Metaverso, Intelligenza artificiale, Robot

Nel nostro momento diamo importanza all’identità nazionale presso che dannata dalla globalizzazione, dal mondialismo, dalla merce universale di organismi produttivi che non tollerano localismi di alcun genere (prodotti locali, interessi nazionali, usanze storiche ed ogni connotazione specifica renitente). Ma oltre la negazione delle nazioni e della storicità vi è una negazione di identità maggiormente essenziale, rischiamo di perderla e se la perdiamo è davvero finita: rischiamo di perdere l’individualità, che rappresenta la radice costitutiva della natura, la perfezione della natura, la soggettività, la differenza tra l’uno e l’altro, il sentire in prima persona (anche animale e vegetale). In natura non esiste il seriale! Ebbene, tutto converge alla perdita dell’individualità dell’individuo. Potremmo forgiare un individuo senza individuazione. Sottraendo all’individuo gli elementi costitutivi dell’individualità. Innanzitutto, il luogo. L’individuo è localizzato e localizzabile, ha un luogo predominante di riferimento, familiare, oggettivo-soggettivo, suo proprio, durevole, scelto. Invece stiamo inoltrandoci nell’inconsistente, nel fantasmatico. Quello che sta accadendo era una prospettiva potenziale in tempi trascorsi, limitata, oggi si afferma dilagando, ed è inimmaginabile l’effetto. Si tratta del Metaverso.

Il soggetto può viaggiare e stare dappertutto, avere relazioni vere e proprie, sdoppiarsi, una seconda presenza, multipla. Precisamente, un se stesso altro da sé, altrove da sé, ma come se fosse un se stesso. Un accrescimento o una dissociazione? Di sicuro perdiamo il “luogo”, il riferimento consolidato. Perdiamo anche noi stessi? Vi è una teoria sociologica la quale ritiene che la nostra identità è vincolata a luoghi riconoscibili stabilizzati, altrimenti ci spaesiamo. Il Metaverso è lo spaesamento, la schizofrenia o, dicevo, un accrescimento? Di sicuro è un azzardo nel non provato che potrebbe colpire l’individuazione. Sarebbe la mondializzazione fantasmatica, uno stare in ogni luogo, insieme senza essere insieme. Schizofrenia piena. O Metaverso? Metaverso schizofrenico? Al mattino in Cina, la sera in India, la notte a New York, il pomeriggio a Mosca, una sosta a Messina, sperando che ricordi di avere una consorte, dei figli, cani, gatti, pappagalli “reali”, anche se il termine “realtà” dissolverebbe, nel Metaverso, il consistere. L’Io si manterrebbe capace di unità o si sframmenterebbe?

Almeno però il Metaverso fa capo all’individuo (lo vedremo). Con l’Intelligenza artificiale l’individuo è messo da canto. La nostra mente viene espropriata. Persino l’intelligenza diventa artificiale, un manufatto, non soltanto non è nell’uomo ma sostituisce, sostituisce la mente dell’uomo. Siamo a conseguenze abnormi. La mente è la caratteristica decisiva dell’individuo eppure l’Intelligenza artificiale può racchiudere capacità da non rimpiangere l’uomo. Aggiungiamo quel che aggiungo, il Robot sostitutivo del lavoro umano, e mente e corpo dell’uomo si spengono, passato. Un nucleo di uomini potentissimi e prepotenti farebbe a meno di grandi porzioni dell’umanità senza averne difficoltà, all’opposto, governare menti artificiali e Robot sarebbe facilitato rispetto all’uomo, alquanto indomato. Certo, sussiste il problema del che fare di milioni di esseri vetero-umani ormai fuori uso. Taluni stanno considerando la problematica, ne abbiamo lampi svelatori. Pandemie, infertilità provocata, guerre possono aiutare a scovare soluzioni? Distribuzione di denaro elemosinevolmente, serve?

Le crisi economiche sono opportune? C’è un consistente afflusso di opinioni per risolvere, in vari modi, sembra. Il punto di arrivo dello strepitoso progresso tecnologico è il Superuomo, meccanizzato, non un uomo che supera se stesso quale uomo, com’è l’originario superuomo, ma una entità meccanica che supera le capacità dell’uomo. Allora, per l’uomo è finita, l’uomo dell’uomo umano è senza futuro? Vi è nell’uomo umano qualcosa che non possiamo definire se non: la vita. L’uomo esiste, sente, gioisce, si esalta, gode, si attrista, ama! La cultura umanistica ha questa denominazione perché espresse per millenni le passioni, il sentire dell’uomo, esprimere il sentire, l’arte. La questione è semplice nella sua tragicità. Se la protesi artificiale meccanica, la Intelligenza artificiale innestata nei Robot capace di esplorare il Metaverso sente e ne è cosciente ed è anche capace di esprimere, allora avremo un altro uomo, un nostro uguale che soffre, ama, gode, ascolta musica, ammira Giotto, legge Esiodo, provando coscienti emozioni, ed allora, niente da dire, è un umano.

Abbiamo duplicato vita, emozioni, espressione, consapevolezza. O tutto questo è privato del sentire cosciente e dell’espressione che suscita emozioni ed è esclusivamente un passaggio di impulsi macchinali. Al dunque, o creiamo l’uomo artificialmente ma del tutto uomo vivente pari, identico a noi, sono certo che avverrà, o creiamo macchine che non hanno il sigillo stupefacente che ci connota, la vita cosciente, senziente, espressiva. Soltanto macchine, macchine, macchine. Allora l’uomo umano, colui che sente, l’individuo espressivo senziente, unico, non seriale, che vive una volta, che muore una volta, io sono, finisca di adorare il suo feticcio, resti chi è, insuperato, riprenda il dominio, non consenta che si impieghi l’uomo meccanizzato contro e sopra l’uomo umano. Ripeto: se l’uomo artificiale è come l’uomo umano non esiste conflitto, sarà un altro modo, discutibilissimo, di suscitare l’uomo, ma se è l’uomo meccanizzato insenziente, senza vita vitalistica ma un sistema di impulsi, mai rendergli devozione, specie se servisse a sostituire, pare, la Vita e l’uomo umano come mezzo di dominio da parte di esseri umani sopraffattori di esseri umani. Vita senziente espressiva e individuata, Io sono. Per sempre!