Medicina a km 0
Il dolore è una delle condizioni più diffuse nella popolazione anziana, ma anche una delle più sottovalutate. Proprio su questo tema si è concentrata la puntata settimanale di Medicina a Km 0, che ha visto il contributo di esperti del settore: il dottor Santo Laganà, anestesista rianimatore già primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Civita Castellana e comproprietario della Casa di Riposo Flaminia Domus; il dottor Lorenzo Gionfra, anestesista rianimatore già primario dell’ospedale di Tarquinia, entrambi esperti in terapia del dolore; la dottoressa Valentina Di Giovanni di Vietri, biologa e nutrizionista; e il professor Gianluca Lisa di Sanremo, psichiatra già primario presso la Asl Imperiese.
Tra le diverse forme di dolore, quello nocicettivo rappresenta la tipologia più comune e, allo stesso tempo, quella più “fisiologica”: è il segnale che il nostro corpo invia quando un tessuto subisce un danno o un’infiammazione. Il dolore nocicettivo nasce infatti dall’attivazione dei nocicettori, recettori sensoriali presenti nella pelle, nei muscoli, nelle articolazioni e negli organi interni. Quando questi recettori rilevano uno stimolo potenzialmente dannoso, come una lesione, un trauma o un’infiammazione, inviano un segnale al cervello, che lo interpreta come dolore. Si tratta, quindi, di un meccanismo di difesa fondamentale, utile a proteggere l’organismo. Negli anziani, tuttavia, questo tipo di dolore tende a diventare cronico, trasformandosi da segnale utile a condizione invalidante. Come sottolineato dagli specialisti intervenuti, il dolore cronico è estremamente diffuso tra gli anziani e spesso risulta sottovalutato o poco trattato, sia per difficoltà di comunicazione sia per una radicata convinzione culturale che lo considera “normale” con l’avanzare dell’età.
Le cause più frequenti sono legate a patologie degenerative come l’artrosi, ai disturbi reumatici e alle infiammazioni persistenti. In questi casi, il dolore non è più solo un campanello d’allarme, ma una presenza costante che compromette la qualità della vita, limita i movimenti e può favorire isolamento sociale e depressione, come evidenziato anche dal contributo psichiatrico del professor Lisa. Dal punto di vista clinico, il dolore si distingue innanzitutto tra acuto e cronico: il primo ha una funzione protettiva ed è generalmente temporaneo; il secondo persiste nel tempo, perdendo la sua funzione biologica e diventando una vera e propria patologia. Un’ulteriore distinzione fondamentale è quella tra dolore nocicettivo e neuropatico: il primo deriva da un danno ai tessuti, mentre il secondo è causato da una lesione del sistema nervoso, come avviene, ad esempio, nella sclerosi multipla. Questa differenza è cruciale per impostare una terapia efficace.
Un aspetto cruciale nella popolazione anziana è la difficoltà di riconoscere e valutare correttamente il dolore. Non sempre il paziente riesce a esprimerlo chiaramente, soprattutto in presenza di decadimento cognitivo o demenza. In questi casi, diventa fondamentale l’osservazione attenta da parte di medici, infermieri e caregiver, così come l’utilizzo di scale di valutazione specifiche. Particolare attenzione è stata dedicata anche ai dolori muscolo-scheletrici e reumatici, tra le principali cause di sofferenza quotidiana negli anziani. Patologie come artrosi e reumatismi incidono pesantemente sull’autonomia, e il cosiddetto “dolore cronico silente” può compromettere profondamente la qualità della vita se non adeguatamente trattato.
Ampio spazio è stato dato anche al dolore oncologico, che negli anziani presenta caratteristiche specifiche e richiede un approccio mirato, come spiegato dal dott. Laganà. Oggi la terapia del dolore rappresenta un pilastro fondamentale nella gestione dei pazienti oncologici, soprattutto nelle fasi avanzate della malattia. Nonostante ciò, persistono ancora timori e pregiudizi sull’uso degli oppioidi, che invece, se utilizzati correttamente, sono strumenti sicuri ed efficaci. Ma cosa si intende esattamente per terapia del dolore? Si tratta di un insieme di interventi che includono farmaci (come oppioidi, FANS e adiuvanti), tecniche interventistiche e approcci non farmacologici come fisioterapia, riabilitazione e supporto nutrizionale, ambito in cui si inserisce il contributo della dottoressa Di Giovanni. Fondamentale è la personalizzazione della terapia, soprattutto nei pazienti anziani, spesso soggetti a politerapia e più esposti al rischio di effetti collaterali. Un ruolo centrale è svolto anche dalle strutture residenziali, come le case di riposo, dove il monitoraggio del dolore e il lavoro multidisciplinare diventano essenziali. La collaborazione tra medici, infermieri, fisioterapisti e familiari consente una gestione più efficace e umana del paziente.
Tra i temi affrontati, anche gli aspetti etici e legali: secondo il dottor Gionfra diventa fondamentale distinguere tra cura e accanimento terapeutico. Inoltre, ha ribadito come il consenso informato resti un elemento imprescindibile nel percorso di cura, anche nei pazienti fragili. La sfida principale resta quella culturale: superare l’idea che il dolore sia una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento.
Come sottolineato dagli esperti, la terapia del dolore in Italia è ancora poco diffusa rispetto alle reali necessità della popolazione anziana, e serve un cambiamento sia a livello sanitario sia culturale. Il messaggio finale, rivolto a famiglie, caregiver e giovani medici, è chiaro: il dolore va sempre ascoltato, riconosciuto e trattato. Investire nella terapia del dolore significa restituire dignità, autonomia e qualità della vita agli anziani. Perché il dolore, anche quando è “normale”, non deve mai essere ignorato.
Aggiornato il 29 aprile 2026 alle ore 17:21
