Un anno senza Mario Scaffidi Abbate

Ricorre il primo anniversario della morte di Mario Scaffidi Abbate, latinista, grecista, scrittore e in tutto umanista nell’opera e nella vita. Siamo stati amici come lo si poteva essere in Grecia: con serietà, lealtà, fiducia, stima, gioia del rapporto presente e per comunicazione. Con numerosi discorsi non terminati. Era conoscitore delle lingue latina e greca con capacità di tradurre che suppongo non perirà. Le metamorfosi da lui tradotte restituiscono in italiano le sfarzose metafore di Ovidio. È un’opera ingegnosa di rigogliose formulazioni: la gestazione dei miti e della natura e Mario ricreava la creazione immedesimandosi nella lingua italiana attraverso il cosmo greco-latino.

Dire che rimpiangevamo il mondo greco-latino è non dire il giusto, lo vivevamo alcune ore, poi tornando al presente lo rimpiangevamo. Nulla contro il nostro tempo purché non uccida sé stesso uccidendo il passato. Scorrazzavamo in filosofia: Mario concepiva la presenza metafisica. Buon per lui. Poetava, narrava. Era umanista culturalmente e nei rapporti. Si attingeva e attingeva. Con accrescimento. Avrà lasciato un retaggio profondo alla discendenza e all’amichevole consorte, così ospitale. E su L’Opinione delle Libertà c’è molto di suo. Non è sostituibile. Era Mario Scaffidi Abbate.

Aggiornato il 24 luglio 2026 alle ore 11:24