L’espressione “pace giusta” riferita alla guerra tra la Federazione Russa e l’Ucraina è un concetto privo di un reale e concreto contenuto. La pace è sempre e comunque giusta! L’obiettivo dovrebbe essere una pace possibile. Qualsiasi tentativo funzionale a far cessare le ostilità dovrebbe essere favorevolmente accolto dalle persone che hanno un minimo di buonsenso.
Dopo quasi quattro anni di un feroce conflitto armato che ha provocato centinaia di migliaia di morti da entrambe le parti belligeranti e devastato l’Ucraina, è indispensabile e indifferibile una soluzione pragmatica che permetta di salvare la faccia di tutti gli attori diretti ed indiretti coinvolti nella guerra. È ormai chiaro che né Vladimir Putin né tantomeno Volodymyr Zelensky possono permettersi il lusso di perdere la guerra. Un insuccesso della “operazione militare speciale” dell’esercito russo avrebbe significativi riflessi politici nella federazione Russa e forse la fine politica dello stesso zar russo. Tuttavia, potrebbe, suo malgrado, accontentarsi di una “vittoria mutilata” perché non ha conseguito l’obiettivo prioritario di un cambio di regime a Kiev rendendo l’Ucraina un altro Paese satellite della Federazione Russa. Lo stesso presidente ucraino, che aveva puntato tutte le sue carte su una improbabile vittoria sull’invasore russo, grazie al sostegno del precedente presidente americano Biden e dell’Europa, sarebbe spazzato via dagli stessi ucraini. Un onorevole accordo sul conflitto consentirebbe al Presidente Ucraino di passare alla storia come l’eroe che è riuscito comunque a contrastare l’armata rossa.
Più comoda la posizione per Donald Trump che si era sì impegnato durante la campagna elettorale per le presidenziali negli Usa, durante le quali ha reiteratamente affermato che avrebbe risolto il conflitto russo ucraino in 24 ore. Anche se ha sempre addebitato a Joe Biden la colpa di aver sostenuto la guerra a spese del contribuente americano. Al presidente statunitense andrebbe il merito di essere stato l’artefice dell’inizio del processo di pace. In caso di mancato accordo, Trump è forse l’unico tra i leader mondiali che è nelle condizioni di potersi sfilare passando la patata bollente all’Europa, in quanto potrà affermare che non ha lasciato nulla di intentato per raggiungere l’obiettivo quantomeno di un cessate il fuoco.
Il paradosso è che sono stati gli stessi leader europei che gli hanno dato il destro per un eventuale disimpegno modificando il piano in 28 punti elaborato dagli Stati Uniti per iniziare il processo di pace. Piano che, come quello per Gaza, poteva essere suscettibile di modifiche in corso d’opera. L’Europa e i suoi leader apertamente schierati con Zelensky salverebbero la faccia davanti alle rispettive opinioni pubbliche dei loro paesi che sono stanchi di sostenere una guerra senza sbocchi.
Conflitto senza fine che sta sottraendo risorse finanziarie al welfare dei propri paesi. Se ne gioverebbe l’economia continentale per il fatto che scenderebbe il costo dell’energia prodotta da fonti fossili, grazie al ritorno “ufficiale” sul mercato della produzione di gas e petrolio russo. Dal punto di vista geopolitico, il ritorno ad una relativa indipendenza della Russia dalla influenza cinese. Per quanto attiene le spese per il cosiddetto riarmo europeo, come deterrenza da una presunta invasione russa di altri paesi dell’est, potrebbe essere meglio dilazionata nel tempo. In un momento storico in cui in tutti i paesi del mondo occidentale è esploso il debito pubblico sovrano raggiungendo livelli che sono ormai prossimi alla insostenibilità. Debiti pubblici sui quali si pagano interessi che vengono sottratti agli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali e allo stato assistenziale. Con riflessi negativi sul consenso politico.
Nelle condizioni date occorre, comunque, fare un plauso al presidente Trump che si è speso, speriamo che non molli, per trovare una soluzione pragmatica che faccia cessare lo stillicidio quotidiano dei bombardamenti russi e dei morti civili e sul campo di battaglia. Una soluzione coreana ovvero la cristallizzazione della situazione attuale sul campo potrebbe essere il compromesso meno doloroso per le parti. Torna utile ricordare che la guerra di Corea è iniziata nel 1950 con l’invasione del sud della Corea dall’esercito del nord e si è conclusa con un armistizio nel 1953. La divisione tra le due Coree è stata tracciata lungo il 38 esimo parallelo dividendo il Paese in uno stato di “guerra congelata”. Armistizio tra la Corea del Nord, comunista, e della democratica Corea del Sud, che regge ancora dopo ben 72 anni. La soluzione coreana è il minore dei mali!
Aggiornato il 12 dicembre 2025 alle ore 11:31
