Mentana e La7 ai titoli di coda. E se alla fine tornasse in Rai?
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Nel variopinto teatro della televisione italiana, le parole pesano come macigni e i matrimoni, prima o poi, rischiano di logorarsi sotto il peso del tempo e delle posizioni politiche. Quando, qualche settimana fa, Enrico Mentana ha puntato il dito contro la sua stessa rete, definendo di fatto La7 una sorta di “nuova RaiTre” e una trincea della tv anti-Meloni, ha di fatto azionato una mina vagante destinata a rimettere in discussione gli equilibri del sistema informativo italiano. Quel botta e risposta a distanza, alimentato dal fastidio per un racconto televisivo percepito come monolitico e sbilanciato, ha infranto un tabù. E ora che il suo contratto si avvicina alla scadenza, lo scenario di un addio non è più un esercizio di fantascienza, ma un’ipotesi concreta che apre le porte anche a retroscena clamorosi. Primo fra tutti, un possibile ritorno nella tv di Stato.

A ben guardare, l’idea di rivedere Mentana nei corridoi di Viale Mazzini non dispiacerebbe affatto ai piani alti della politica e, in particolare, a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni non ha mai nascosto la sua stima per il direttore del TgLa7: un giornalista capace di esercitare la propria autonomia, refrattario alle mode del coro unico e, non a caso, l’unico volto di quella rete ad aver ospitato la premier da quando è alla guida del governo. In un momento in cui la maggioranza guarda con interesse alla prossima riforma della Rai, l’innesto di un profilo autorevole, trasversale e ingombrante come quello di Mentana rappresenterebbe per l’esecutivo un importante colpo in termini di autorevolezza e centralità giornalistica. La premier vedrebbe di buon occhio in Rai un professionista che, pur non facendo sconti a nessuno, rifiuta la logica della militanza ideologica a senso unico.

Anche per lo stesso Enrico Mentana, un eventuale ritorno dalle parti di Viale Mazzini rappresenterebbe una chiusura del cerchio perfetta. Resta da capire se la Rai di oggi, con le sue dinamiche complesse e i suoi perenni veti incrociati, sia pronta a contenere un animale televisivo così ingombrante. Ma la rottura consumata a distanza con la linea editoriale di Cairo e Salerno potrebbe aver segnato una frattura ormai difficile da ricomporre. Se dunque il matrimonio con La7 dovesse davvero esaurire la sua spinta propulsiva, la pista della tv pubblica non sarebbe soltanto una comoda alternativa, ma il palcoscenico ideale per tornare lì dove tutto era iniziato, nel lontano 1980.

Aggiornato il 27 agosto 2026 alle ore 11:00