Matilde Serao, una pioniera dell’emancipazione femminile
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La figura di Matilde Serao assume un particolare rilievo non solo per il contributo fornito all’ affermazione del ruolo femminile nella società civile, ma anche e soprattutto per la modernità del suo pensiero, che ne fece una rara avis rispetto ai suoi tempi. Nacque nel 1856 a Patrasso da Paolina Borely, discendente da una nobile famiglia di Trebisonda, e da Francesco Serao, avvocato e giornalista, esule in Grecia in quanto antiborbonico. Trascorse la sua infanzia a Napoli, dove la famiglia si era trasferita poco prima dell’Unità, e lì portò a termine la sua formazione culturale, entrando nel mondo del lavoro come ausiliaria presso i telegrafi di Stato, per sostenere economicamente la sua famiglia. A quindici anni aveva frequentato, in qualità di uditrice prima e di alunna poi, la Scuola Normale Eleonora Pimentel Fonseca, conseguendo nel 1874 il diploma di maestra. Ebbe un temperamento ed una fecondità vulcanica – come ricordò Emilio Santinida giornalista impaziente e desiderosa di successo, più che da scrittrice disciplinata. Manifestò altresì una vivacità di sentimento e di fantasia, che troviamo nelle sue opere, tra cui ricordiamo Piccole anime (1883), Il romanzo della fanciulla (1886), Il paese di cuccagna (1891), Fantasia, Nel Paese di Gesù (che riscosse ampio successo anche all’estero) (1898), L’anima semplice: suor Giovanna dalla Croce (1901). In tali scritti sono ricorrenti i sentimenti della pietà e della comprensione, dei sacrifici e delle rinunzie operate silenziosamente, nella cornice descrittiva del popolo napoletano e degli ambienti di un piccolo mondo, umile e dignitoso al contempo.

Costante fu la sua passione per la lettura e la scrittura, per cui decise a lasciare l’impiego per seguire la sua naturale vocazione di autrice, sia nel campo delle novelle che del giornalismo. Dotata di un poliedrico ingegno e di molteplici attitudini professionali, operò come telegrafista alle Poste, scrivendo – al contempo – articoli, bozzetti e novelle per i giornali locali, arrivando a 22 anni a pubblicare – con lo pseudonimo di Tuffolina – la sua prima novella, dal titolo Opale. Già nota come giornalista di talento, nel 1881 scrisse il suo primo romanzo, Cuore infermo, che la rese famosa riscuotendo – tuttavia – un maggior successo di pubblico che di stampa. Nei suoi romanzi emersero i tratti fondamentali della sua sensibilità prosastica : lo spiccato interesse per le storie dolorose, unito alla vivezza narrativa della cronista, con un particolare talento descrittivo delle persone, dei luoghi e degli ambienti. A 26 anni, dopo la morte della madre, si trasferì con il padre a Roma, iniziando a collaborare con riviste culturali di primo piano: dalla Nuova Antologia al Fanfulla della domenica, dalla Cronaca bizantina al Capitan Fracassa, di cui divenne redattrice fissa, affrontando con la stessa competenza i più svariati ambiti, dalla cronaca rosa alla critica letteraria, senza peraltro occuparsi dell’attualità politica, che non le risultava particolarmente congeniale. Gli anni trascorsi con il padre nella capitale, tra il 1882 ed il 1887, consentirono alla giovane Matilde di frequentarne vari ambienti, di cui narrò nei suoi scritti. Anticipato alla fine del 1884 sul Capitan Fracassa e pubblicato nel 1885 da Barbera, il saggio La conquista di Roma rientra nel filone che è stato definito “di ambiente parlamentare”. Indipendente dagli schemi della società del suo tempo, la Serao oltre a conseguire dei risultati particolarmente significativi sotto il profilo professionale, intese il giornalismo non come mera cronaca dei fatti, bensì come strumento di progresso morale e civile, che trascendeva le convenzioni della società a lei contemporanea.

“Giornale è tutta la storia di una società – scrisse – è come la vita stessa, di cui è l’immagine, ha in sé il potere di tutto il bene e di tutto il male. Il giornalista è l’apostolo del bene, il giornale è la più nobile forma del pensiero umano. L’avvenire è del giornale”. Il suo motivato e convinto impegno “pedagogico”, fu supportato da una non comune conoscenza delle varie sfaccettature della vita relazionale, dalle mode e dagli stili di vita dell’alta società, alle sofferenze delle fasce più deboli della popolazione, riscuotendo significativi apprezzamenti da figure della statura di Benedetto Croce, di Giosuè Carducci, di Arnaldo Momigliano. In virtù del ricordato raro ingegno poliedrico e di un’intraprendenza rara per i suoi tempi, non tralasciò alcun aspetto della cultura in senso lato, spaziando dalla cronaca rosa a quella parlamentare, così come alla critica letteraria, frequentando assiduamente dei salotti mondani di Roma, di cui era animatore il conte Giuseppe Primoli (detto Gegè). Quest’ultimo, nel commentarne lo stile, scrisse di “una donna di genio rimasta donna, (che) poteva descrivere certi intimi sentimenti con sì acuta finezza, con una delicatezza così squisita. I ritratti respirano, i paesaggi vivono”.

Nei romanzi della Serao è ben descritta la vivezza del popolo napoletano, dove si alternano tratti di gioiosità e di tristezza, miseria e nobiltà, in un mondo nel quale le varie classi sociali trovavano un elemento di condivisione nella passione per il lotto. Nel 1883 aveva pubblicato Fantasia (1883), oggetto di critica da parte di Edoardo Scarfoglio, che sposò il 28 febbraio 1885, sicché quel matrimonio venne poi a creare non solo una comunione affettiva, ma anche professionale, dal momento che i coniugi fondarono il Corriere di Roma. Nel giugno del 1886 iniziò a pubblicarvi una serie di articoli sulla condizione delle maestre rurali. In quel giornale la Serao curò la rubrica, Api, mosconi e vespe che, sotto vari titoli, avrebbe caratterizzato l’intera sua carriera di giornalista, attraverso brevi articoli trattando dei più svariati argomenti: dal mondano alla cronaca nera, a conferma della sua poliedricità, a partire dai racconti giovanili, riguardanti soprattutto delle esperienze vissute in prima persona, come il racconto Telegrafi dello Stato (1884) ,evocativo del suo primo impiego, per arrivare ai romanzi degli anni Ottanta, riferibili al periodo vissuto a Roma, fino alle inchieste giornalistiche. I contesti in cui si trovò a vivere ed a frequentare, divennero fonti di ispirazione per i suoi scritti. La nascita dei figli Antonio, Carlo, Paolo e Michele, non la distrassero dalla sua vocazione di scrittrice, che si tradusse – tra l’altro – in romanzi come La conquista di Roma (1885), Il romanzo della fanciulla (1886), Vita e avventure di Riccardo Joanna (1887) che il Croce definì “il romanzo del giornalismo”.

Dopo la chiusura del Corriere di Roma in quanto fortemente in passivo (14 novembre 1887), la Serao con il consorte scelsero di trasferirsi nuovamente a Napoli dove, grazie all’aiuto finanziario del banchiere livornese Matteo Schilizzi, uscì il Corriere di Napoli, del quale la scrittrice fu il cuore pulsante, ed al quale collaborarono personaggi della statura di Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio. Il 16 marzo 1892 lo Scarfoglio fondò Il Mattino, di cui la Serao divenne condirettrice, ed a quella prestigiosa testata collaborarono firme del livello di Ferdinando Russo, Corrado Ricci, Francesco Saverio Nitti, Gabriele D’Annunzio e Giosuè Carducci. Il fecondo cammino intrapreso fino a quel momento con il marito venne bruscamente interrotto dalla relazione intrapresa da quest’ultimo con la cantante Gabrielle Bessard che – data alla luce una figlia – si suicidò per la disperazione scaturita dalla determinazione dello Scarfoglio di non lasciare la moglie.

La bambina, abbandonata dalla madre in punto di morte innanzi alla casa dello Scarfoglio, fu peraltro amorevolmente accolta da Matilde, ma la drammatica vicenda riempì le pagine dei giornali del tempo, conducendo la coppia alla separazione. Nel 1903 la Serao dovette lasciare Il Mattino, in quanto incolpevolmente coinvolta in una vicenda di corruzione. La sua vita travagliata, con un continuo alternarsi di salite e discese, di luci e di ombre, tornò ad essere rischiarata dall’incontro con Giuseppe Natale, avvocato e giornalista, inizio di una nuova era con una nuova convivenza e la fondazione di un nuovo giornale: Il Giorno nel 190, dove si occupò prevalentemente di avvenimenti di cronaca e di costume. L’intensa attività giornalistica non solo non la allontanò dalla narrativa, ma anzi le fornì del materiale per i numerosi volumi da lei pubblicati, circa 80 tra romanzi, racconti e inchieste, nel corso degli anni. Collaborò con la Nuova Antologia scrivendo a puntate il racconto Storia di due anime, che uscì come volume nel 1904. Il 5 ottobre 1917 venne a mancare lo Scarfoglio, sul cui feretro la Serao fece deporre un tralcio di garofani bianchi. Trascorse gli ultimi anni di una vita affettivamente travagliata anche in ragione della sua acutissima intelligenza e sensibilità, continuando a scrivere articoli per il suo Giorno, grazie alle cui entrate fu fiera di poter sostenere i suoi redattori ed i suoi operai con loro famiglie. Nel 1926 fu candidata al Nobel per la letteratura e l’anno seguente venne a mancare Napoli, all’età di 72 anni.

Aggiornato il 08 settembre 2026 alle ore 11:50