Caro maturando, preparati a combattere

Caro maturando,

ci siamo. Cinque anni sono volati via, il percorso è quasi concluso e manca soltanto l’atto finale. 

Da professore, seduto da questa parte della cattedra, so bene quale sarebbe il copione da recitare in questo momento. Dovrei guardarti negli occhi e dirti che, dopo questo esame, andrà tutto bene; che il mondo là fuori è una tela bianca pronta ad accoglierti. Dovrei augurarti il meglio, esortarti a inseguire i tuoi sogni e a coltivare le tue ambizioni. Potrei riempirti la testa di quella retorica consolatoria che tanti adulti dispensano con leggerezza, assicurandoti che, in un modo o nell’altro, ce la farai.

Ma, se devo essere profondamente onesto con te ˗ e credo che la verità sia l’ultimo autentico atto d’insegnamento che ti devo ˗ non posso fare a meno di dirti che la realtà è molto più complessa. E sento il dovere di mostrartela per quello che è, senza filtri né finzioni.

Ti affacci su un’Italia in cui il merito è un concetto sempre più svuotato di significato. Non lasciarti ingannare dalla propaganda o dai cambi di etichetta: il fatto che il nostro Ministero si fregi oggi del titolo di “Ministero del Merito” appare come una mera operazione di facciata, uno specchietto per le allodole che rende la situazione ancora più ironica, quasi beffarda.

La realtà che ti attende è quella di un Paese in cui l’ascensore sociale sembra essersi fermato. Un Paese dove, troppo spesso, non conta quanto vali, quanto hai studiato o quante notti hai trascorso sui libri: conta di chi sei figlio, di chi sei nipote, di chi sei partner, amico, amante o protetto.

L’Italia si sta riducendo sempre più in un sistema che premia unicamente privilegi, relazioni, appartenenze, ruffiani e miracolati. Un sistema spesso blindato, nel quale farsi strada da soli, senza appoggi o protezioni, può diventare un'impresa titanica. Accade sistematicamente nelle università e nel mondo della ricerca; accade anche in quei settori che, più di altri, dovrebbero nutrirsi esclusivamente di talento e merito: l’informazione, l’editoria, il cinema, la musica, lo spettacolo, lo sport e le arti. Per non parlare della politica.

Molti degli ideali che oggi coltivi rischiano di scontrarsi con logiche di potere, convenienze e dinamiche di subordinazione alle quali ti verrà chiesto, apertamente o implicitamente, di adattarti.

L’alternativa esiste, certo: scegliere di non piegarsi. Ma spesso significa accettare una strada tutta in salita, fatta di sacrifici, prevaricazioni e compromessi. Significa convivere con stipendi che il costo della vita erode anno dopo anno e con un’esistenza costellata di rinunce e stenti, conservando però la consapevolezza di aver mantenuto la schiena dritta.

E sia chiaro: non ti dico tutto questo per spegnere il tuo entusiasmo proprio alla vigilia di un passaggio importante come l’esame di maturità. Te lo dico perché la falsa speranza è uno dei veleni più tossici che un adulto possa somministrare a un giovane.

Vorrei che tu affrontassi questa prova a testa alta, custodendo l’ardore, la freschezza e la fame di futuro che hai dentro. Ma vorrei anche che uscissi da quella porta con gli occhi ben aperti.

Il mondo là fuori non ti regalerà nulla e, troppo spesso, non sarà giusto. Sappilo. Impara a difenderti e decidi fin da ora chi vuoi essere quando ti troverai davanti a quelle porte sbarrate.

Ricorda che hai il privilegio di vivere nel Paese più bello del mondo, ma anche in una terra dove spesso prevalgono il cinismo e l’indifferenza e che, un domani, potrebbe non essere in grado di offrirti il futuro che sogni e meriti.

Preparati a combattere.

Per tutto quello che verrà, in bocca al lupo.

Prof. Salvatore Di Bartolo 

Aggiornato il 19 giugno 2026 alle ore 10:54