Lo sceriffo e le tre scimmiette

mercoledì 27 maggio 2026


Perché il “metodo De Luca” è l’ultimo schiaffo alla sinistra dei selfie

​Mentre il centrosinistra contemporaneo si perde nei labirinti del bonton inclusivo, dei post-it sui diritti astratti e delle pose plastiche da mostrare su Instagram, a Salerno si consuma l’ennesimo paradosso della politica italiana. Vincenzo De Luca – sì, proprio lui, l’eterno “Viceré”, già Presidente della Regione – decide che è il momento di ricominciare da dove tutto era iniziato. E lo fa tornando a fare il sindaco nel modo che gli riesce meglio: imbracciando il piglio dello Sceriffo.

​Lo vedi lì, a caccia di posteggiatori abusivi, a fare il diavolo a quattro nei cantieri, a verificare che un bullone sia stretto e che un marciapiede non sia ostaggio del degrado. Davanti a questa scena, la sinistra perbenista e radical-chic puntualmente inorridisce, si copre gli occhi e grida al “populismo”, convinta, nella sua beata allucinazione, che un uomo così debba per forza essere un corpo estraneo, un cripto-destrorso prestato al progressismo. ​Eppure, la realtà è molto più cinica (e divertente): quest’uomo non è affatto un uomo di destra. È semplicemente qualcuno che ha maledettamente chiare le idee su come un primo cittadino debba tutelare la legalità.

IL PARADOSSO DEL “MODELLO SALERNO” CONTRO LE TRE SCIMMIETTE

​Il vero capolavoro umoristico di questa vicenda è che l’anziano De Luca sia diventato, nei fatti, l’unico vero modello spendibile per quei sindaci che si rifiutano di fare come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. ​Mentre in molte altre città del Sud – e non solo – i primi cittadini girano lo sguardo dall’altra parte di fronte all’illegalità diffusa, De Luca usa la Polizia locale per quello che serve davvero: far rispettare il decoro pubblico, sradicare il far west urbano e restituire le strade ai cittadini onesti.

Da Salerno si alza un messaggio talmente forte da far tremare i vetri dei palazzi comunali di tutta Italia, specialmente quelli guidati dal Partito Democratico: un sindaco non è un passacarte. Non può abdicare alle proprie responsabilità delegando sistematicamente il contrasto all'illegalità alle Prefetture o alle sole forze dell’ordine statali, lavandosene le mani come un Ponzio Pilato in fascia tricolore. Il sindaco deve andare lì dove ci sono i problemi. E ci deve andare con decisione, senza chiedere scusa per il fatto di voler far rispettare la legge.

LO SCHIAFFO AI SINDACI DEL “MI PIACE”

​La vittoria d’immagine e di sostanza di Vincenzo De Luca è uno schiaffo a mano aperta, con tanto di anello pesante, proprio a quella sinistra. Soprattutto a quel Pd in cui alcuni modelli amministrativi, specialmente nel Meridione, stanno fallendo miseramente. ​Mentre De Luca controlla il cemento e caccia i parassiti della sosta selvaggia, i suoi colleghi di partito in giro per lo Stivale sembrano più inclini alla geopolitica del selfie, alla propaganda spicciola sui social e alla ricerca del “like” facile. Governano a colpi di hashtag, ma si dimenticano di ascoltare i cittadini, gli intellettuali liberi e quella stampa che non si piega al mainstream locale e che prova a raccontare il disastro delle periferie abbandonate.

C’è una lezione di realismo politico che la sinistra dei salotti rifiuta di digerire: la legalità non è un valore di destra. Se la sinistra regala l’ordine e la sicurezza ai propri avversari in nome di un finto buonismo, si condanna all’irrilevanza. De Luca, con la sua narrazione ruvida e i suoi metodi da lanciafiamme, dimostra che si può essere di sinistra senza essere degli smidollati. Resta da capire se i moderni leader progressisti preferiranno continuare a scattarsi foto con il filtro bellezza o se, per una volta, decideranno di sporcarsi le scarpe nel fango dei problemi reali.


di Alessandro Cucciolla