Mantenersi idealisti

Nel dibattito politico di questi giorni nessuno contesta a Giorgia Meloni la futura presidenza del Consiglio dei ministri. Il Capo dello Stato, al quale spetta di dare il mandato per formare il Governo, non ha ancora iniziato le consultazioni, anche perché il nuovo Parlamento non si è ancora riunito.

Intanto, è già partito il toto-ministri. Sembra che Mario Draghi e il suo ministero stiano collaborando in vista del passaggio di consegne. I risultati elettorali hanno dato un esito certo sul partito e la coalizione di maggioranza. Questa mancanza di contestazioni però, nell’Italia trasformista, rappresenta un silenzio strano. Forse perché il momento è difficile: la pandemia (non sappiamo se sia conclusa o meno), la guerra nel cuore dell’Europa sempre a rischio di complicanze, la conseguente crisi economica composta da inflazione, prezzi dell’energia fuori controllo e altro ancora. Forse molti pensano va avanti tu che a me vien da ridere, augurandosi – chissà – inciampi nel groviglio?

Giorgia Meloni, in effetti, non ha un compito semplice. Se ne rende conto. Punta a ostentare un senso di responsabilità. Tuttavia, le grosse sfide si vincono alzando il tono ideale. A proposito di conservatori, sir Winston Churchill ha vinto per questo la guerra provocata, anche, dall’appeasement di Arthur Neville Chamberlain. Le bollette sono la cosa più urgente per famiglie e imprese, sia in Italia che in Europa. Però, è la guerra ad aver provocato questo disastro. In parte, essa è stimolata dalla convinzione che l’Unione europea non abbia una propria difesa comune e che l’Alleanza Atlantica sia soggetta alla volontà combattiva degli Stati Uniti d’America, sempre a rischio di tentazioni isolazioniste. L’Afghanistan, con quella fuga nottetempo, ha forse rappresentato un pessimo esempio.

Sabato scorso, nel suo intervento alla Coldiretti di Milano, Meloni ha fatto benissimo ad attaccare il Governo della Repubblica federale di Germania. Esso, per mero interesse nazionale, si oppone a calmierare il prezzo del gas, come chiesto da pressoché tutti gli altri Stati membri, per una utilità economica e sociale fondamentale in relazione alla tenuta dell’Unione europea. La sua posizione, però, sarebbe stata tanto più forte se avesse accompagnato ciò con un’adesione all’invito, di Olaf Scholz, di istituire squadriglie aeree per presidiare lo spazio aereo della stessa Ue.

Un liberale non può condividere molte posizioni che Giorgia Meloni aveva da ragazzina. Deve riconoscerle, però, l’idealismo d’allora. Perché quelle posizioni, in quel tempo, non potevano prestarsi a nessun carrierismo. Tra queste vi era la proposta di un esercito europeo. Quell’ideale, adesso, è attualissimo. E proprio un liberale europeista deve chiederle di restare ad esso fedele, oggi.