Rai Fiction e Netflix avevano già previsto il coronavirus nella serie a cartoni “Seven and me”

Il corona virus (o chi per lui) e le possibili nefaste conseguenze sull’economia e sulla società già si conoscevano o si ipotizzavano nell’ottobre del 2016. Quando Rai Fiction coprodusse insieme a un partner francese - per la piattaforma Netflix  che la sta ritirando fuori adesso - una esilarante serie mista di personaggi umani e di cartoni animati per bambini intitolata “Seven and me” (https://www.youtube.com/watch?v=N-8IpVyHps8).

Il primo episodio della prima stagione - trasmesso in Francia il 28 ottobre 2016 per la prima volta e in Italia il 7 aprile 2017 , anche sul canale “ Rai Gulp” – si intitola proprio “Virus” (https://www.youtube.com/watch?v=dJ8Pt605rHI).

E non lascia spazio all’immaginazione per chi voglia comparare le psicosi odierna - più da B movie dell’orrore che  da cartone animato - di questo pazzo Carnevale del 2020.

Una famiglia prima e poi una scuola e infine un’intera comunità di paese si prende questo virus che fa starnutire tutti come pazzi. E che i Sette nani che caratterizzano la serie, ripresa liberamente anche dalle fiabe dei fratelli Grimm, si mettono in testa di guarire visto che gli umani si dimostrano incapaci di alcuna iniziativa sensata che non sia la psicosi, la paura e persino la vendetta sociale usando l’epidemia come pretesto per liquidare i rivali sul lavoro e come arma di rivalsa.

Per cui alla fine lo stregone nano, “Mysterio”,  si inventa una pozione con una bava di lumaca dal sapore e dall’odore nauseante che con alcuni stratagemmi riesce a far bere ai membri della “famiglia zero” che si erano ammalati per primi.

Le battute in francese sono esilaranti e adatte anche ai grandi oltre che ai piccini perché tutte incentrate sul sarcasmo contro i  pregiudizi della gente. E sulle irrazionalità dei comportamenti dettati al panico.

Uno se volesse vedere le cose dal demenziale lato complottista che caratterizza gran arte del neo elettorato grillino potrebbe dire che qualcuno già stava facendo le prove generali di comunicazione – anche per bambini – in attesa di un evento che quanto meno si riteneva probabile se non certo.

Molto più semplicemente, da un punto di vista meno credulone, si può notare che quelle cose e quei comportamenti paradossali  che nel 2016 venivano prese in giro dai cartoni animati per bambini oggi vengono prese molto sul serio, e giustificati, nei dibattiti tra giornalisti, professori, accademici e altri saltimbanchi di contorno. In televisione e sui giornali.

Aggiornato il 03 marzo 2020 alle ore 12:53