Democrazie artificiali

Pare che l’intelligenza artificiale (AI, acronimo inglese) stia mettendo a repentaglio la democrazia, per adesso. Apprestandosi a distruggerla, a breve. Questo pensano in molti, temendolo. Pochi, al contrario, già auspicano di sostituire il naturale potere democratico, cioè del popolo, con il potere artificiale dell’intelligenza tecnologica, sottintendendo però non l’AI ma l’intelligence vera e propria, concepita come controllo “spionistico” generalizzato. Costoro, capeggiati da Peter Thiel, teorizzano apertamente che la giusta società esige l’intelligence che implica la sospensione delle regole del diritto; in altre parole, della libertà. La dottrina tecnopolitica dei Thiel, che vanno in giro per il mondo a blaterare del Demonio e dell’Anticristo mentre finanziano con miliardi di dollari capi politici i quali, essendo diabolici, si percepiscono nondimeno come il Cristo reincarnato, intravede la salvezza nella concentrazione del potere tecnologico, cioè AI e simili, con il potere politico, una concentrazione che costituirebbe il super potere più oppressivo della storia.

Chi paventa il pericolo incombente che l’AI renda artificiali le democrazie, nel senso di artefatte e manipolatorie, è preda di una preoccupazione reale: come preservare la genuinità della volontà popolare e metterla al riparo dagli inganni perpetrabili con applicazioni dell’AI, difficili da prevenire, scoprire e reprimere? Ma questa preoccupazione, a ben vedere, riguarda un problema che è nato con la democrazia stessa, perché, dove si vota, c’è compravendita di voti, in senso proprio e in senso figurato. Non bisogna essere candidi o addirittura illusi per confidare nel fatto che, come minaccia la sovranità popolare e il governo rappresentativo, così l’AI potrà fornircene le protezioni adeguate ed efficaci. Alla democrazia artificiale nel senso paventato si attagliano i concetti dei reati di truffa, frode e analoghi, anche perché in fondo proprio di crimini “politici” si tratta, mediante i quali viene distorto artificialmente/artificiosamente il rapporto tra rappresentanti e rappresentati, e gabbato chi sceglie e chi è scelto. Ovviamente, contro i mezzi tecnologici di offesa non bastano soltanto i mezzi tecnologici di difesa, se manca la prevalente dedizione alla causa e la ferma volontà politica di preservare la democrazia affinché, con le parole di Abraham Lincoln a Gettysburg, “il governo del popolo, attraverso il popolo, per il popolo, non scompaia dalla terra”.

Il pericolo esiziale delle democrazie artificiali, nel senso di asservite all’AI e ai suoi tecnocrati padroni, consiste dunque nella capacità e possibilità, che esse posseggono in massimo grado, di screditare il diritto naturale alla libertà degli individui, garantito dal sistema dei poteri separati e limitati, sottoposti a ferrei controlli e bilanciamenti (checks and balances). Perciò è la “libertà artificiale” che dobbiamo davvero scongiurare, perché essa, rifacendoci a Protagora, rappresenta una esemplare “antilogia”.  

Aggiornato il 04 maggio 2026 alle ore 10:30