Mascherine anti covid, come mai non parte un’inchiesta?

Domenico Francesco Arcuri, già Amministratore Delegato di Invitalia, Telco, Deloitte Consulting e Marconi communication, dal 2020 al marzo 2021 fu nominato Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’epidemia di Covid-19.

La Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, attiva da circa un anno, ha rilevato che la struttura guidata da Domenico Arcuri (governo M5s-Pd-Liberi e Uguali) pagò forniture di mascherine cinesi a un costo circa tre volte superiore al prezzo di mercato del periodo, con denunce che parlano anche di 880 milioni di mascherine contraffatte, pagate 1,25 miliardi, acquistate a 3-4 volte il prezzo di mercato.

Parallelamente, sono emerse testimonianze di aziende italiane che si erano riconvertite alla produzione di mascherine e che sostengono di aver offerto forniture certificate a prezzi competitivi ˗ in un caso citato, 0,20 centesimi contro l’1,20 euro pagato a fornitori esteri ˗ senza ricevere ordini.

Un cittadino normale si chiederà come mai, nonostante i rilievi sui costi pagati, ampiamente fuori mercato, nulla sia emerso sotto il profilo giudiziario. In breve: dov’era la magistratura, e dov’era la Corte dei conti?

Una prima risposta ai quesiti si ha notando lo scarso rilievo fornito dai media italiani sul fatto (certo, si può pensare ai “buoni” rapporti tra il Campo Largo e i diversi soggetti preposti all’informazione. Del resto viviamo in un Paese in cui Alessandro Barbero è considerato uno “storico”.

La seconda risposta consiste nello “scudo penale” varato dal governo Conte durante l’emergenza Covid. uLo Lo “scudo” ha finora bloccato le indagini della Corte dei conti per danno erariale.

Se si fa una cronologia sintetica della questione si otterrà:
- 17 marzo 2020, pubblicazione del DL 18/2020 (Cura Italia), con l’art. 5-bis che sottrae gli acquisti DPI al controllo della Corte dei conti e limita la responsabilità contabile al dolo. Un mese dopo il DL 18 fu convertito in Legge.
- Nel 2020-2021 furono aperti diversi fascicoli contabili riguardanti gli acquisti di mascherine, siringhe Luer lock, banchi a rotelle. Ma emerge l’assenza di dolo provato;
- Nel 2022 l-a Procura di Roma apre un filone penale sulla maxi-commessa da 1,25 miliardi;
- Gennaio 2025: Il Gip di Roma proscioglie Arcuri: il fatto non costituisce più reato dopo la modifica normativa (abrogazione dell'abuso d’ufficio);
- Tuttavia nel giugno 2025 la Corte dei conti riapre il fascicolo sulla fornitura di oltre un miliardo di euro in mascherine cinesi;
- 2025-2026: la Commissione parlamentare Covid raccoglie testimonianze e documenti.

Un’osservazione utile per i lettori: l’abrogazione dell’abuso d’ufficio chiude la strada penale, ma se non ci fu dolo, ci potrebbe essere stato uno spreco notevole di denaro pubblico.

Però, se la Magistratura ordinaria è stata tagliata fuori dallo Scudo penale, la Corte dei conti ha effettivamente indagato ˗ più volte ˗ ma si è scontrata con un altro scudo normativo specifico.

In pratica, per agire contro Arcuri la Procura contabile doveva dimostrare non un errore o una negligenza, ma l’intenzionalità. Questo è il motivo tecnico per cui ˗ come riconosce la capogruppo FdI della commissione parlamentare Covid: La maggior parte delle istruttorie si è conclusa con provvedimenti di archiviazione”. Certamente l’apertura di un fascicolo da parte della Corte dei conti è di fatto un atto dovuto dato che emergono indizi di danno erariale, e infatti i fascicoli sono stati aperti più volte. Non è questione di indagini, ma della possibilità di farle concludere con un addebito, proprio per il combinato tra lo scudo normativo e la difficoltà di provare il dolo invece della colpa grave.

Il filone contabile resta però in piedi: la Corte dei conti dovrà stabilire se le operazioni di acquisto abbiano generato un danno economico per lo Stato. Recentemente la Corte dei conti ha riaperto il fascicolo sulla fornitura di oltre un miliardo di euro di mascherine importate dalla Cina, incluse le operazioni di sdoganamento che avrebbero aggirato i controlli, secondo alcune chat tra mediatori privati e funzionari pubblici.

Interessante notare un caso periferico, distinto dalla gestione Arcuri: in Alto Adige la Corte dei conti ha accertato un danno erariale che sfiora i 6,7 milioni di euro per mascherine cinesi non conformi ma acquistate e pagate dall’Azienda Sanitaria. In questo caso, mancando lo scudo penale, sono stati indagati alcuni dirigenti sanitari. Quindi la questione è sempre e solo la persistenza dello “scudo penale” del periodo Covid.

C’è quindi uno scarto molto ampio tra l’apparato di garanzie che normalmente si applica alla spesa pubblica (controlli preventivi Corte dei conti, Anac, criterio della colpa grave). Apparato che è stato messo da parte per l’emergenza.

Art. 5-bis, comma 3, del Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18 (il “Cura Italia”, convertito con la legge 24 aprile 2020, n. 27) recita: “Per gli stessi atti la responsabilità contabile e amministrativa è comunque limitata ai soli casi in cui sia stato accertato il dolo del funzionario”.

È il comma immediatamente successivo a quello che autorizzava il Commissario straordinario all’acquisto di DPI in deroga al controllo della Corte dei conti sugli stessi atti. Quindi, non si tratta di un solo livello di garanzia rimosso, ma di due:

1) Gli atti erano sottratti al controllo preventivo della Corte dei conti;

2) Anche a posteriori, la responsabilità era limitata al dolo, escludendo la colpa grave (il criterio ordinario, molto più facile da provare).

Una norma “gemella”, anch’essa nel “Cura Italia”, fissava lo stesso principio per gli operatori sanitari: non rispondono civilmente o per danno erariale se non nei casi di dolo o colpa grave macroscopica. La limitazione fu oggetto di un acceso dibattito già in sede di conversione in legge. Un commento giuridico dell’epoca osservava che la norma rischiava di trasmodare in un deficit di tassatività nella stessa descrizione della fattispecie legale, creando un'area di immunità dai contorni sfumati. Un’analisi successiva, pubblicata su Economia Pubblica, è arrivata a dubitare della compatibilità costituzionale della norma.

Aggiornato il 25 giugno 2026 alle ore 14:07