Iran, sanzioni e tensioni

Sanzioni, tensioni, terrore, orgoglio. Le cronache dall’Iran corrono sul filo del rasoio, tra diritti umani negati e voglia di rinascita. Il tutto in un Paese dove si susseguono le proteste anti-governative dal 16 settembre, ovvero dalla morte di Mahsa Amini, la 22enne curda deceduta in custodia dopo l’arresto della polizia morale e ritenuta colpevole di non aver indossato il velo in maniera corretta.

L’Unione europea, dal canto suo, inserisce altri 37 funzionari ed enti iraniani nella lista nera per il congelamento dei beni e il divieto di rilascio dei visti a causa della repressione di chi protesta da parte di Teheran. Stando a quanto indicato da fonti diplomatiche citate da Afp, il quarto pacchetto di sanzioni è adottato dai ministri degli Esteri Ue riuniti a Bruxelles.

“Al popolo iraniano: vi ascoltiamo. L’Ue continuerà a sostenere la vostra aspirazione alla libertà e alla dignità. Il quarto pacchetto di sanzioni adottato è un chiaro messaggio che non ci fermeremo di fronte alle violazioni dei diritti umani in Iran”. Così su Twitter il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Tra l’altro, Josep Borrell, Alto rappresentante della politica estera Ue, evidenzia che per designare le Guardie Rivoluzionarie iraniane come un’organizzazione terroristica serve prima una sentenza in un tribunale di uno Stato membro e solo dopo si può lavorare al livello europeo.

E Teheran che dice? Risponde alla sua maniera, annunciando che intraprenderà azioni reciproche contro le politiche “fallimentari” dell’Ue e del Regno Unito nei confronti dell’Iran. Questo quanto dichiarato dal portavoce del ministero degli Esteri Nasser Kanani. Lo stesso ministero fa sapere che “le sanzioni contro l’Iran indicano la loro incapacità mentale a comprendere in modo corretto la realtà dell’Iran come anche la loro perplessità di fronte al potere dell’Iran”.

Francamente, quello che non si comprende è far finta di niente davanti a un Paese dove i manifestanti sono condannati a morte, dove i cronisti vengono rinchiusi dietro le sbarre, dove una donna che cammina per strada viene colpita così, senza senso, da un militare e dove le prigioniere del carcere di Evin fanno sentire la loro voce, chiedendo lo stop alle esecuzioni. Perché succede questo. E succede ogni giorno.