Perché il “metodo De Luca” è l’ultimo schiaffo alla sinistra dei selfie
Mentre il centrosinistra contemporaneo si perde nei labirinti del bonton inclusivo, dei post-it sui diritti astratti e delle pose plastiche da mostrare su Instagram, a Salerno si consuma l’ennesimo paradosso della politica italiana. Vincenzo De Luca – sì, proprio lui, l’eterno “Viceré”, già Presidente della Regione – decide che è il momento di ricominciare da dove tutto era iniziato. E lo fa tornando a fare il sindaco nel modo che gli riesce meglio: imbracciando il piglio dello Sceriffo.
Lo vedi lì, a caccia di posteggiatori abusivi, a fare il diavolo a quattro nei cantieri, a verificare che un bullone sia stretto e che un marciapiede non sia ostaggio del degrado. Davanti a questa scena, la sinistra perbenista e radical-chic puntualmente inorridisce, si copre gli occhi e grida al “populismo”, convinta, nella sua beata allucinazione, che un uomo così debba per forza essere un corpo estraneo, un cripto-destrorso prestato al progressismo. Eppure, la realtà è molto più cinica (e divertente): quest’uomo non è affatto un uomo di destra. È semplicemente qualcuno che ha maledettamente chiare le idee su come un primo cittadino debba tutelare la legalità.
IL PARADOSSO DEL “MODELLO SALERNO” CONTRO LE TRE SCIMMIETTE
Il vero capolavoro umoristico di questa vicenda è che l’anziano De Luca sia diventato, nei fatti, l’unico vero modello spendibile per quei sindaci che si rifiutano di fare come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Mentre in molte altre città del Sud – e non solo – i primi cittadini girano lo sguardo dall’altra parte di fronte all’illegalità diffusa, De Luca usa la Polizia locale per quello che serve davvero: far rispettare il decoro pubblico, sradicare il far west urbano e restituire le strade ai cittadini onesti.
Da Salerno si alza un messaggio talmente forte da far tremare i vetri dei palazzi comunali di tutta Italia, specialmente quelli guidati dal Partito Democratico: un sindaco non è un passacarte. Non può abdicare alle proprie responsabilità delegando sistematicamente il contrasto all'illegalità alle Prefetture o alle sole forze dell’ordine statali, lavandosene le mani come un Ponzio Pilato in fascia tricolore. Il sindaco deve andare lì dove ci sono i problemi. E ci deve andare con decisione, senza chiedere scusa per il fatto di voler far rispettare la legge.
LO SCHIAFFO AI SINDACI DEL “MI PIACE”
La vittoria d’immagine e di sostanza di Vincenzo De Luca è uno schiaffo a mano aperta, con tanto di anello pesante, proprio a quella sinistra. Soprattutto a quel Pd in cui alcuni modelli amministrativi, specialmente nel Meridione, stanno fallendo miseramente. Mentre De Luca controlla il cemento e caccia i parassiti della sosta selvaggia, i suoi colleghi di partito in giro per lo Stivale sembrano più inclini alla geopolitica del selfie, alla propaganda spicciola sui social e alla ricerca del “like” facile. Governano a colpi di hashtag, ma si dimenticano di ascoltare i cittadini, gli intellettuali liberi e quella stampa che non si piega al mainstream locale e che prova a raccontare il disastro delle periferie abbandonate.
C’è una lezione di realismo politico che la sinistra dei salotti rifiuta di digerire: la legalità non è un valore di destra. Se la sinistra regala l’ordine e la sicurezza ai propri avversari in nome di un finto buonismo, si condanna all’irrilevanza. De Luca, con la sua narrazione ruvida e i suoi metodi da lanciafiamme, dimostra che si può essere di sinistra senza essere degli smidollati. Resta da capire se i moderni leader progressisti preferiranno continuare a scattarsi foto con il filtro bellezza o se, per una volta, decideranno di sporcarsi le scarpe nel fango dei problemi reali.
Aggiornato il 27 maggio 2026 alle ore 14:23
