Donatella Pandimiglio: “Nata libera, una vita tra teatro, musica e parole”
Donatella Pandimiglio © Riproduzione riservata

Attrice, cantante e scrittrice, Donatella Pandimiglio porta in scena Nata libera, un viaggio personale e artistico fatto di musica, emozioni, incontri e libertà. Un titolo che racconta non solo il suo spettacolo, ma anche una filosofia di vita: quella di chi ha scelto di seguire la propria passione per l’arte, attraversando momenti difficili senza rinunciare alla propria indipendenza. Dal teatro alla scrittura, passando per incontri importanti come quelli con Gigi Proietti e Nicola Piovani, Donatella ripercorre il suo percorso e ci racconta la donna e l’artista di oggi.

Nata libera è un titolo molto potente. Donatella, cosa significa oggi per te essere “nata libera” e quanto questa libertà ha influenzato le tue scelte artistiche e personali?

Direi che questo titolo l’ho voluto con forza perché mi rappresenta, sia per quello che faccio oggi nella preparazione e nella creazione di questo spettacolo, sia per la mia intima natura di indipendenza e quindi di libertà. Libertà di poter scegliere, affidandomi al mio grande amore e alla mia passione per il teatro, per la musica e per l’arte scenica, anche quando nelle fasi difficili ci si può sentire persi e, a volte, disorientati.

Nel tuo spettacolo la musica diventa anche un modo per raccontare emozioni, incontri e momenti di vita. Qual è il filo conduttore che lega le canzoni e le storie che porti in scena?

In qualche modo la libertà è un filo sottile che tiene legato tutto, a partire dal modo di scegliere anche cosa cantare e cosa raccontare, con la voglia univoca di voler far salire il pubblico in questo bel viaggio nel mio mondo artistico.

Il tuo libro Note sembra quasi proseguire sulla pagina il racconto iniziato sul palcoscenico. Che rapporto c’è tra la Donatella che canta, quella che recita e quella che scrive? Sono tre anime diverse o tre espressioni della stessa persona?

Assolutamente tre espressioni della stessa persona.

Nella tua lunga carriera hai interpretato personaggi, canzoni e storie molto diverse. C’è una “nota” della tua vita, un incontro o un momento professionale che senti abbia cambiato profondamente il tuo percorso?

Sicuramente il mio incontro chiave, quello che ha segnato il grande salto, è stato attraverso lo spettacolo I 7 Re di Roma, prodotto da Pietro Garinei, fondatore del Teatro Sistina, con Gigi Proietti e il maestro Nicola Piovani, con i quali ho poi collaborato molto negli anni.

Il teatro dal vivo richiede sempre un rapporto speciale con il pubblico. Che cosa accade dentro di te quando si alzano le luci e davanti a te trovi gli spettatori? E cosa speri che portino a casa dopo aver visto Nata libera?

Naturalmente è un crescendo che parte da lontano: da quando decidi cosa vuoi fare, poi chiudi gli accordi con il teatro in cui ami andare in scena, scrivi, progetti, provi. Poi si avvicina il debutto e tutto accelera fino al “chi è di scena”.

Dentro esplode una miscela unica: un misto di preoccupazione di ricordarsi tutto, che tutto vada liscio, che il pubblico accolga con emozione e gioia quello che non vedi l’ora di donargli.

È meraviglioso poter finalmente ancora una volta vivere quella sensazione di gioire insieme, con emozioni condivise sulla stessa lunghezza d’onda: il miracolo straordinario del teatro. E spero che ciascuno spettatore possa portarselo nel cuore tornando a casa.

Se dovessi scegliere una sola nota per raccontare la Donatella Pandimiglio di oggi, quale sarebbe e perché?

In senso descrittivo direi sempre desiderosa di mettermi in gioco con stimoli nuovi. In senso musicale, il DO, che rappresenta l’inizio di ogni ottava sul pianoforte e che, dal suo stesso suono, trasmette centralità, forza e determinazione: qualità che ti suggeriscono di andare sempre avanti.

Aggiornato il 12 ottobre 2026 alle ore 17:13