“Vai a fare la pasta al sugo!”
Maria Sole Ferrieri Caputi (Ansa)

Quando la Serie A (e il pubblico) torna all’età della pietra

Si sente distintamente dal microfono di bordo campo durante Como-Venezia. La voce gratta l’etere, arriva dritta nelle case di chi guarda la partita. L’arbitra, la signora Maria Sole Ferrieri Caputi di Livorno, è davanti al monitor per la revisione di un rigore assegnato al Venezia. Sul campo, con personalità e lucidità, aveva visto benissimo. Poi, i sussurri dalla sala Var la inducono nell’errore. Ma non è questo il punto. Il punto non è il protocollo, non è la moviola, non è l’ennesimo rigore rivisto e corretto.

​Il punto è lo squallore.

​Quello che si è scatenato durante e, peggio ancora, nei giorni immediatamente successivi sui social e sugli spalti. Offese di una bassezza disarmante, che non colpiscono solo perché rivolte a una donna in quanto tale, ma perché colpiscono una donna ai massimi vertici dello sport italiano, screditandola unicamente perché è donna. Sembra una sottigliezza linguistica, ma scavando la fossa della civiltà ci si accorge che c’è un abisso.

​Per arrivare a calcare i campi di Serie A – e chi ha fatto la gavetta arbitrale lo sa bene, con la polvere dei campi di periferia ancora conficcata sotto le unghie – non esistono scorciatoie. Bisogna scalarli tutti, nessuno escluso: Giovanissimi, Allievi, Juniores, Terza, Seconda, Prima Categoria, Promozione, Eccellenza, l’anno di CAI, la Serie D, la Serie C, la Serie B e infine, dopo anni di sacrifici disumani, la Serie A.

​Davvero c’è ancora qualcuno che pensa seriamente, con la materia grigia ridotta al lumicino, che lei sia lì per caso? Già, perché abbiamo dovuto leggere e sorbire commenti del tipo: “Arbitra in A solo perché è quota rosa”.

​Non è una questione politica, di ideologie o di “femminismo spinto”. Qui siamo ben al di sotto della politica: parliamo di educazione e rispetto elementare, dovuti a ogni direttore o direttrice di gara, da San Siro ai campetti di periferia dove si gioca tra pozzanghere e spogliatoi senza acqua calda.

​Certo che si può discutere il merito di una decisione tecnica. Il calcio vive di moviole, di bar sport, di recriminazioni alcoliche al bar e di rabbia viscerale. Ma perché passare istantaneamente all’offesa personale, gratuita e sessista?

​In questo spazio abbiamo denunciato troppe volte episodi di violenza verbale, fisica e ora apertamente sessista legati a una partita di calcio. Un gioco, uno sport, uno spettacolo che a poco a poco stiamo rendendo indecoroso, dimenticandoci di una verità lapalissiana: senza l’arbitro, semplicemente, non si gioca. Non c’è spettacolo, non c’è tifo, non c’è domenica. C’è solo un prato verde abbandonato all'anarchia.

​Ci avete mai provato ad arbitrare? Anche solo la partitella scapoli-ammogliati tra amici, sotto il sole cocente d’agosto o nel fango di novembre? No? Fatelo. Fatelo, dannazione.

​Provateci voi a prendere una decisione irrevocabile nello spazio di un decimo di secondo, mentre ventidue persone vi urlano contro e altre duemila vi insultano dagli spalti. Provate a valutare in un battito di ciglia cos’è un Dogso (Denying an Obvious Goal-Scoring Opportunity), uno Spa (Stopping a Promising Attack), un’imprudenza, una negligenza, un grave fallo di gioco. Provate a decidere se concedere il vantaggio, se quella giocata sporca rimette in gioco l’attaccante o se il pallone ha varcato la linea fatidica di un millimetro. Fatelo voi, poi ne riparliamo.

​Maria Sole Ferrieri Caputi è in Serie A perché è brava. Può sbagliare? Certo, sbagliano i fuoriclasse, sbagliano gli allenatori milionari, figuriamoci chi è sottoposto a una pressione psicologica inumana. Sbaglia più o meno degli altri colleghi uomini? Può darsi, la statistica è democratica e non fa sconti a nessuno.

​Ma per quanto riguarda il “fare la pasta al sugo”, beh: andateci voi. E nel frattempo, fate un favore a questo sport: lasciate il seggiolino dello stadio a qualcuno che ha capito cos’è il rispetto. Di gente che sa solo insultare dagli spalti, francamente, non ne sentiamo affatto la mancanza.

​Maria Sole non è un “emblema” da sventolare a intermittenza per ripulirsi la coscienza. È un arbitro di calcio. E come tale, piaccia o no ai nostalgici del Medioevo, va semplicemente rispettata.

Aggiornato il 04 novembre 2026 alle ore 11:15