La libertà degli altri

I sociologi italiani, primo fra tutti Francesco Alberoni, si sono spesso interrogati sull’evoluzione della nostra società nel Secondo dopoguerra mettendone in luce numerosi aspetti legati al lavoro e ai costumi, al rapporto fra religiosità e laicità e così via. L’attuale pandemia pone in primo piano un’ulteriore differenza costituita dal fatto che, sia la vaccinazione sia il Certificato verde, sono duramente discussi e non pochi ne denunciano la possibile natura dittatoriale, una vera minaccia alla libertà individuale. Al contrario, nessuno, nel 1966, si è sognato di denunciare alcunché e tutti hanno obbedito all’obbligatorietà della vaccinazione Sabin contro la poliomielite. Altrettanto, che io sappia, è accaduto per la vaccinazione contro il vaiolo (obbligatoria dal 1888 al 1977) contro il tetano (1968) e quella contro l’epatite B (1991).

La vistosa contrapposizione fra favorevoli e contrari alla vaccinazione e al Certificato verde sta mostrando un’Italia più liberale e dunque più vicina all’Inghilterra, una delle patrie del liberalismo, che si oppose fermamente alla “lesione” dei diritti individuali rappresentata dall’obbligatorietà dell’antivaiolosa, portando alla sua abrogazione nel 1898, oppure, più semplicemente, sta solo facendo venire a galla in misura inusitata una sorta di protagonismo velleitario e ipercritico, parallelo al vociare insofferente e inconsistente dei social network?

Francamente, non vedo perché si debba temere per le nostre libertà individuali in riferimento a provvedimenti di sanità pubblica che chiunque di noi, fosse al Governo, non esiterebbe a varare. Devo forse interrogarmi sulla mia scarsa coerenza col pensiero liberale oppure sta montando una irragionevole ribellione per la difesa di sacri principi liberali certamente fondamentali ma anche passibili, quando la realtà lo impone, di qualche modesta sospensione circostanziata? Si è parlato di guerra contro il virus ma non si vuole in alcun modo accettare l’idea che, come in guerra, appunto, non tutto può essere consentito col pericolo di avvantaggiare il nemico.

Qualcuno dirà che, a conti fatti, il Coronavirus attuale è assai meno pericoloso dei virus che hanno richiesto le vaccinazioni che ho citato sopra e, dunque, le restrizioni di oggi hanno un sinistro sapore di dominio e controllo, da parte di non so chi, nei nostri confronti. Qui, delle due l’una: o chi la pensa così ha ragione e, allora, dovremmo prepararci a lottare senza remore nei confronti del “potere”, occulto o palese che esso sia, purché se ne indichino chiaramente i connotati, oppure l’estensione mondiale dell’epidemia e delle metodiche per contenerla, danno una misura fortemente attendibile del pericolo che abbiamo corso e stiamo tuttora correndo. Personalmente non ho dubbi sul carattere subdolo e minaccioso del virus attuale dato che, oltre a molti decessi specifici, comporta gravi rischi sanitari accertati in varie fasce di età e, parallelamente, danni economici e sociali indotti dalle restrizioni che si rendono inevitabili.

In definitiva, il ruolo dei vaccini attuali, e di quelli potenziati che si stanno studiando nei laboratori di molti Paesi, è sicuramente fondamentale ma solo alla condizione che tutti o quasi tutti lo facciano. Finché la probabilità di avere contatti, magari inevitabili perché professionali, con soggetti non vaccinati, rimarrà al di sopra del 5-10 per cento la “guerra” non sarà vinta e, soprattutto, vivremo nell’ansia permanente dovuta all’incertezza delle nostre relazioni interpersonali. Su questo punto la veemenza degli oppositori al Certificato verde (a proposito, perché non accettiamo, anche qui, l’invito di Mario Draghi ad evitare inutili espressioni straniere?) raggiunge livelli davvero tragicomici. Una di queste sere un giornalista, sicuramente animato da vasti orizzonti etico-politici di natura liberale, si è detto scandalizzato perché, oltre ad aver fatto la vaccinazione, gli tocca anche dover dimostrare di averla fatta. In sostanza, il Certificato avrebbe dunque un aspetto umiliante e, anche esso, sarebbe la prova di un sopruso contro le libertà individuali. Come dire che, se ho superato l’esame della patente di guida perché mai dovrei portarla in tasca quando guido ed esibirla su richiesta della polizia stradale? A costui sfugge del tutto il fatto che, rendere esplicita la vaccinazione, o la nostra patente, dà maggiore sicurezza a noi tutti prima cha allo Stato.

Insomma, pur evitando la impronunciabile e liberticida “obbligatorietà” della vaccinazione, vuoi almeno farmi sapere se l’hai fatta oppure no, dopodiché deciderò, anch’io ‘liberamente’, se avere contatti con te, magari intensi e prolungati, oppure no? Per questo, negli Stati Uniti, in Canada e, in parte, in Germania, non c’è obbligatorietà, ma, ad esempio, si viene ammessi a scuola solo se si presenta un certificato di vaccinazione. Si racconta che, in Inghilterra, un visitatore straniero si sia detto stupito del fatto che, da loro, non esistano carte di identità. “Se arrestate un ladro in flagranza, come fate a sapere chi è?” Pare che il funzionario di polizia gli abbia risposto: “Semplice, gli chiediamo nome, cognome e indirizzo”. Sarebbe tutto più facile se anche da noi, dove ormai chiunque si dichiara liberale, anche per il Certificato, fosse così. Ma, per mille ragioni che sarebbe lungo descrivere, purtroppo non lo è.