Addio ad Avanti PSI: parla Antonio Demitry
Antonio Demitry (Linkedln)

​“Noi socialisti ridotti a un’insegna luminosa per Conte e Bettini”

La notizia ha fatto rumore all’interno dell’area socialista: Antonio Demitry ha ufficialmente rassegnato le dimissioni dalla Direzione nazionale del partito Avanti PSI, guidato da Enzo Maraio. Una rottura netta, maturata a quasi un anno dalle elezioni regionali e motivata da profonde divergenze politiche e organizzative.

Al centro della polemica ci sono la mancanza di un reale dibattito interno ‒ con gli organi di partito rimasti sostanzialmente congelati dopo il congresso del marzo 2025 ‒ e, soprattutto, quella che Demitry considera una deriva strategica: un cartello elettorale sempre più condizionato dalle logiche esterne di Giuseppe Conte e Goffredo Bettini, che finirebbe per ridurre i socialisti a una mera “insegna luminosa”.

Per fare il punto su questa decisione e comprendere quali scenari si apriranno ora per l’area riformista, abbiamo rivolto alcune domande direttamente ad Antonio Demitry.

Antonio, la tua decisione di lasciare la Direzione e il partito Avanti PSI è arrivata in modo netto e definitivo. Quali sono state le gocce che hanno fatto traboccare il vaso e ti hanno spinto a questa scelta ormai ineludibile?

La decisione nasce da una constatazione oggettiva: il partito ha smesso di essere un luogo di elaborazione politica per ridursi a un guscio vuoto. Dal congresso del marzo 2025 non c’è stata una sola riunione del Consiglio nazionale o della Direzione per discutere di organizzazione, contenuti o visione. Quando un partito rinuncia al confronto interno e si affida soltanto a passerelle, foto di gruppo e silenzi opportuni, la permanenza non ha più alcun senso politico.

Nel tuo intervento parli esplicitamente di una linea subalterna alle alchimie esterne, citando il ruolo di Giuseppe Conte e Goffredo Bettini. Perché ritieni che Enzo Maraio e la segreteria abbiano tradito lo spirito originario e la cultura politica del progetto Avanti PSI?

Un partito socialista ha ragione di esistere solo se porta nel campo progressista una cultura riformista, gradualista, autonoma e riconoscibile. Qui, invece, si è scelto di ridursi a una comparsa in un’operazione decisa altrove. Allearsi è legittimo, scomparire no. Il progetto originario di Avanti PSI rischia di naufragare in un cartello elettorale nel quale i socialisti servono soltanto da brand di comodo per coprire ambizioni individuali, perdendo completamente la propria identità sui temi del lavoro, della sanità e dei diritti.

Alle richieste di aprire una vera stagione congressuale nei territori, per verificare la bontà di questa “contaminazione”, è seguito il silenzio. Perché ritieni che oggi sia fondamentale cambiare rotta e invertire questa tendenza?

Perché la politica senza contenuti e senza un reale radicamento nei territori è pura cosmesi. In Campania, ad esempio, si sbandiera un 6 per cento che non è affatto il frutto di una rinascita socialista, ma il risultato di un cartello eterogeneo nel quale chi siede nelle istituzioni non spende una sola parola sul riformismo socialista o sulla questione salariale. Serviva coraggio per aprire il dibattito e verificare se questo percorso fosse in grado di produrre linfa nuova; invece, si è preferito blindare tutto per tutelare fedeltà personali.

Chiusa la parentesi Avanti PSI, guardi già al futuro. Quali sono i tuoi obiettivi e quale sarà la tua nuova “casa politica”?

Io sono e resterò socialista. Il nuovo percorso comincia con la Federazione dei Riformatori, nella quale confluirà la nostra associazione, che riunisce tanti socialisti pronti a esserne protagonisti. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: dare vita a un’area che restituisca piena cittadinanza ai socialisti, alla loro storia e a quella cultura politica che ha contribuito in modo determinante al benessere del nostro Paese.

Vogliamo rifiutare il bipolarismo coatto di oggi, per tornare a parlare con voce propria di lavoro, diritti, Europa, politica industriale e sviluppo, offrendo finalmente un punto di riferimento autonomo, laico e liberalsocialista.

Aggiornato il 03 novembre 2026 alle ore 12:58