Ora tocca a Milano: tributo a Craxi non più rinviabile

La rotatoria intitolata a Bettino Craxi a Ferrara non è un episodio isolato, né il capriccio di qualche vecchio nostalgico. È, piuttosto, l’ennesimo tassello di un percorso già avviato da tempo: quello di una lenta ma costante restituzione storica a uno dei protagonisti più rilevanti dell’Italia repubblicana. Il 30 aprile 2026, data non casuale – anniversario della barbarie dell’hotel Raphael, il tristemente noto lancio delle monetine del 1993 – la città estense ha deciso di dedicare uno spazio della propria toponomastica a Craxi, riconoscendone il ruolo di uomo di Stato e di figura centrale della vita politica italiana, capace di dare peso internazionale al Paese nei momenti decisivi. Non una celebrazione acritica, ma un atto di memoria pubblica: il riconoscimento di una stagione politica che ha inciso profondamente sulla storia nazionale. Ferrara, in questo senso, non è un’eccezione. È solo l’ultima di una lunga lista di città italiane che hanno scelto di onorare Craxi con vie, piazze e giardini: segni concreti nella geografia urbana. Segni che raccontano una verità ormai difficile da ignorare: il giudizio storico su Craxi si sta progressivamente distinguendo dalle vicende giudiziarie che ne segnarono la fine.

Craxi fu leader del Partito socialista italiano e presidente del Consiglio negli anni Ottanta, protagonista di una fase in cui l’Italia cercò di affermare un ruolo autonomo nello scenario internazionale e di modernizzare le proprie strutture economiche e istituzionali. Ridurre quella parabola a una sola dimensione – quella tracciata dalle controverse inchieste di mani pulite – significa rinunciare a comprendere un passaggio fondamentale della nostra storia repubblicana. Eppure, mentre molte città italiane hanno già compiuto questo passo, ce n’è una che continua a mancare all’appello. Un’assenza che pesa più di qualunque altra: Milano. La città di Craxi. Il luogo dove la sua storia politica ha preso forma, si è consolidata e, infine, si è infranta. Milano non è una città qualsiasi: è il cuore simbolico e reale del socialismo riformista italiano, il teatro delle trasformazioni degli anni Ottanta ed è anche – inevitabilmente – il luogo in cui si è consumata la frattura di Tangentopoli. Proprio per questo, il silenzio di Milano appare sempre più come l'ennesimo tentativo di rimozione della storia.

È difficile immaginare che l’attuale amministrazione guidata da Giuseppe Sala possa farsi carico di questo passaggio. Le condizioni ideologiche e culturali non sembrano proprio esserci. Ma il tempo, come dimostra Ferrara, va in un’altra direzione. E allora lo sguardo si sposta inevitabilmente al futuro prossimo, alla prossima stagione amministrativa – ormai imminente – alla possibilità che anche Milano, finalmente, riesca a fare i conti con Craxi e a colmare questo vuoto. Non si tratta di una mera questione toponomastica. Si tratta di riconoscere la storia nella sua complessità. Di accettare che un Paese maturo è capace di distinguere, contestualizzare, ricordare senza cancellare. In questo senso, Ferrara ha fatto la sua parte. Altre città, prima e dopo, hanno fatto lo stesso. Adesso tocca a Milano.

Aggiornato il 04 maggio 2026 alle ore 09:42