La scienza odierna tra scientismo e terrapiattismo

“L’autentica minaccia che grava sulla scienza viene dalla scienza stessa e accade attraverso essa […]. La minaccia viene dal fatto che ognuno vuole avere o trovare nella scienza la propria quiete, invece d’impegnarsi nell’inquietudine del domandare”: così Martin Heidegger descriveva la condizione minacciosa e minacciata della scienza dopo la metà del XX secolo sintetizzando quello che può essere definito uno dei due mali della scienza odierna, cioè lo scientismo.

La scienza, infatti, oggi – da almeno diversi decenni in realtà – è stretta e costretta tra l’incudine dello scientismo e il martello del terrapiattismo: da un lato, una parte cospicua del mondo scientifico pretende una fede cieca e irrazionale nei confronti della scienza, come se gli scienziati avessero sostituito la casta sacerdotale nell’incedere dell’umanità verso il proprio futuro e la propria salvezza; dall’altro lato, una parte sempre più estesa della popolazione “profana”, cioè coloro che non si occupano professionalmente di scienza, si abbevera ad un radicale scetticismo gnoseologico aderendo a teorie irreali, surreali e non soltanto anti-scientifiche quanto soprattutto prive di senso e contrarie alla realtà.

In entrambi i casi l’esito è tragicamente il medesimo: una forma scomposta e proteiforme di irrazionalità: per un verso l’irrazionalità dell’accettazione fideistica che la scienza oggi pretende; per altro verso l’irrazionalità del diffuso terrapiattismo che nega le più banali verità intorno all’esistente e alla realtà.

Per fare due esempi delle due predette derive, entrambe frontalmente contrarie ad una sana concezione della scienza, si possono considerare la pandemia del Covid-19 e la missione Artemis II.

Durante la pandemia del Covid-19, infatti, tutto il mondo scientifico ha ripetuto a tamburo battente che fosse necessario fidarsi della scienza, così da introdurre un inedito paradigma epistemologico cioè, appunto, quello della fiducia verso la scienza.

Espunta la fede dal quadro esistenziale del mondo contemporaneo, la scienza ha finito ben presto per adottarne la logica di base, divenendo in breve tempo evidente che la stessa scienza sia decaduta nel suo contrario attraverso la sua sublimazione ideologica che l’ha trasformata in scientismo il quale esige una adesione di ordine fideistico e non razionale.

Del resto, non razionale è stata buona parte della narrazione pandemica ufficiale, dato che dapprima il virus C19 avrebbe avuto origine naturale, poi artificiale; dapprima il vaccino avrebbe garantito l’immunità, poi invece solo evitato le complicazioni della malattia; dapprima non ci sarebbero state reazioni avverse in seguito ai vaccini, poi, invece, sono stati modificati i bugiardini più volte proprio per segnalare le diverse reazioni avverse registrate nel tempo; dapprima trombosi e miocarditi erano impossibili da ricollegare ai vaccini, mentre poi sono state a questi correlate; dapprima il green pass avrebbe garantito dal contagio, poi invece si è dimostrato l’esatto contrario.

La fiducia non è un paradigma epistemologico idoneo per la scienza, in primo luogo poiché essa si caratterizza per una dimensione relazionale intersoggettiva, per cui può essere accordata a qualcuno e mai a qualcosa, e in secondo luogo poiché la scienza per essere davvero se stesso non può pretendere una adesione fideistica senza rischiare di annullare la propria vocazione razionale.

Dall’altro lato del mondo e del tempo, intanto Artemis II ha compiuto il suo flyby intorno alla Luna in vista del prossimo allunaggio dell’uomo sul satellite naturale della Terra.

L’evento astronautico ha dato nuova vitalità a tutta una serie di teorie e visioni le quali, in sintesi, ritengono impossibile raggiungere la Luna poiché la Terra sarebbe piatta.

Si ignora, tuttavia, che già Aristotele era riuscito a provare la sfericità della Terra osservando che l’ombra che essa proietta sulla Luna nelle eclissi lunari è circolare e che, procedendo in direzione nord-sud, le singole stelle si alzano o abbassano sull’orizzonte, e che continuando a viaggiare verso sud, inoltre, si vedono stelle in precedenza invisibili.

Del resto, già Eratostene di Cirene (le notizie del quale ci sono giunte attraverso lo storico cristiano Eusebio di Cesarea nel capitolo LIII del libro XV della “Praeparatio evangelica”), tra III e II secolo a.C., ebbe a distinguersi per essere riuscito, per la prima volta nella storia e con un risultato straordinario in quanto a precisione, a misurare la circonferenza terreste, con una percentuale di errore pari ad una manciata di chilometri.

Infine, sempre nell’ambito della spesso ingiustamente vituperata scienza tolemaica, occorre ricordare Aristarco di Samo che diede un contributo significativo allo sviluppo della scienza degli astri: tra le varie occasioni per cui merita una menzione, fu il primo ad elaborare un metodo matematicamente corretto per misurare la distanza tra la terra ed il sole con una impressionante precisione considerando l’assenza di computer, sonde, robot e Ia.

Che la scienza si nutra di dubbi è senza dubbio corretto, ma esporre tutto e sempre – anche contro le risultanze della realtà – ad uno scetticismo radicale significa coltivare non già il corretto metodo scientifico, quanto piuttosto una forma più o meno consapevole di non cognitivismo, cioè di mascherato nichilismo.

Il fideismo pandemico da un lato e lo scetticismo terrapiattistico dall’altro lato sono i due mali di cui oggi pesantemente soffre la scienza odierna, dimostrandosi in entrambi i casi come non può esserci vera scienza senza autentica epistemologia, dimensione che, ahinoi, gravemente manca attualmente sia all’interno che all’esterno del mondo della scienza.

Aggiornato il 22 maggio 2026 alle ore 11:03