I risultati definitivi alle elezioni politiche in Finlandia, per il rinnovo dei 200 membri del Parlamento unicamerale, segnano la sconfitta della giovane premier socialdemocratica Sanna Marin. La stessa primo ministro ha riconosciuto la vittoria degli avversari politici conservatori. Il sistema elettorale finlandese è proporzionale e quindi al primo ministro in pectore Petteri Orpo sarà conferito l’incarico di formare l’esecutivo. È prassi in Finlandia, che venga dato l’incarico al leader del partito conservatore che ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti, il compito di formare il governo. Sarà molto probabile la formazione di un governo di coalizione. La vittoria alle elezioni politiche in Finlandia dei conservatori e della destra cosiddetta populista confermano un trend che può diventare una slavina per gli equilibri che si erano negli anni consolidati nell’Unione europea. Anche in Bulgaria si sono tenute le elezioni politiche anticipate, le quinte in due anni, dove non sarà, ancora una volta, facilissimo formare un governo anch’esso necessariamente di coalizione.
La maggioranza relativa è stata conquistata dal partito “Gerb” guidato da Bojko Borisov, seguito al secondo posto dai liberali del ex premier Kiril Petkov. Significativo è stato l’incremento dei voti della formazione filorussa Vazrazhdane (Rinascita) e antieuropea. La sostanza è che sembra inesorabile la crescita dei conservatori europei e la crescita dei partiti euroscettici. È questa la ragione per la quale l’attuale nomenklatura europea è terrorizzata dal fatto che le elezioni del 2024 potrebbero essere una vera e propria rivoluzione nella governance bizantina dell’Unione europea sempre più lontana dal sentire dei “cittadini” europei. Sarà più complicato per la diarchia franco-tedesca imporre la loro leadership. I partiti europei che si richiamano ai valori di centrodestra, per dare una scossa alla crisi della rappresentanza, si devono coalizzare e proporre agli elettori, che eleggeranno i propri rappresentanti al Parlamento europeo, una nuova politica comune che operi secondo le regole democratiche ovvero un governo di maggioranza legittimato da un voto popolare in tutti i Paesi membri e una minoranza che si prepara per le prossime elezioni all’alternanza di governo. Una vera unione politica sul modello degli Stati federali dove alcune competenze dovranno essere dell’Unione europea come ad esempio: una politica estera comune, una difesa comune e una vera unione monetaria con una Banca centrale che deve svolgere la funzione di creditore di ultima istanza. Se non si riforma il sistema politico europeo i cittadini la considereranno sempre più lontana dai loro bisogni e destinata al fallimento!
Aggiornato il 04 aprile 2023 alle ore 10:04
