mercoledì 4 novembre 2026
Quando la Serie A (e il pubblico) torna all’età della pietra
Si sente distintamente dal microfono di bordo campo durante Como-Venezia. La voce gratta l’etere, arriva dritta nelle case di chi guarda la partita. L’arbitra, la signora Maria Sole Ferrieri Caputi di Livorno, è davanti al monitor per la revisione di un rigore assegnato al Venezia. Sul campo, con personalità e lucidità, aveva visto benissimo. Poi, i sussurri dalla sala Var la inducono nell’errore. Ma non è questo il punto. Il punto non è il protocollo, non è la moviola, non è l’ennesimo rigore rivisto e corretto.
Il punto è lo squallore.
Quello che si è scatenato durante e, peggio ancora, nei giorni immediatamente successivi sui social e sugli spalti. Offese di una bassezza disarmante, che non colpiscono solo perché rivolte a una donna in quanto tale, ma perché colpiscono una donna ai massimi vertici dello sport italiano, screditandola unicamente perché è donna. Sembra una sottigliezza linguistica, ma scavando la fossa della civiltà ci si accorge che c’è un abisso.
Per arrivare a calcare i campi di Serie A – e chi ha fatto la gavetta arbitrale lo sa bene, con la polvere dei campi di periferia ancora conficcata sotto le unghie – non esistono scorciatoie. Bisogna scalarli tutti, nessuno escluso: Giovanissimi, Allievi, Juniores, Terza, Seconda, Prima Categoria, Promozione, Eccellenza, l’anno di CAI, la Serie D, la Serie C, la Serie B e infine, dopo anni di sacrifici disumani, la Serie A.
Davvero c’è ancora qualcuno che pensa seriamente, con la materia grigia ridotta al lumicino, che lei sia lì per caso? Già, perché abbiamo dovuto leggere e sorbire commenti del tipo: “Arbitra in A solo perché è quota rosa”.
Non è una questione politica, di ideologie o di “femminismo spinto”. Qui siamo ben al di sotto della politica: parliamo di educazione e rispetto elementare, dovuti a ogni direttore o direttrice di gara, da San Siro ai campetti di periferia dove si gioca tra pozzanghere e spogliatoi senza acqua calda.
Certo che si può discutere il merito di una decisione tecnica. Il calcio vive di moviole, di bar sport, di recriminazioni alcoliche al bar e di rabbia viscerale. Ma perché passare istantaneamente all’offesa personale, gratuita e sessista?
In questo spazio abbiamo denunciato troppe volte episodi di violenza verbale, fisica e ora apertamente sessista legati a una partita di calcio. Un gioco, uno sport, uno spettacolo che a poco a poco stiamo rendendo indecoroso, dimenticandoci di una verità lapalissiana: senza l’arbitro, semplicemente, non si gioca. Non c’è spettacolo, non c’è tifo, non c’è domenica. C’è solo un prato verde abbandonato all'anarchia.
Ci avete mai provato ad arbitrare? Anche solo la partitella scapoli-ammogliati tra amici, sotto il sole cocente d’agosto o nel fango di novembre? No? Fatelo. Fatelo, dannazione.
Provateci voi a prendere una decisione irrevocabile nello spazio di un decimo di secondo, mentre ventidue persone vi urlano contro e altre duemila vi insultano dagli spalti. Provate a valutare in un battito di ciglia cos’è un Dogso (Denying an Obvious Goal-Scoring Opportunity), uno Spa (Stopping a Promising Attack), un’imprudenza, una negligenza, un grave fallo di gioco. Provate a decidere se concedere il vantaggio, se quella giocata sporca rimette in gioco l’attaccante o se il pallone ha varcato la linea fatidica di un millimetro. Fatelo voi, poi ne riparliamo.
Maria Sole Ferrieri Caputi è in Serie A perché è brava. Può sbagliare? Certo, sbagliano i fuoriclasse, sbagliano gli allenatori milionari, figuriamoci chi è sottoposto a una pressione psicologica inumana. Sbaglia più o meno degli altri colleghi uomini? Può darsi, la statistica è democratica e non fa sconti a nessuno.
Ma per quanto riguarda il “fare la pasta al sugo”, beh: andateci voi. E nel frattempo, fate un favore a questo sport: lasciate il seggiolino dello stadio a qualcuno che ha capito cos’è il rispetto. Di gente che sa solo insultare dagli spalti, francamente, non ne sentiamo affatto la mancanza.
Maria Sole non è un “emblema” da sventolare a intermittenza per ripulirsi la coscienza. È un arbitro di calcio. E come tale, piaccia o no ai nostalgici del Medioevo, va semplicemente rispettata.
di Alessandro Cucciolla