Le segrete Fauci del Covid
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Dopo diverse insindacabili asserzioni di attori, guitti, nani e ballerine, anche e soprattutto italiani, che durante tutto il periodo del Covid-19 ci ammorbavano nei talk show o nelle réclame promuovendo, come “illuminati” sponsor della pseudo scienza fideistica e di conseguenza non sperimentata, la miracolosa e salvifica somministrazione di sieri definiti vaccini anti Covid, emergono delle sconcertanti e sconvolgenti riflessioni del diario personale della “star” della virologia statunitense di allora, Anthony Fauci.

La vicenda affonda le sue radici nella complessa parabola istituzionale dell’ex luminare virologo statunitense, che nel 2020, sotto la presidenza di Donald Trump, divenne uno dei principali e più ascoltati membri della White House Coronavirus Task Force.

Da quella posizione strategica forniva consulenza scientifica diretta alla Casa Bianca, partecipava alle riunioni operative a porte chiuse con Trump e con i principali funzionari dell’amministrazione, trasformandosi in brevissimo tempo nel volto pubblico primario della risposta scientifica statunitense davanti a una nazione sgomenta.

Il suo ruolo istituzionale di consulente della presidenza, che si affiancava allo storico incarico di direttore del NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases) ricoperto ininterrottamente dal lontano 1984, si sviluppò ulteriormente con l’avvento dell’amministrazione democratica guidata da Joe Biden.

Pochi, tuttavia, sapevano che dal 2019 al 2022, durante le fasi più acute e drammatiche della pandemia, Fauci annotava riflessioni, retroscena e resoconti quotidiani in un vero e proprio diario.

Queste annotazioni personali e professionali erano rigorosamente conservate ed elaborate su computer e server governativi.

La svolta d’inchiesta si deve all’iniziativa del senatore Rand Paul, anche lui medico (nello specifico chirurgo oculista) e figura di rilievo della destra americana contestata da una parte rilevante dell’opinione pubblica progressista Usa.

Paul, dando inizio a un’agguerrita indagine parlamentare, ha preteso e ottenuto la consegna formale dei diari per la commissione da lui presieduta.

Il Segretario alla Sanità Robert F. Kennedy Jr. ha successivamente dichiarato in modo pubblico che il suo dipartimento ha recuperato gli interi archivi digitali estraendoli da ben 11 server governativi, per poi consegnarli ufficialmente a Paul e al senatore Ron Johnson.

Un passaggio curioso che solleva interrogativi procedurali, in quanto appare estremamente improbabile che un alto funzionario della caratura di Fauci non sapesse che i file depositati su macchine dell’amministrazione potessero, prima o poi, essere soggetti ad accessi, audit o richieste d’ispezione parlamentare.

Il clima di scontro ha raggiunto l’apice quando, chiamato a chiarire i contenuti dei suoi appunti e delle sue decisioni davanti alla commissione parlamentare, Fauci ha invocato il Quinto Emendamento per più di 100 volte, rifiutando sistematicamente di rispondere a domande dirette su punti nevralgici.

Pertanto, si tratta di un approccio tattico che, vista la straordinaria delicatezza degli eventi pandemici e l’evidente parzialità intrinseca del diario, ha destato profondo sconcerto in un’ampia fetta dell’opinione pubblica statunitense.

Certo, invocare la protezione del Quinto Emendamento sul piano giuridico non equivale minimamente ad ammettere la commissione di un reato, lo stesso Fauci ha fermamente sostenuto che l’intera audizione facesse parte di una montatura e di una campagna prettamente politica finalizzata a costruire un caso giudiziario speculativo contro la sua persona.

A prescindere da tutto questo, la lettura incrociata delle sue annotazioni private rivela, comunque, delle contraddizioni inquietanti rispetto alle posizioni assunte pubblicamente.

La rivelazione di gran lunga più rilevante sul piano scientifico e politico che emerge dai taccuini riguarda proprio le cause primarie dell’epidemia, tema su cui Fauci ha tenuto scena muta in commissione.

Nello specifico, Fauci scrive nel suo diario che il virus probabilmente non era nato nel mercato al dettaglio di Wuhan e già in un’annotazione, risalente al gennaio 2020, lo scienziato annotava palesemente come il mercato fosse da considerarsi soltanto un amplifier (un amplificatore) del contagio, e non il punto zero d’origine dell’infezione.

Inoltre, dagli appunti si evince che, fin da quelle primissime settimane, lui e un ristretto gruppo di scienziati discutevano apertamente della concreta possibilità di una fuga o origine da laboratorio.

Tale discrepanza è stata presentata con forza da Rand Paul come la prova schiacciante del fatto che Fauci, privatamente, considerasse del tutto plausibile la tesi del laboratorio, mentre nelle sue uscite pubbliche e nelle conferenze stampa minimizzava drasticamente questa pista bollandola quasi come complottista.

In realtà, la posizione ufficiale sostenuta da Fauci era di ritenere storicamente più probabile l’origine naturale del virus zoonotico poiché intendeva attenersi strettamente alle sole evidenze documentali ufficiali fino a quel momento pubblicate.

Tuttavia, l’elemento di vera rottura risiede nei nuovi documenti emersi, perché essi mostrano senza ombra di dubbio che Fauci stesso, nel gennaio 2020, fosse estremamente preoccupato dalla drammatica possibilità che l’ente governativo da lui presieduto, il NIAID, avesse direttamente o indirettamente finanziato a Wuhan ricerche controverse sul cosiddetto aumento di funzione (gain of function).

Nelle sue comunicazioni dirette e riservate inviate a Hugh Auchincloss, medico e alto dirigente del NIAID, Fauci chiese esplicitamente e con urgenza di riesaminare tutto il materiale d’archivio e le delibere relative ai finanziamenti per le ricerche sul gain of function.

Un altro versante caldo dell’Inchiesta riguarda gli inviti stringenti ad adottare lockdown severi come prioritaria misura di contenimento epidemico.

In una nota del diario datata 15 marzo 2020, viene registrata una lunga conversazione privata tra Fauci e ‘'allora sindaco di New York, il Democratico Bill de Blasio.

Nel testo, Fauci scrive apertamente che si rende necessario adottare misure molto aggressive e sollecita senza indugio la chiusura generalizzata delle attività commerciali e delle scuole.

L’emittente Fox News ha enfatizzato questo passaggio, sostenendo che un simile approccio privatamente rigorista contraddice in pieno le successive dichiarazioni pubbliche dello scienziato, con cui ha più volte affermato di non essere stato lui a raccomandare o imporre le chiusure.

Pur essendo vero che Fauci non possedeva il potere esecutivo diretto per decretare serrate, è indiscutibile che rappresentasse l’autorità scientifica di primissima linea, le cui indicazioni venivano recepite e applicate come direttive vincolanti soprattutto dai governi locali a guida democratica.

L’esposizione mediatica travolgente e la ricerca della fama rappresentano forse gli argomenti che hanno attirato su Fauci le critiche personali più feroci.

Invero, i suoi taccuini conterrebbero un’incredibile mole di dettagliate annotazioni riguardanti ogni singola apparizione televisiva, giudizi sui giornalisti incontrati, elenchi di Vip e star del cinema che lo contattavano privatamente e considerazioni diffuse sulla propria vertiginosa popolarità.

Il Wall Street Journal ha osservato con severità come Fauci registrasse in modo quasi ossessivo la propria presenza sui media nazionali e l’attenzione speciale ricevuta da personaggi famosi.

Invece, di taglio apologetico è l’analisi del New Yorker, secondo cui le pagine del diario documentano semplicemente la complessa trasformazione psicologica di uno scienziato trasfigurato in celebrità globale e il pesante fardello personale di tale condizione, piuttosto che costituire la prova inconfutabile di una condotta dolosa.

A una conclusione ancora più garantista giunge il Financial Times, ossia che i diari rivelano indubbiamente molto sulla personalità e sulla vita privata di Fauci, ma non forniscono la prova provata di un mega complotto o una confessione esplicita d’aver consapevolmente ingannato il pubblico.

D’altronde, sarebbe assurdo ipotizzare che chiunque orchestri una cospirazione di tali proporzioni arrivi a metterla nero su bianco all’interno di un diario registrato su server governativi destinati, prima o poi, a diventare di pubblico dominio (anche l’ingenuità istituzionale ha un limite).

L’ultimo capitolo controverso emerso dagli scritti riguarda la somministrazione dei vaccini anti-Covid alle donne in gravidanza.

Fauci annota articolate discussioni interne sulla teorica possibilità di rischi nelle primissime fasi della gestazione e nello stesso scambio di valutazioni, riconosceva come non fossero stati osservati particolari problemi di sicurezza in un campione di oltre 10.000 donne incinte già vaccinate.

Quindi, la domanda scientifica che sorge spontanea è la seguente: come poteva Fauci disporre di dati realmente solidi ed esaustivi in quella primissima fase, se la popolazione generale non li possedeva ancora e se solo successivamente, a vaccinazione ampiamente inoltrata, sono emersi?

La condizione di gravidanza era stata infatti ampiamente esclusa e poco studiata nelle sperimentazioni cliniche iniziali condotte dalle case farmaceutiche, che non avevano effettuato test specifici prima della messa in commercio.

Questo punto critico emerge chiaramente dalle rigorose analisi del professor Peter Doshi, docente e ricercatore, che durante l’intera emergenza pandemica ha duramente contestato le opache modalità con cui le autorità sanitarie e i colossi farmaceutici comunicavano i dati reali sull’efficacia e sulla sicurezza dei sieri.

Al postutto, il diario di Fauci dimostra quanto dati incerti o addirittura mancanti, determinarono delle scelte non scientifiche ma meramente politiche e coercitive, durante tutto il periodo pandemico.

Da tutto ciò emerge il ritratto di Fauci, un uomo al centro del potere sanitario statunitense e di conseguenza di influenza mondiale, che tra incertezze scientifiche e riflettori mediatici, ha lasciato dietro di sé domande che ancora oggi richiedono una profonda riflessione.

La più dirimente riflessione riguarda proprio la scienza e su quanto sia stata volutamente trasformata in un dogma, violando il metodo epistemologico della sperimentazione che la contraddistingue, a danno di milioni di persone che hanno subito o potrebbero ancora subire dei gravi danni alla salute, proprio a causa della somministrazione di sieri non sperimentati.

Aggiornato il 08 settembre 2026 alle ore 14:35