Ellen Burstyn riceverà il Leone d’oro alla carriera all’83ª Mostra di Venezia. L’attrice statunitense, classe 1932, è un’icona della storia del cinema. Coraggiosa, pronta a immergersi in personaggi complessi, vulnerabili, spesso ribelli a modo loro, in un mondo oppressivo, conformista e violento, ha dato vita in quasi sessant’anni di attività artistica a una straordinaria galleria di donne capace di segnare la storia del cinema. Il Leone d’oro le verrà consegnato in occasione della proiezione del cortometraggio Flesh Impact di Maggie Gyllenhaal (presidente della giuria internazionale di Venezia 83), dedicato a Marilyn Monroe nel centenario della sua nascita. Quello di Ellen Burstyn è stato un percorso straordinario: dalla madre della dodicenne posseduta da un demone de L’esorcista (The Exorcist) di William Friedkin alla mamma vedova che deve ricostruirsi una vita in Alice non abita più qui (Alice Doesn’t Live Here Anymore) di Martin Scorsese, per cui vince l’Oscar (in tutto ha avuto sei candidature) nel 1975, poco dopo aver ricevuto il Tony Award per la pièce a Broadway, su veri amori e tradimenti: Lo stesso giorno, il prossimo anno (Same Time, Next Year) di Bernard Slade, per la regia di Gene Saks. Senza dimenticare la donna piena di rimpianti di L’ultimo spettacolo (The Last Picture Show) di Peter Bogdanovich o la vedova che cade nella dipendenza da anfetamine in Requiem for a dream di Darren Aronofsky.
Per lei, dopo un’adolescenza difficile a causa di una madre e un patrigno violenti cui è seguito, per alcuni anni, un’esistenza precaria, nel quale ha fatto anche la modella e la ballerina, arrivano i primi piccoli ruoli d’attrice in tivù e poi nel cinema, L’incontro artistico fondamentale è quello con Lee Strasberg, fondatore dell’Actors studio, che le ha dato anche il consiglio su cui ha costruito la sua vita da attrice: “Si può riassumere nella frase smetti di recitare, devi parlare dal profondo della tua anima, senza paura, una lezione che ti cambia la vita”, ha raccontato Burstyn recentemente nel podcast di Rob Lowe. “Interprete di rara intensità e verità, Ellen Burstyn ha attraversato oltre cinquant’anni di cinema americano restituendo profondità e complessità a personaggi femminili indimenticabili”, spiega il direttore della Mostra di Venezia Alberto Barbera nella nota della Biennale che annuncia il Premio. “Capaci di incarnare le contraddizioni e le trasformazioni della donna contemporanea”. Un viatico in oltre 150 film, nei quali ha recitato anche diretta da autori come Alain Resnais in Providence, Paul Schrader in Hardcore, Bob Rafelson ne Il re dei giardini di Marvin (The King of Marvin Gardens) e Cristopher Nolan in Interstellar. Presidente dell’Actors Studio, “Burstyn ha fatto della fragilità e della disciplina metodica gli strumenti di una recitazione fondata sulla verità emotiva, sull’ascolto e sulla generosità verso i propri personaggi. La sua arte, capace di illuminare il dolore e la resilienza quotidiana con dignità, ironia e coraggio, resta un modello assoluto di autenticità interpretativa e di impegno civile nel mestiere dell’attrice”. Interprete antidiva, ha accolto la notizia del premio al lido con un Wow! “Non solo ho la possibilità di viaggiare in una delle mie città preferite in assoluto in tutto il mondo... ma me ne torno a casa stringendo tra le braccia un Leone d’oro! Mi sento così onorata così piena di gratitudine! Davvero wow!”.
Aggiornato il 15 luglio 2026 alle ore 15:51
