L’altra faccia della medaglia
Foto: Ansa

Pare che la nuova e più solenne sentenza del Papa espressa a Rimini, in attesa di altre, sia “prima dei confini vi sono le persone”. Riportata, ovviamente, con grande clamore da ogni organo di stampa questa affermazione è sulle labbra di chiunque si identifichi col pensiero papale.

Peccato che, come sempre, l’invito morale, in sé sicuramente condivisibile, colga ed enfatizzi un solo lato di una medaglia che, come tutte, ne ha anche un’altra. Si tratta del fatto che, per loro natura, uomini e animali e persino le piante sono caratterizzati da quella che viene chiamata “territorialità” teorizzata e ampiamente verificata sin dal secolo XVII.

Una propensione umana che, poi, è politicamente confluita nel concetto di Lebensraum o “spazio vitale” – assunto tragicamente come giustificazione espansiva dalla Germania nazista – ma che, originariamente, indicava semplicemente il fatto che, per svilupparsi, una società deve poter contare su una superficie sufficientemente ampia per garantire sviluppo economico.

 Il fatto è che la territorialità, presente in ogni situazione sociale, non può che esprimersi attraverso la fissazione, e la difesa, di ben precisi confini. Dunque, prima dei confini vengono sì le persone ma si dà il caso che siano proprio queste a fissare i confini e non solo attraverso leggi e trattati.

Immaginiamo, adottando una sorta di fanta-sociologia, che le persone sbarcate a Ceuta in cerca di fortuna riescano ad istituire una specie di “Stato” autonomo. Il primo atto che tale Stato porrebbe attuare sarebbe sicuramente la fissazione dei confini e della loro difesa e a nulla varrebbe ricordare a loro stessi la violazione di confini altrui. La formulazione più immediata, udibile nei bar, sarebbe dunque questa “Il Vaticano non ha forse esso stesso confini ben difesi e non arbitrariamente penetrabili dalle persone in barba al principio esposto dal Papa?”.

La palese antinomia non ha ovviamente bisogno di essere superata da un lungo dibattito poiché la nascita delle nazioni e dunque degli Stati è un dato di fatto da millenni. Si tratta però di una contraddizione che potrebbe essere evitata ricordando a tutti, e non solo a chi difende i confini, che il “primato della persona” non implica in alcun modo il diritto naturale a scegliere il luogo preferito in cui approdare e collocarsi senza ottemperare a leggi e trattati.

Se, per la dottrina cristiana, ma anche liberale, ogni essere umano viene al mondo con una propria misteriosa ma sacra coscienza individuale, allora ogni richiamo, papale o meno, non può limitarsi ad indicare diritti ma anche, e forse soprattutto, doveri. In caso contrario si finisce per accettare le cose, comunque esse vadano seguitando primariamente a condannare, vanamente, chi difende i propri confini senza mai attribuire alcuna responsabilità a chi li varca illegalmente.

Una responsabilità che, invece, dovrebbe essere sottolineata con rigore. Anche questo Papa, in definitiva, non fa che elencare i mali di cui sarebbe vittima l’umanità – la smania di potere e di profitto, l’asservimento alle nuove tecnologie e, appunto, la sordità nei confronti delle “persone” a vantaggio dei confini – trascurando del tutto le proprietà antropologiche fondamentali che caratterizzano gli esseri umani. Anche in Vaticano. Fra queste, molte dovrebbero essere assunte non solo come limiti morali ma anche, e forse soprattutto, come esse stesse risorse morali perché, come insegna l’esempio dell’immigrazione regolare a confronto di quella clandestina, il rispetto delle regole non fa comodo solo ai potenti o ai ricchi, ma a chiunque desideri migliorare la propria esistenza e il proprio ubi consistam. Potendoli però, in seguito, legittimamente difendere.

 

Aggiornato il 25 agosto 2026 alle ore 10:56