Daniele Ambrogio: “L’accessibilità non è un privilegio, ma un diritto”

L’accessibilità non è soltanto una questione di rampe, ascensori o abbattimento delle barriere architettoniche. È il parametro con cui si misura il livello di civiltà di una comunità e la sua capacità di garantire pari opportunità a ogni cittadino.

Daniele Ambrogio ha trasformato la propria esperienza personale in un impegno pubblico per l’inclusione, la mobilità e l’autonomia delle persone con disabilità. Attivista sui temi dell’accessibilità, militante della Lega e Ambasciatore dell’Accessibilità in occasione del Giubileo, porta avanti un dialogo costante con le istituzioni per promuovere città e servizi pubblici realmente fruibili da tutti.

In questa intervista affronta le criticità di Roma, il rapporto tra politica e inclusione, il clima di intolleranza che spesso si respira sui social e il ruolo della comunicazione nella rappresentazione della disabilità. Parla anche del suo impegno per una riforma dei trasporti accessibili e del sogno di entrare nelle istituzioni per contribuire direttamente al cambiamento.

Partiamo dal tuo percorso personale. Quali sono stati i momenti più importanti che ti hanno portato a diventare una voce pubblica sui temi dell’accessibilità e dell’inclusione?

Mi ha sempre dato fastidio vedere che una persona, per le proprie esigenze, non possa guidare un’auto o sia costretta a fermarsi davanti a barriere architettoniche. Non è giusto che qualcuno debba essere escluso o non possa avere la stessa libertà degli altri. È questo che mi ha spinto a mettermi in gioco, anche sul piano politico, per sensibilizzare chi può cambiare le cose e fare in modo che tutte le persone siano rispettate, incluse e libere.

Viviamo a Roma. Secondo te è una città accessibile? Su cosa bisognerebbe lavorare?

Roma non è una città accessibile, soprattutto per chi non ha un’auto, utilizza una carrozzina o è una persona anziana. Le difficoltà sono numerose. Le metropolitane sono spesso poco fruibili perché scale mobili e ascensori risultano frequentemente fuori servizio. Ci sono semafori con pulsanti collocati in modo da essere irraggiungibili per chi è in carrozzina e, in molti punti, mancano i percorsi tattili Braille. A questo si aggiungono episodi in cui alcuni autisti rispondono in modo poco rispettoso alle persone con maggiori necessità.

Personalmente preferisco parlare di “persone che hanno una difficoltà in più” piuttosto che di “persone disabili”, perché ritengo sia un’espressione più inclusiva e rispettosa.

Sei un militante della Lega. Come mai hai scelto questo partito e in che modo il tuo impegno politico si intreccia con la battaglia per l’autonomia delle persone con disabilità?

Ho scelto la Lega perché è il partito che sento più vicino alle mie idee e perché sta investendo molto nel mio percorso. Credo che chi vive quotidianamente determinati problemi possa dare un contributo concreto alla politica. Chi conosce le difficoltà e ha la capacità di comunicare dovrebbe impegnarsi per migliorare le cose.

Ringrazio la Lega e la Lega Giovani perché mi hanno accolto come in una grande famiglia e mi stanno dando fiducia.

Sui social hai ricevuto un messaggio particolarmente violento. Come hai reagito? Cosa ti ha insegnato quell’episodio sull’odio online?

Leggere quel commento non è stato piacevole, ma credo che anche i messaggi negativi possano aiutare a capire fino a che punto si stia spingendo la nostra società. Sono convinto che sia utile comprendere anche questi atteggiamenti per cercare di contrastare l’odio.

Penso che quel commento sia arrivato da una persona fortemente estremista che, non avendo argomenti per controbattere le mie idee, abbia scelto di colpire la mia condizione personale. Non ho sporto denuncia perché credo che il dialogo sia lo strumento più potente che abbiamo.

Pensi che oggi ci sia intolleranza verso chi esprime un pensiero diverso da quello dominante?

Ritengo che spesso chi assume posizioni forti o ha caratteristiche da leader venga emarginato o messo a tacere. Ho l’impressione che la nostra democrazia sia, in parte, solo apparente. In una comunità molto ampia è difficile trovare un accordo su tutto; per questo credo sia necessario individuare alcuni punti condivisi sui quali costruire un confronto reale.

Sei stato nominato Ambasciatore dell’Accessibilità. Che significato ha questo ruolo?

Ho ricevuto questo incarico in occasione del Giubileo perché Roma presenta ancora molte criticità sul piano dell’accessibilità. Con milioni di pellegrini attesi, anche persone in carrozzina, ho suggerito di privilegiare autobus e treni rispetto alla metropolitana, che spesso presenta problemi tali da lasciare bloccati gli utenti anche per diverse ore. Non credo sia un’immagine degna di una grande capitale.

Pensi che i media rappresentino ancora le persone con disabilità con pietismo oppure come “supereroi”?

Spesso prevale ancora il pietismo. Fortunatamente, le persone che mi sono vicine mi trattano semplicemente come una persona normale, con obiettivi e capacità come chiunque altro.

Dovremmo smettere di guardare le persone con compassione e iniziare invece a valorizzare le qualità di ciascuno. Ognuno ha competenze e talenti diversi: è su quelli che bisogna concentrarsi.

Hai sentito le dichiarazioni di Massimo Giannini. Che cosa ne pensi?

Mi auguro che quelle parole non rappresentino il pensiero di molti altri giornalisti. Se qualcuno condivide quelle idee, preferirei che le tenesse per sé, perché non rappresentano un atteggiamento democratico.

Credo che chi non vive certe situazioni difficilmente possa comprenderle fino in fondo. Allo stesso tempo non voglio condannare nessuno: anche opinioni che non condivido possono diventare un’occasione di riflessione e crescita.

La politica italiana affronta il tema dell’accessibilità in modo strutturale oppure solo nelle occasioni simboliche?

Ritengo che l’attuale Governo, e in particolare la Lega, abbia investito molto sul tema della disabilità, anche attraverso un Ministero dedicato. Naturalmente, problemi accumulati in decenni non possono essere risolti in pochi anni.

Cerco di portare al Ministro il punto di vista di chi vive ogni giorno queste difficoltà, perché solo ascoltando l’esperienza diretta si possono comprendere davvero i problemi.

Sono stato invitato come relatore a Expo Aid, dove parlerò di Vita Indipendente. Il mio obiettivo è incoraggiare le persone a credere nelle proprie capacità e a utilizzare anche i social per valorizzare il proprio percorso.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Vorrei entrare in politica per poter aiutare ancora di più le persone. Oggi sto lavorando a una proposta di legge sui trasporti accessibili che punta a rendere realmente fruibili tutti i mezzi pubblici: autobus, treni, navi e altri sistemi di trasporto.

Uno dei risultati ottenuti è stata la riduzione, presso Cotral, del tempo di preavviso necessario per richiedere assistenza, passato da 72 a 48 ore. L’obiettivo è continuare a ridurre questi vincoli, affinché una persona possa decidere di prendere un treno anche con poco preavviso, come chiunque altro. Se un servizio è pubblico, deve essere accessibile a tutti.

Aggiornato il 14 luglio 2026 alle ore 13:48