La guerra dei nemici del Colle

Hic Rhodus hic salta, verrebbe voglia di dire a proposito dell’ostacolo “Quirinale” a double face o doppio taglio: nei confronti del Presidente e nei confronti della procura palermitana. Al punto in cui sono arrivate le cose fra il Colle più alto e la procura più a Sud, resta solo da chiederci quale sarà la prossima mossa di entrambi, posto che uno dei due, il Presidente, pare debba contenere il gioco delle armi in attesa della Suprema Corte, detta anche “campacavallo”, mentre è costretto a stare sotto schiaffo (vedi i parenti di Borsellino, ma non solo) e la procura più rovente sembra bene intenzionata a sparare i missili, a più testate, di cui dispone.

L’ultimo, terra-aria, ha preso di mira padre e figlia, oltre che il senatore Dell’Ultri, con una capacità e precisione di fuoco da fare concorrenza agli infaticabili hezbollah anti-stella-di-Davide. La guerra totale, dunque, in una triangolazione al cui vertice c’è Napolitano e alla base il presidente del Consiglio in carica e quello di prima. Plasticamente appare proprio così. Il fatto è che è in atto l’ultima grande offensiva di stampo mediatico giudiziario politico contro l’ardita costruzione messa in atto da Napolitano, che ha nel governo Monti l’edificio centrale e le strutture portanti in Bersani e Berlusconi-Alfano. Non vi è dubbio che l’offensiva rientri in un quadro strategico che già fu all’opera venti anni fa e che, tra l’altro è sempre stato allerta e in funzione, anche e soprattutto per la mancate riforme istituzionali e sulla giustizia, il cui deficit, oggi, contribuisce a mettere a rischio l’architettura audace e quasi perfetta per il sopraffino perfezionismo dell’artefice. D’altra parte,la struttura strategica che lo contrasta, anche se priva di alcuni protagonisti delle offensive passate, come il fondatore di Repubblica, sa perfettamente che se riesce a mettere in discussione l’immagine del presidente, l’unico che da mesi è in grado di gestire una situazione di enorme complessità, compie il primo dei moti sussultori nei confronti dell’architettura complessa messa in piedi in mezzo a una crisi economica e sociale devastante. La cui difesa a oltranza coincide con la difesa dell’immagine del Quirinale.

Questo sanno perfettamente gli stati maggiori avversari, non ignorando peraltro che la micidiale partita da loro avviata non può avere un finale con la “X”: o si vince o si perde. Siamo sempre ai fondamentali, ovvero allo scontro fra potere giudiziario e potere politico, con la differenza rispetto a prima che oggi il vero potere politicosta in cima al Quirinale. Via lui, via tutti. Il punto in discussione è sicuramente il valore delle prerogative e garanzie presidenzali, ma subito dopo è la tenuta del quadro politico cresciuto secondo lo schema di Napolitano in cui anche l’azzoppamento di un sostegno come quello berlusconiano rischia di innescare reazioni a catena incontrollabili. L’offensiva in atto, al di là della volontà di tutti gli attori in campo, sia a Palermo che a Roma,contiene tutta la forza nucleare di una particella elementare di Higgs capace di un “big bang” distruttivo. Se si valuta bene la situazione, ciò che colpisce è la resistenza di Palermo rispetto a qualsiasi ipotesi di mediazione.

Come se l’intoccabilità togata non debba mai fare i conti con gli altri poteri dello stato, a cominciare dal Quirinale con le sue costituzionali prerogative, ma anzi ribadendo le proprie ragioni (che in punto di Costituzione e di diritto non paiono così forti) e continuando sulla stessa linea di prima, semmai allargando a macchia d’olio la leggendaria inchiesta stato-mafia che, esattamente come il doppio stato, il terzo livello, lo stato criminale ecc., costituisce il nesso simbolico fra tutti i pasaggi repubblicani ispirati, sostanzialmente, alla illegalità, al crimine, all’alleanza con la mafia ecc. Chi sta dunque contro il Quirinale possiede una strategia da non sottovalutare perchè il suo mix di manicheismo e giacobinismo procede a passi chiodati coinvolgendo gli estremismi giustzialisti di Di Pietro e di Grillo, in concorrenza fra loro, più vastissime frange di Vendola, con onde sussultorie fin dentro il Pd. Un Pd abbastanza con Napolitano, per ora, ma domani chissà. Ce lo farà sapere, prima e meglio degli altri, il Tg3.

Aggiornato il 09 aprile 2017 alle ore 01:38:52