Dal 28 al 30 agosto si è svolta ad Agnone (Is) la fiera nazionale dei formaggi italiani, Casearia, che ha visto la partecipazione di numerosi imprenditori agricoli, alcuni veri e propri leader nel settore come Parmigiano Reggiano.
La fiera ha proposto la presentazione di queste realtà imprenditoriali, con degustazioni di prodotti tipici, percorsi guidati alla scoperta del mondo agricolo e incontri. La fiera è stata inaugurata dal sottosegretario alle politiche agricole Luigi D’Eramo ed è stata una rassegna per riscoprire e conoscere le realtà imprenditoriali legate alla produzione del formaggio e non solo, realtà che dovrebbero essere maggiormente valorizzate e apprezzate, specie a fronte di alcune politiche, come quelle dell’Unione europea che talvolta lasciano perplessi. Non è da oggi che direttive poco lungimiranti prevedono l’abbattimento di capi di bestiame o l’eliminazione di interi lotti di prodotti come latte, formaggi e uova perché superano i livelli di distribuzione consentiti dall’Europa.
Ciò si ripercuote anche sulla spesa dei cittadini. Se alcuni prodotti vengono eliminati, ci sono meno risorse sul mercato, e l’inflazione si infiamma. Una corretta politica agricola dovrebbe piuttosto alimentare lo sviluppo di nuove aziende e quindi una produzione maggiore e di qualità. I fondi dell’Unione europea non dovrebbero essere utilizzati per eliminare bestiame o beni primari, ma per aiutare chi desidera cimentarsi nel settore, favorendo un progressivo aumento della produzione. Più beni agricoli sul mercato favorirebbero anche una diminuzione dell’inflazione e una spesa più conveniente per il cittadino.
Altre misure virtuose potrebbero essere un mercato più prossimale, con l’acquisizione di prodotti a km 0 o quasi. Oggi invece la dinamica è quella di acquisire beni agricoli a prezzi stracciati dai contadini locali e rivenderli in grandi supermercati a centinaia, se non a volte a migliaia di chilometri di distanza. Ciò accresce l’utilizzo di intermediari, con la conseguenza che il prezzo sale e quasi sempre non sono i contadini ad avvantaggiarsi.
Un’altra idea per lo sviluppo del settore potrebbe essere quella di far valere una politica di comunità: le aziende agricole devono fare squadra e avere rapporti intensi di coordinamento, attraverso incontri periodici in cui si discuta come accrescere e migliorare la produzione. Ciascuna azienda, in una rete comunitaria, può diventare strumentale rispetto alle altre, e servire prodotti che possano essere d’ausilio alla generalità della comunità agricola locale.
Per quanto riguarda Casearia, è stata un ottimo successo. Molti gli stand presenti, come i due dell’azienda agnonese Di Pasquo, che quest’anno compie settant’anni di attività, con al suo interno angoli di degustazione e una mostra fotografica che racconta i passi storici che questa azienda ha compiuto dalla sua fondazione. Ancora presenti aziende da tutta Italia, molte dalla Campania, con l’apprezzata mozzarella di bufala, dal Lazio, da Norcia o dalla Valdichiana, con un’azienda che compie invece sessant’anni, e che vende prodotti tipici come formaggio di capra rilassata o di “pecora spaurita dal lupo”, come precisano i loro addetti. O ancora l’azienda Campi Valerio che produce, tra l’altro, il vino doc “Pentro”, tipico del basso Molise e la cui annata 2015 viene messa in degustazione.
Ma non solo aziende agricole, anche realtà imprenditoriali a più ampio spettro, come una mini catena di resort presente sia a Rivisondoli che Castel Petroso. O la società di apicoltura Lanni del Molise, la quale eroga corsi per chi vorrebbe iniziare un’attività di apicoltura. O la manifatturiera Omp cleaning, che realizza strumenti industriali per impianti di lavaggio dotati anche di dispositivi di schiumatura, indicati per diversi settori industriali e in particolare nell’industria alimentare. E ancora aziende che vendono cosmetici a base di latte d’asina da Casal Bordino, in Abruzzo, o un’altra dall’Emilia Romagna che si interessa a profumi e sapori dal mondo, con la messa in commercio di curcuma, zenzero macinato e molto altro.
Casearia coniuga la ricerca dei sapori con la valorizzazione del territorio, elemento imprescindibile di qualsiasi produzione agricola.
Per questo anche il turismo deve avvalersi della ricchezza gastronomica dei territori, grazie alle tradizionali attività agricole e di allevamento, per evitare un soggiorno puramente edonistico da “mordi e fuggi”. Proprio la realtà dell’alto Molise, dove va in scena la fiera, ospita diverse bellezze naturali, boschi antichissimi come quello vetusto di Rosello a pochi chilometri di distanza, con i suoi abeti bianchi e la sua atmosfera fiabesca, anima antica di quel paese, la cui legna ardeva nei camini degli abitanti, nei lunghi inverni nevosi.
L’Appennino non è “modaiolo” come le Alpi, ma sembra avere bellezze e suggestioni certamente non inferiori con le sue montagne, i percorsi naturalistici, i maneggi di cavalli. Senza dimenticare la storia sannitica, che si respira in tutta la zona, da Schiavi d’Abruzzo fino a Pietrabbondante.
Aggiornato il 31 agosto 2026 alle ore 14:23
