Torna in sala uno dei capolavori di Orson Welles. L’infernale Quinlan (Touch of Evil), noir del 1958, interpretato dallo stesso cineasta insieme a Charlton Heston, Janet Leigh e Marlene Dietrich, approda nuovamente al cinema dal 5 ottobre, distribuito dalla Cineteca di Bologna. Il film, tra i titoli più celebri e travagliati della filmografia wellesiana, viene proposto in versione restaurata in 4K nella “reconstructed director’s cut” di 111 minuti, ricostruita nel 1998 sulla base di 58 pagine di appunti lasciati dal regista. A rendere leggendario il film è soprattutto il piano-sequenza iniziale, una lunga inquadratura senza stacchi che attraversa diversi ambienti e segue l’azione fino all’esplosione di una bomba. Un prodigio tecnico-narrativo che Welles ha considerato tra le riprese più costose della sua carriera. “Ho realizzato un’unica inquadratura che si spostava attraverso tre stanze, con quattordici attori”, ha spiegato il regista, sottolineando come la complessità di simili soluzioni fosse legata soprattutto ai costi e alla fiducia dei finanziatori. Come ha osservato il critico Jacques Lourcelles, “il piano-sequenza in Welles non cerca di nascondere il proprio virtuosismo, ma si impone allo spettatore e contribuisce direttamente alla suspense”.

Il ritorno in sala permette, inoltre, di riscoprire il film nella versione più vicina alle intenzioni dell’autore. La ricostruzione del 1998 si basa sulle indicazioni che il regista ha sottolineato dopo aver visto una versione del montaggio sulla quale non ha avuto il controllo definitivo. Nei suoi appunti il regista ha chiesto di rispettare con precisione le proprie scelte di ritmo, inquadratura e montaggio. Il recupero restituisce così al pubblico uno dei titoli più rappresentativi del cinema di Welles. Il film, da un “giallo” di Whit Masterson, racconta la storia di un poliziotto messicano, Ramon Miguel Vargas (Charlton Heston), che si trova ad affiancare un ambiguo ispettore americano, Hank Quinlan (Orson Welles), nelle indagini sull’uccisione di un ricco proprietario terriero. Scenario della vicenda è Tijuana, un’immaginaria cittadina al confine fra Stati Uniti e Messico (ricostruita a Venice, in California). Ben presto Vargas scopre che Quinlan ha un’idea molto personale della giustizia. L’ispettore, infatti, non esita a falsificare le prove pur di far combaciare la realtà con le proprie convinzioni. La verità alla fine emerge, ma numerose difficoltà. Pare che il personaggio di Marlene Dietrich non fosse previsto nella sceneggiatura. Ma, dopo una visita casuale sul set, la diva è stata inserita nel cast per interpretare la zingara. Un fatto è certo: la produzione ha imposto al regista diverse scelte non gradite. A cominciare dal coprotagonista. Welles si è lamentato: “Mi hanno dato Heston, biondo di un metro e novanta, per fare un poliziotto messicano”.
Più che per l’intreccio da tipico hard-boiled, il film si caratterizza per la sua atmosfera plumbea e ossessiva, sottolineata dalla mobilissima macchina da presa di Welles e dalla colonna sonora torbida di Henry Mancini, che rilegge elementi jazz, ritmi latini e sfumature rock and roll. Come ha scritto James Naremore nel suo libro Orson Welles. Ovvero la magia del cinema (Marsilio, Venezia 2023), “L’infernale Quinlan resta il più straordinario ed emozionante dei suoi film, quello in cui riescono in qualche modo irripetibile ad armonizzarsi il grande uomo di spettacolo, il polemista politico, il romantico irriducibile, il filosofo moralista, il talento surreale: tutti i punti di forza e le specialità del repertorio wellesiano”. Come ha dichiarato lo stesso maestro del cinema al collega Peter Bogdanovich, nel celebre libro Il cinema secondo Orson Welles (il Saggiatore, Milano 2016), L’infernale Quinlan “è stata un’esperienza traumatica, tremenda. Perché ero sicurissimo. Venivano a farmi i complimenti tutte le sere per i giornalieri, e mi chiedevano: Quando vieni a firmare un contratto per quattro o cinque film? Vieni, per favore. Mi chiedevano tutti i giorni di firmare un contratto. Poi hanno visto la versione montata e mi hanno vietato l’accesso agli stabilimenti di produzione. Il film era troppo cupo e nero e strano, per loro”.
Aggiornato il 01 ottobre 2026 alle ore 18:38
