Ildegarda di Bingen: il pensiero e l’azione

Musicista. Compone testi di canti a voce sola che ricordano le monodie gregoriane. Da qui nascono l’Ordo virtutum, dramma liturgico allegorico tra i più antichi e la raccolta di Carmina Symphonia armonie celestium revelationum: composizioni strettamente religiose che riecheggiano musicalmente il linguaggio del canto gregoriano. Come tutti i linguaggi, anche il sistema della musica modale definisce alcuni principi costruttivi nello sviluppo orizzontale del canto. Lo strumento di Hildegarda di Bingen è la voce, che nel canto gregoriano si muoveva in un determinato ambitus, inteso come estensione melodica, intervallo compreso tra la nota più grave e quella più acuta di una linea di canto.

Crea composizioni e melodie celestiali che nascono dalle visioni interiori. Ildegarda, pur non avendo una formazione musicale, ha trascritto questi canti. Il libro dei canti si intitola Symphonia Harmoniae Celestium Revelationum. La musica è considerata uno strumento curativo per l’anima, riesuma nell’uomo il ricordo di un’armonia primordiale: “La musica risveglia in lui (l’uomo) il ricordo e la nostalgia dell’armonia in cui godette prima della caduta”. All’Auditorium di Roma è stata più volte rappresentata la sua musica.

Linguista. Crea una lingua artificiale chiamata “Lingua ignota”, probabilmente utilizzata a scopi mistici. Lingua ignota per hominem simplicem Hildegardem prolata (“Lingua ignota parlata dalla persona semplice di Ildegarda”), di cui sono sopravvissuti solo due manoscritti, entrambi risalenti al 1200: il Codice di Wiesbaden e un manoscritto di Berlino. Il testo è un glossario di 1011 parole in Lingua Ignota, con traslitterazione per la maggior parte in latino, e in tedesco medioevale. Sembra che la lingua ignota sia stata ideata adattando un nuovo vocabolario alla grammatica latina preesistente. È protettrice dei filologi, degli erboristi e degli esperantisti.

La lingua ignota può essere considerata una delle più antiche lingue artificiali oggi conosciute.

Botanica. In “Herbora sempliciorum”, Ildegarda elabora una classificazione di erbe coltivate all’interno dei monasteri. Ne scopre le virtù terapeutiche con riflessioni ancora attuali. Il testo fu un punto di riferimento per moltissimi erboristi dei monasteri d’Europa. Ancora oggi il Monastero di Orte applica le ricette del libro per la produzione di preparati officinali.

Esorcista. Nel 1169 effettuò un esorcismo su una tale Sigewize, che aveva fatto ricoverare nel suo monastero dopo che altri monaci non avevano potuto liberarla: nel rito, condotto da lei personalmente – cosa del tutto inusuale per una donna – volle tuttavia la presenza di sette sacerdoti.

Medico. Per quanto riguarda l’ambito medico, ha scritto due opere: Physica e Causae et curae. Ildegarda credeva in una corrispondenza inscindibile tra uomo e universo: la sofferenza dell’uno influenza anche l’altro. L’essere umano, per stare bene, deve nutrirsi dell’energia del mondo circostante. L’energia vitale che anima l’uomo è la Viriditas: il principio che garantisce la salute fisica e spirituale. Le piante sono lo strumento di cui la Viriditas si serve per trasferire energia positiva all’uomo, e accelerare il processo di guarigione. Accanto a questo principio vitale c’è la teoria degli umori: bile gialla, bile nera o melanconia, sangue e flemma. Quando gli umori sono in equilibrio, l’uomo è in salute. Viceversa, è in malattia. Ha rivolto particolare attenzione al mondo delle donne, descrivendo per prima i processi anatomici femminili, come ad esempio il ciclo mestruale.

Teologa. Prima mistica a personificare l’Amore divino in una creatura femminile. Al sinodo di Treviri (1148) San Bernardo propugnò con calore davanti al Papa Eugenio III l’approvazione di Ildegarda e della sua opera Scivias. Il testo viene composto a quaranta anni. La scrittura segue una voce divina. Il testo raccoglie ventisei visioni. Si tratta di un volume di seicento pagine. Seguono tra il 1158 e il 1163 il Liber vitae meritorum e tra il 1163 e la morte il Liber divinorum operum.

Illustratrice delle sue opere: forte immaginazione e senso del colore

Motivo che attraversa tutta l’opera della Ildegarda è la capacità di giungere ad altissimi livelli di astrazione e contemporaneamente di coordinarli con l’azione quotidiana di predicazione del pensiero cristiano, totalmente esclusa per una donna all’epoca! Il possesso di una marcata capacità organizzativa fondando un Ordine e diventando badessa (fonda anche un monastero!). È padrona del potere comunicativo sfidando il pontefice e le gerarchie locali. Ildegarda è una delle quattro donne alle quali viene conferito il titolo prestigiosissimo di Dottore della Chiesa.

(*) Le 23 litterae ignotae di Ildegarda

(**) Ildegarda e Leonardo da Vinci

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