al tycoon, quel passaggio fu determinante per la scelta di entrare in guerra.

Il Centcom avrebbe già predisposto un piano basato su attacchibrevi e potenti”, mirati soprattutto a infrastrutture strategiche iraniane, con l’obiettivo di forzare un ritorno al tavolo negoziale. In parallelo, resta sullo sfondo l’ipotesi di un’operazione terrestre limitata nello stretto di Hormuz, così come quella – già valutata in passato – di un intervento delle forze speciali per neutralizzare le riserve nucleari iraniane. Trump, interpellato da Axios, ha indicato nel blocco navale uno strumento “un po’ più efficace dei bombardamenti”. Una leva che, secondo fonti vicine al dossier, rappresenterebbe oggi la principale carta negoziale di Washington, pur lasciando aperta la porta a un’escalation militare qualora Teheran non dovesse fare concessioni. Resta infine alta l’attenzione sulle possibili contromosse iraniane: i pianificatori statunitensi stanno valutando il rischio di una risposta militare diretta contro le forze americane nella regione, in caso di attuazione di un blocco o di nuove operazioni. Uno scenario che alimenta ulteriormente l’incertezza in un’area già cruciale per gli equilibri geopolitici globali.

Aggiornato il 30 aprile 2026 alle ore 17:04