Istituita il 3 maggio la Giornata per i giornalisti uccisi

La Giornata in memoria dei giornalisti uccisi è legge. L’anniversario cadrà ogni anno il 3 maggio, stessa data in cui ricorre la Giornata mondiale della libertà di stampa, e potrà, quindi, celebrarsi già questa domenica. Il via libera unanime e definitivo dell’aula del Senato al disegno di legge è arrivato ieri. Le associazioni di categoria plaudono alla decisione, ma esprimono perplessità sulla data scelta e ricordano che altri provvedimenti a favore della libertà di stampa aspettano di essere approvati da tempo. La legge prevede che lo Stato, le Regioni e gli enti locali promuovano iniziative di sensibilizzazione coinvolgendo scuole, università, associazioni di settore e l’Ordine professionale. La Rai, inoltre, dovrà dedicare spazi al racconto delle storie dei giornalisti caduti e il Dipartimento dell’Editoria dovrà pubblicare i nomi dei caduti sul proprio sito istituzionale.

“Il Governo – afferma la premier Giorgia Meloni – accoglie con grande soddisfazione l’approvazione unanime in Senato della proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa del loro lavoro. Un riconoscimento dovuto e atteso da molti anni. Da oggi in poi, ogni 3 maggio, l’Italia renderà omaggio a tutti quei giornalisti che hanno perso la propria vita per garantire il diritto dei cittadini ad essere informati, facendo arrivare i nostri occhi dove altrimenti non sarebbero arrivati, in Italia come all’estero”. La presidente del Consiglio pensa “a figure come Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Beppe Alfano, Giancarlo Siani, Walter Tobagi, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota, Dario D’Angelo, Antonio Russo, Enzo Baldoni, Andrea Rocchelli, Maria Grazia Cutuli, Almerigo Grilz. Uomini e donne che hanno messo la propria passione e la propria professionalità al servizio di tutti noi, e che tutti noi abbiamo il dovere di onorare”. Il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini è “riconoscente a tutti i giornalisti che hanno perso la vita per consentire alle nostre fondamenta democratiche di essere solide. Siamo e saremo sempre dalla parte dell’informazione, pilastro della nostra democrazia”. Per Paolo Emilio Russo (Forza Italia), primo firmatario della proposta, è “un segnale importante di attenzione a una categoria che ha dato un contributo prezioso alla nostra democrazia”. Come ricorda in aula il senatore dem Walter Verini, in vent’anni i cronisti uccisi sono stati circa 1.500.

Non mancano però le critiche. “Ringraziamo il Parlamento per aver istituito la Giornata – afferma la segretaria Fnsi, Alessandra Costante – ma vorrei ricordare che i giornalisti vivi attendono da anni un provvedimento sull’equo compenso, la cancellazione del carcere per la diffamazione e una norma contro le querele temerarie”. Secondo il presidente della Federazione della stampa Vittorio di Trapani è “giustissimo celebrare i caduti, ma la scelta della data è un errore. Il messaggio che passa è che la libertà di stampa da celebrare è quella dei giornalisti uccisi e quella rivendicata dai giornalisti vivi la oltraggiamo”. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli esprime “rammarico per lo spostamento dal decreto sicurezza a un disegno di legge della norma sulle aggravanti per le aggressioni e le minacce ai giornalisti. Auspico che il Parlamento approvi in tempi rapidi il provvedimento”.

Aggiornato il 30 aprile 2026 alle ore 17:09