Un’occasione per cambiare la narrazione sui fratelli Gallagher. O per lo meno, per regalare ai fan un finale alternativo, migliore di quello che ha portato allo scioglimento degli Oasis nel 2009. È così che viene percepito Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario sulla reunion della band e il successivo tour mondiale. Il film, che è stato presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, uscirà nelle sale italiane questo venerdì, e sarà disponibile sulla piattaforma Disney+ entro la fine dell’anno.
Le intenzioni di Steven Knight, ideatore e produttore del documentario (e anche di Peaky Blinders, per intenderci), sono riassunte a inizio trailer: “Il modo in cui è finita? Inaccettabile”. Sono le parole di Liam Gallagher a farsi carico del peso emotivo portato dai fan di tutto il mondo fino all’annuncio dell’insperata reunion. C’è chi pensava non sarebbe mai successo, e chi ancora fatica a credere che sia accaduto davvero. Ma gli Oasis sono tornati, hanno fatto 41 concerti in 14 Paesi, hanno reso omaggio agli ammiratori più devoti – o meglio, quelli che sono riusciti ad accaparrarsi un biglietto per il live – e dall’11 settembre potremo essere tutti testimoni della redenzione dei fratelli più famosi d’Inghilterra.
Forgiveness is hard, it cost us something (il perdono è difficile, richiede un prezzo da pagare), sembrerebbe questa frase – detta da un sacerdote – il focus della storia che vogliono raccontare Will Lovelace e Dylan Southern (i registi, tra le altre cose, di No distance left to run). Il team creativo di Don’t Look Back in Anger è di tutto rispetto: include i sound mixer premiati con il premio Oscar James Mather (Top Gun: Maverick, Belfast) e Tarn Willers (The Zone of Interest), il direttore della fotografia Haris Zambarloukos (Belfast, Beetlejuice Beetlejuice) e i montatori George Cragg e Martina Zamolo.
È difficile spiegare la poesia dietro alle immagini ritratte nel trailer di Don’t Look Back in Anger; spiegare l’importanza di quest’atto finale, arrivato a tempo scaduto ma necessario per chiudere il cerchio della più grande rock band degli ultimi tempi. “Non eravamo pronti a delle effusioni così intense”, si sente dire Noel nel trailer del documentario, mentre scorrono immagini di stadi pieni e fuochi d’artificio. Come il Gandalf del Signore degli Anelli, che da grigio e caotico si tramuta in bianco e pacifico, allo stesso modo gli Oasis hanno compiuto una metamorfosi salvifica. E adesso, certamente più “grigi” di 15 anni fa – ma con la stessa energia – si sono messi a disposizione dei fan e del loro infinito amore.
In pieno stile Gallagher, i due fratelli hanno saltato la conferenza stampa di presentazione a Venezia. Sono arrivati al lido con la barca, si sono fatti scattare le foto di rito, e poi se ne sono andati. Forse perché hanno preferito la compagnia di un Cynar spritz a quella dei giornalisti. O forse per evitare le domande su un futuro tour in Italia (che sembrerebbe molto più di una voce di corridoio). Knight ha detto che Liam e Noel hanno già visto il documentario e che sono molto soddisfatti. È stato “molto emozionante quando l’hanno guardato”, ha aggiunto il creatore e sceneggiatore del film. E comunque, nessuno si aspettava si sarebbero seduti davanti alla stampa per parlare dei loro sentimenti.
Aggiornato il 07 settembre 2026 alle ore 17:44
