Il primo ministro del Regno Unito Winston Churchill nonostante avesse vinto, insieme agli Stati Uniti e agli alleati la Seconda guerra mondiale contro il nazismo, perse le elezioni subito dopo la fine del conflitto. Eppure, per gli storici è ancora oggi considerato uno dei politici più illuminati della storia della corona inglese. Seppe comprendere prima degli altri leader del tempo la pericolosità di Adolf Hitler. Il regime teocratico degli ayatollah è meno pericoloso del nazismo? Continuo a pensare, ora come allora, che schierarsi con gli Stati Uniti e Israele contro la feroce e sanguinaria teocrazia iraniana e dei suoi proxy di Hamas a Gaza, gli Hezbollah in Libano degli Houti in Yemen dovrebbe essere la normalità per chi si dichiara democratico e per chi crede nei valori dell’Occidente. La storia dovrebbe essere maestra. Nel conflitto tra gli Stati Uniti e Israele contro la teocrazia sanguinaria di Teheran le opposizioni al Governo Meloni da che parte stanno? Qual è la posizione dell’Unione europea? Il mondo deve sottostare al ricatto dei tagliagole di Teheran per motivi economici legati al petrolio e al gas? Al Governo, negli Usa e in Israele, il presidente Donald Trump e il primo ministro Benjamin Netanyahu ricevono in regolari e democratiche elezioni un mandato pro tempore. Chi governa in democrazia è sempre alla mercé del corpo elettorale che ha il potere di cambiare idea alle prossime elezioni.
È un fatto che il presidente degli Stati Uniti non abbia mai goduto di buona stampa sia nel primo che nel suo secondo e ultimo mandato. L’ostilità preconcetta, a prescindere, di certi media e opinionisti è certamente aiutata da un modello di comunicazione del tycoon statunitense che è lontana anni luce dagli standard utilizzati dai leader occidentali. Personalmente preferisco un linguaggio schietto piuttosto che la tipica comunicazione paludata dei politici nostrani ed europei. Nei confronti, invece, del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu l’atteggiamento dei giornali cosiddetti “progressisti” non è solo preconcetto ma assume venature decisamente irritanti per chi come me continua a considerare lo Stato ebraico il baluardo, nel Medio Oriente, della democrazia di stampo occidentale. Entrambi i leader a breve si dovranno misurare con gli elettori: il presidente americano con le elezioni di mid term e per il primo ministro israeliano le elezioni legislative. Saranno, quindi, gli elettori americani e israeliani che valuteranno gli atti di Governo di Trump e Netanyahu comprese le loro decisioni nella guerra con l’Iran, a Gaza e in Libano. Costoro affermano “che non sono contro gli Stati Uniti o Israele ma contro il pazzo statunitense e il genocida israeliano”. Non sono antisemiti ma antisionisti. Non appoggiano i terroristi: di Hamas, gli Hezbollah e gli Houti ma le loro azioni sono giustificate perché Israele opprime i palestinesi. E poi non si esporta la democrazia! Sono certo che l’inquilino pro tempore della Casa Bianca sarebbe stato ferocemente criticato anche se non fosse intervenuto a seguito della criminale repressione adottata dagli ayatollah contro i manifestanti pro democrazia al grido “Donna, vita, libertà”.
Per quanto riguarda il primo ministro israeliano, democraticamente eletto, la sua colpa è quella di presiedere un Esecutivo nel quale risultano essere determinanti per la maggioranza alla Knesset i partiti religiosi e ultraconservatori. Da quale pulpito. Personaggi che pur di conquistare il potere in Italia sarebbero disposti a fare il patto con il diavolo ovvero allearsi con l’estrema sinistra, i movimenti estremisti e oggi addirittura con movimenti politici organizzati dell’islamismo. Difendere l’esistenza stessa di Israele e della popolazione dello Stato ebraico, dal regime degli ayatollah e dei suoi proxy, che hanno sempre avuto come obiettivo il loro annientamento, con l’uso da parte di Israele della forza militare “è criminale e genocida”. È facile per chi non subisce le azioni terroristiche quotidiane dalla nascita dello Stato di Israele. Torna utile ricordare che la reazione di Israele contro Hamas è stata scatenata dall’eccidio del 7 ottobre 2023 quando i terroristi hanno massacrato oltre 1.200 persone per il solo fatto di essere ebrei. Ovviamente anche in questo caso la risposta del Idf è stata sproporzionata. Parrebbe che il presidente americano stia perdendo consensi tra gli elettori e forse potrebbe diventare un’anatra zoppa se perde le elezioni di mid term. Diversa è la situazione di Netanyahu che ancora gode di un largo consenso nell’elettorato israeliano che vive sulla propria pelle la violenza terroristica. Entrambi passeranno alla storia in senso positivo o in negativo. Dipende se la guerra sarà risolutiva per un cambio di regime in Iran. “I politici pensano alle prossime elezioni, gli statisti alle future generazioni”!
Aggiornato il 17 aprile 2026 alle ore 10:59
